15. Bioculture:
La morale di Sophie

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Tutti coloro che hanno condiviso la propria casa con dei gatti apprezzano la caparbietà che tali animali mostrano nel trattenere i propri bisogni, finché non ci sia una lettiera da raggiungere. Qualcuno potrebbe essere portato a pensare che un tale comportamento sia loro dettato da una norma morale che impone di non sporcare per casa per non infastidire. Sophie, una gattina salvata dalla bocca di una lince e da allora diventata un'ospite fissa di casa nostra, si trattiene, probabilmente sopportando una sensazione fastidiosa, sino a quando la sensibilità di chi la accudisce provvede a sostituire la lettiera sporca.

Eibl Micromega

Si potrebbe dunque supporre che i gatti sono dei soggetti morali, cioè capaci di assoggettarsi ad una norma che si oppone a soddisfare immediatamente un bisogno se questo reca disturbo agli altri. Ma per la stessa logica una qualsiasi scimmia sarebbe un soggetto immorale, o amorale, in quanto non si farebbe alcun problema, se accolta in casa, di espletare i propri bisogni stando appollaiata sopra un armadio o appesa al lampadario del salone. Ovviamente, in relazione a questo, gli uomini sono soggetti altamente morali in quanto, a casa, utilizzano abitualmente il bagno per il soddisfacimento delle stesse funzioni!
In genere sono ritenuti istintivi i comportamenti adottati in risposta a determinati stimoli sensoriali, a differenza di quelli morali, che vengono realizzati nella consapevolezza del loro conseguimento, all'interno di limitazioni che il soggetto si impone nell'interesse di un altro. Gatti e scimmie espletano i propri bisogni secondo modalità che sono espressione di specifici adattamenti, forgiati dai processi selettivi nel corso del tempo.
Per un cacciatore solitario, quale è il gatto, sotterrare gli escrementi rappresenta una maniera per nascondere la propria presenza ad una potenziale preda, favorendo così agguati ed atteggiamenti furtivi. Per una scimmia, che è solita indugiare tra i tanti rami della foresta, un tale comportamento appare superfluo e non è stato pertanto geneticamente codificato. Nelle popolazioni umane, non più avvezze da circa ventimila anni alla vita nomade, si sono selezionati comportamenti che impongono di mantenere pulite le proprie abitazioni. Tale adattamento si è realizzato in quanto accresce la fitness di chi lo attua, riducendo il rischio di diffondere germi infettivi e parassiti. Norme igieniche, imposte da un'autorità sanitaria, assecondando tale tendenza, che è adattativa in quanto in qualche modo codificata geneticamente, rafforzano i comportamenti virtuosi di chi, attenendosi alle regole stabilite, mantiene pulite le proprie case.
L'assoggettarsi ad una norma, in cui tendenzialmente la maggior parte della popolazione si riconosce, è considerato eticamente corretto. Ma continua ad esserlo anche quando l'imposizione di una regola è in qualche modo piacevolmente in sintonia con un comportamento che è già adottato abitualmente? Se istintivamente tendiamo a perdonare colui che, non avendo ottemperato ad un patto, mostra un sincero ravvedimento, tale nostro comportamento è da considerarsi altamente morale? D'altronde perché i comportamenti che rientrano nella sfera degli atti morali non dovrebbero essere adattativi, cioè il prodotto di processi controllati dalla selezione naturale?
In relazione a questo possiamo distinguere, tra i comportamenti, quelli generalmente perseguiti dalla maggior parte della popolazione e quelli che sono soggetti, all'interno di essa, ad una notevole variabilità di manifestazioni. I primi sono ottimizzati, cioè la selezione naturale li ha favoriti in quanto, a parità di costi energetici, assicurano il maggior rendimento possibile. Così quasi tutti i gatti, all'interno di un'abitazione, tendono ad usare la lettiera; un tale comportamento è il frutto di un processo naturale selettivo che ha operato presso le popolazioni di gatti selvatici, probabilmente in risposta ad esigenze di predazione e che, adottato dai gatti domestici, li fa apparire virtuosi, come se fossero moralmente protesi a rispettare la norma che impone di non sporcare dentro casa.
Non tutte le risposte comportamentali che in qualche modo rimandano ad una regola, appaiono ottimizzate e, in quanto tali, perseguite dalla maggior parte della popolazione. Atti come la fedeltà, l'onestà, la generosità e tanti altri ancora sono espressi dai vari soggetti con intensità differente, spesso contraddittoria, lasciando spazio, in determinate situazioni, ai loro opposti come l'inganno, la disonestà, la viltà o l'ingordigia. La volubilità di tali atti è tuttavia anche essa adattativa, cioè codificata geneticamente, e trova una probabile origine nei processi selettivi governati dalla selezione sessuale. Questo processo evolutivo infatti favorisce la diversità e la plasticità delle risposte comportamentali, ponendo, quale elemento caratterizzante, la necessità di espletarle attraverso una scelta. Essa non va comunque solo riferita a quella del partner ma ad una serie di altri aspetti in qualche modo connessi alla pratica dei corteggiamenti.
Le norme morali che maturano in tale contesto rispondono a motivazioni quali quelle che impongono di essere coraggioso in certe situazioni e di mostrarsi più prudente in altre. Soprattutto si afferma il principio della reciprocità che ci impone di essere generoso con chi lo è stato con noi, ma di punire chi non ci ha ricambiato il favore ricevuto, essendo noi comunque sempre pronti a perdonare chi si è ravveduto. Tra i pipistrelli vampiri, che abitudinariamente occupano lo stesso sito nella grotta che li ospita, è consuetudine rigurgitare del sangue al compagno di posatoio, perché il favore viene puntualmente ricambiato appena se ne manifesta la necessità.
I comportamenti etici che attengono ai processi governati dalla selezione sessuale presuppongono che nessuno di essi possa affermarsi in forma pura, nel senso che in una popolazione difficilmente tutti gli individui si mostreranno ugualmente coraggiosi o generosi, vigliacchi o avari, essendo le due forme opposte continuamente soggette ad invadersi reciprocamente. In genere i processi selettivi favoriranno comportamenti etici equilibrati, essendo questi evolutivamente più stabili.
Nella complessa organizzazione sociale umana da ciascuna persona è talora sollecitata l'assunzione consapevole di una norma morale che spesso si caratterizza per essere in contrapposizione con una consuetudine istintiva, filogeneticamente determinata.
questo il terreno degli imperativi categorici per cui occorre agire seguendo la propria etica solo quando la si ritiene degna di diventare una legge generale. L'adesione a tale norma si realizza nella piena consapevolezza del soggetto ed è un esclusivo requisito dell'animale uomo, frutto di un processo culturale in cui tuttavia l'elemento adattativo sta proprio nella predisposizione ad accettare di assoggettarsi ad una tale regola morale, anche se essa è in contrasto con altri comportamenti istintivi. Così, rinunziare ad una porzione di cibo in favore di un altro soggetto che ne ha più bisogno denota doti morali di generosità ed altruismo.
Tali atti tuttavia non sono un'esclusività della specie umana, in quanto molti esempi di generosità che comportano la sopportazione di sacrifici e di rinunce a vantaggio di altri sono presenti in molti gruppi animali. Essi denotano l'esistenza di adattamenti altruistici che, anche se si sono affermati in un contesto di reciprocità controllata, nei fatti hanno smentito la visione di un mondo animale rosso nei denti e negli artigli, privo o incapace di atteggiamenti morali.
E se per giudicarli tali, manca la consapevolezza e la prevedibilità della loro esecuzione, elemento che caratterizza gli atti morali umani, spesso si trascura il fatto che molti di questi ultimi sottendono adattamenti affermatisi nell'ambito di processi evolutivi che condividiamo almeno con le altre specie a noi, per filogenesi, più vicine.
Il sacrificio della vita che un genitore talora compie per salvare un proprio cucciolo, o un familiare, risponde ad una norma morale che si è imposta in molti gruppi animali senza alcun contraccambio sul piano della reciprocità. Una cerva o una lepre difendono a costo della vita i propri figli da cui tuttavia si allontanano appena questi sono in grado di badare a se stessi. La condivisione di un patrimonio genetico che si ha in questi casi, non sminuisce il significato altamente morale di tale atto, così come l'adesione ad un imperativo categorico non è diminuita dalla consapevolezza che vi possa essere una predisposizione genetica a farlo.
Se si è spontaneamente e piacevolmente portati ad prendersi cura del prossimo, rinunciando per questo a dei benefici personali, non è che, per tale ragione, l'azione compiuta non sia altamente morale non essendo in contrasto con una vocazione innata all'egoismo. E lo stesso giudizio permane anche se si evidenzia come un tale comportamento morale possa accrescere la fitness di chi lo mette in atto, in quanto può trovarsi ad essere scelto da un potenziale partner, attratto proprio dalla manifestazione di un tale atto di generosità.
L'affermazione, tra gli esseri umani, di un linguaggio scritto e parlato li ha resi particolarmente sensibili a recepire e veicolare norme morali, necessarie ad assicurare la convivenza in strutture sociali altamente complesse che, a differenza di quelle che, ad esempio, caratterizzano il mondo delle formiche o delle api, ottimizzate dalla selezione naturale in una gerarchica suddivisione dei ruoli, sono continuamente sottoposte, analogamente a quanto si ha in altre società di vertebrati, ai capricci della selezione sessuale ed ai suoi esuberanti artifizi.
Da tempo si avverte il bisogno di un governo democratico delle società umane a livello globale: la stessa creazione delle Nazioni Unite ne è testimonianza. Esso dovrebbe garantire l'affermazione di principi etici generali che la millenaria storia dell'uomo in parte già racchiude nei suoi tabernacoli culturali, come piccole perle in un oceano di nefandezze. Essi vanno arricchiti di una nuova sensibilità imperniata sulla necessaria convivenza anche con gli altri organismi viventi, in una molteplicità di paesaggi ecologici capaci di assicurare a tutti il pieno svolgimento dei processi selettivi naturali.
Molti dei comportamenti morali, come la generosità o l'obbedienza, non possono tuttavia prescindere dal contesto in cui si esercitano, e spesso sottendono adattamenti genetici affermatisi, nel tempo, sul terreno dei corteggiamenti sessuali. In quanto tali, essi sono continuamente sottoposti ad una scelta, elemento che caratterizza i processi connessi alla selezione sessuale, rendendosi quindi poco adatti ad assumere una valenza universale.
Le società umane non possono pertanto rinunciare alla presenza corposa di una molteplicità di governi locali che, nel rispetto categorico delle norme etiche di carattere generale, fondate sulla reciprocità, possano assicurare una diversità di atteggiamenti anche nei confronti di altre norme morali che sono il frutto di storie culturali differenti.
L'esigenza di avere norme etiche a valenza universale in una molteplicità di altre norme a valenza locale può essere esemplificata da alcune considerazioni. Se dovessimo constatare che, a seguito di una inadeguata alimentazione, gran parte dell'umanità ha il diabete, cioè è divenuta incapace di metabolizzare gli zuccheri, parleremmo di un'anomalia diffusa in quanto l'adattamento acquisito geneticamente è quello che conferisce la possibilità opposta.
Ma se constatiamo, come realmente avviene, che solo alcune popolazioni locali sono capaci di digerire il lattosio e, quindi, di nutrirsi di latticini, non parleremmo di anomalia ma di una diversità di adattamenti che si sono realizzati nel corso di differenti processi storici a cui tali popolazioni sono andati incontro.
Nel primo caso una regola generale ci suggerisce di intervenire per ripristinare un processo alterato, nel secondo va salvaguardata la diversità biologica.
Anche nei confronti delle norme morali sarebbe opportuno seguire tale regola, facendo convivere relativismo culturale e principi etici di valenza universale.

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