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40 Cultura & Società
Hiroshima mon amour
articolo di Giovanna Corchia

Hiroshima   Hiroshima mon amour
Marguerite Duras
Gallimard
Anno 1993
Pagine 155
Hiroshima mon amour.
ScÚnario et dialogues

Alain Resnais
Gallimard
Anno 1960
Pagine 160
  Hiroshima

Un accostamento a prima vista impossibile tra Hiroshima e l'amore

Quando insegnavo in un liceo proponevo alle mie classi di IV e di V la lettura della sceneggiatura di Hirishima mon amour, seguita dalla visione del film; questo per diverse ragioni, di cui la princpale era saper andare a fondo di avvenimenti certo lontani ma anche indispensabili per la crescita interiore dei miei alunni... In quanto insegnante mi sentivo responsabile della loro educazione

Da quando sono in pensione continuo a sentirmi responsabile come prima nei confronti degli altri, perciò propongo ancora le mie riflessioni...
Comincerò con una domanda: Perché Marguerite Duras e Alain Resnais hanno concepito un film come Hiroshima mon amour, così diverso da qualsiasi altro film, su una pagina di storia che ha segnato così profondamente il XX secolo?

Ci saremmo aspettati un film documentario sulla distruzione, la morte provocate dalla bomba atomica sganciata su Hiroshima il 6 agosto 1945 e, tre giorni dopo, il 9 agosto, su Nagasaki. Ma la tesi di M.Duras e di A.Resnais è che è impossibile capire l'orrore attraverso l'orrore. Le immagini, anche le più scioccanti, non resterebbero a lungo impresse nella memoria, allo stesso modo dei dati statistici: le cifre non parlano. Ne siamo colpiti senza con ciò capire sino a che punto racchiudano l' assurdo.

Ecco allora la scelta d'inserire la lezione di Hiroshima in una storia personale, di una donna, lei, la Francese, e di un uomo, lui, il Giapponese. un'attrazione molto forte, una comunione perfetta di due corpi e di due anime, a Hiroshima, una città esemplare, poiché è una città che la morte ha impresso nella memoria.

Lei è a Hiroshima per girare un film sulla pace, lui, il Giapponese, è ingegnere o architetto. Non saranno chiamati con il loro nome, ma semplicemente Lei, Lui. Noi spettatori, liberati dall'impossibilità di capire Hiroshima, un monumento del vuoto, potremo avvicinarci alla loro storia personale, e capire, forse, attraverso la loro storia, il sacrilegio di cui Hiroshima è stata vittima, una vittima indifesa, inerme: era bello, quel giorno, il cielo era interamente terso, il bersaglio era ben visibile.

Lei è tutte le donne vittime dell'assurdo: l'amore, la vita violati.
Lui è tutti gli uomini vittime dell'assurdo : una città intera violata.

Prima di presentare il contenuto di Hiroshima mon amour riprendo due parole chiave di questa storia: memoria, oblio e, al fine di comprenderne a fondo la forza, richiamo le parole di uno scrittore armeno, testimone di altre pagine di orrore dell'uomo contro l'uomo:
«Se è vero che il mondo non progredisce senza l'oblio, è anche vero che senza la memoria diventa peggiore.»
La sceneggiatura si compone di cinque parti a cui ho dato un titolo.

Parte I Un incontro come tanti altri, ma a Hiroshima

Sullo schermo appare il fungo atomico, lo spettatore deve avere l'impressione di vedere e di ri-vedere questa immagine. Vederla per la prima volta con tutta la sua violenza distruttiva, ri-vederla, cioè tirarla fuori dall'oblio in cui si era rintanata. A poco a poco l'immagine si precisa, non sono vittime smembrate che appaiono ma due corpi uniti nel sudore dell'amore soddisfatto
Con tono recitativo, come un lamento, lei dice che ha visto tutto a Hiroshima, tutto; lui risponde che lei non ha visto niente a Hiroshima, niente. Sullo schermo passano corpi mutilati, bambini allucinati, giovani uniti nell'attesa della... loro morte.
Sono le immagini scioccanti dei primi giorni dell'apocalisse di Hiroshima, lei le ha viste tutte, come anche i musei, le ricostruzioni. I turisti piangono, dice.
Riusciamo così a capire perché il Giapponese neghi ciò che lei dice: nessuna ricostruzione, nessuna può far capire ciò che nasconde di sofferenza, le lacrime dei turisti neppure.
Ogni ricostruzione dell'assurdo resta sempre un artificio, un'illusione e, anche se si piange, non si è che turisti... Tutto questo è pura «astrazione, scenari d'opera».
Hiroshima sullo schermo: un nuovo deserto, senza relazione con gli altri deserti del mondo, e i bambini martiri e i sopravvissuti provvisori di Hiroshima: di fronte a loro ogni immaginazione impossibile, dice lei. Un messaggio mi sembra che meriti di essere ripreso qui:

Lei
Contro chi la collera di tutte le città?
La collera di tutte le città, che lo vogliano o no, contro l'inuguaguaglianza posta come principio da certi popoli contro altri popoli, contro l'inuguaglianza posta come principio da certe razze contro altre razze, contro l'inuguaglianza posta come principio da certe classi contro altre classi.
E il tono recitativo cessa d'un tratto e lei si lascia trasportare dalla forza dell'amplesso:
Io t'incontro
Io mi ricordo di te
Chi sei?
Tu mi uccidi
Tu mi fai del bene
... Questa notte così simile alle altre al punto da confondersi.
A chi si rivolge, chi è il destinatario, vicino e lontano, rievocato ora? Di quale ricordo parla? Altre sensazioni intense si agitano nel profondo:

Lei
C'eri, tu, a Hiroshima...?

Lui
No... naturalmente
La mia famiglia, sì, era a Hiroshima, io ero in guerra.

A questo punto lo spettatore dispone di una chiave di comprensione ulteriore nelle parole del Giapponese: Non hai visto niente a Hiroshima, niente.
Le chiede perché è a Hiroshima, lei lo informa che è là per girare un film sulla pace, prima era a Parigi e, prima ancora, a Nevers, non pronuncia di getto questo nome di città, una pausa, dice Nevers e poi lo ripete Ne-vers.È come se risentisse questa parola dimenticata, nascosta, rimossa nell'angolo più remoto della sua anima.
Lo spettatore sensibile inizia a capire che un filo lega Hiroshima e Nevers, Ne-vers in Francia. Dice infine:
A guardar bene, credo che si capisca.

Parte II - Hiroshima e Nevers, due città così lontane, eppure così vicine

Un gioco di luce illumina la mano del Giapponese mentre dorme, lei è in piedi e il suo sguardo è catturato da questa mano che si muove al sole, d'un tratto il corpo di un giovane soldato agonizzante ferisce il suo sguardo, uno scambio verbale cancella l'immagine e le ombre nei suoi occhi.

Lui
Cos'era, per te, Hiroshima in Francia?
Ecco le associazioni che fa:
La fine della guerra
Lo stupore che si fosse osato
Lo stupore che si fosse riusciti
E poi l'inizio di una paura sconosciuta (È la fine dell'Umanità?) E poi ancora l'indifferenza, la paura dell'indifferenza. Ecco una parola che ci riguarda tutti: l'indifferenza che porta con sé l'abitudine, l'abitudine al male.
Il giorno di Hirishima lei aveva 20 anni, lui 22, e, parlando, scoprono di parlare la stessa lingua, una comunione profonda delle loro anime e dei loro corpi:
Conoscersi a Hiroshima, non succede tutti i giorni.
Continua a farle domande, le chiede dove era il giorno di Hiroshima, lei dice che aveva appena lasciato Nevers e questo nome è pronunciato ancora.
Impossibile non cogliere la forza evocativa di Nevers .
Nel corso del dialogo lo informa che partirà l'indomani, lui le chiede se è per questo che lo ha fatto salire nella sua camera. Lei risponde che lei è di dubbia moralità ed ecco il senso che dà a questa affermazione: Dubita della morale degli altri, i cosiddetti benpensanti, pronti a giudicare una ragazza che ama un nemico della patria, pronti a raparla per aver amato un giovane soldato tedesco, tutti degli eroi senza immaginazione che sembrano non aver mai provato fremiti di amore.
Impossibile capire la cattiveria e la stupidità degli uomini. A Nevers è stata folle, folle di cattiveria e aggiunge : Anche questo tu devi capirlo.
Impossibile spiegare la follia; la follia, come l'intelligenza, non è che un lampo, una comprensione improvvisa che scompare subito dopo perché tutto rientri nell'ordine apparente del mondo.
Ma come è potuta uscire dalla follia? La sua risposta:
A poco a poco è passato. E poi quando ho avuto dei figli... obbligatoriamente.
Il rumore copre queste parole e lei è costretta a ripeterle: continuare a vivere per i suoi figli, la speranza che rappresentano, dei figli da proteggere...
Si separano, deve girare l'ultima scena del film sulla pace.

Parte III - Mai più Hiroshima. E poi è morto

A questo punto della storia bisogna ricordare in breve che cos'è Nevers per lei, bisogna ritrovare il filo che permetterà di capire, almeno il tempo di una folgorazione improvvisa, la lezione di Hiroshima attraverso la lezione di Nevers. Questo si precisa poco per volta poiché tutto è stato sepolto in fondo al cuore della Francese.
Il film sulla pace, uno dei tanti filmi edificanti, di cui non ci dobbiamo beffare, ma non è il punto dove bisogna cercare, assisteremo infatti allo smontaggio di questo film. Vi è un piccolo dettaglio sul quale bisogna fermarsi, si tratta di un errore di ortografia che è stato conservato volontariamente : inteligenza scientifica, un pannello nella sfilata conclusiva del film contiene questo messaggio: Questo prestigioso risultato (cioè le bombe H e A) fa onore all'inteligenza scientifica dell'uomo.
Ma è biasimevole che l'intelligenza politica dell'uomo sia 100 volte meno sviluppata della sua intelligenza scientifica.
E ci priva della possibilità di ammirare l'uomo a questo proposito.
Ogni commento è superfluo.
S'incontrano ancora da lui e siamo informati, ma è un dettaglio immaginabile, che sono tutti e due felici nella loro vita coniugale: una storia di adulterio sarebbe una storia banale. Questo incontro è straordinario, poiché ha luogo a Hiroshima, una città che la morte ha preservato, tra due esseri che la cattiveria e la stupidità degli uomini hanno parimenti ferito.
È lui a farle domande sull'uomo che amava, se era francese; lei rievoca il cuore in festa, gli incontri notturni, il matrimonio di Nevers: la sua nascita all'amore, un sentimento nuovo, che la sorprende...
Non resta loro che poco tempo, ma lungo per lei, ha paura, paura che Nevers possa rinascere con la sua follia, lui le dice che non deve aver paura.

Parte IV - Il miracolo della rinascita di Nevers

Sono in un caffè americanizzato Poche ore prima della loro separazione definitiva. È ora che si produce il miracolo: la rinascita di Nevers. Le prime parole pronunciate:
Non vuol dir niente, in francese, Nevers, d'altro?
Lei rievoca Nevers, una piccola grande città, un bambino può farne il giro, dice:
Sono nata a Nevers, ho imparato a leggere a Nevers, ed è là che ho avuto vent'anni.
E gli parla della Loira, della sua luce dolce. E poi è la cantina ad emergere, la sua umidità e si vede ancora il giovane soldato agonizzante sul marciapiede.
La vergogna dei suoi genitori, si preferisce darla per morta; le sue grida di notte, le mani sanguinanti contro i muri della cantina.
È là che compie vent'anni: la madre scende per abbracciarla, lei sputa sul viso della madre: perché averla messa al mondo? Perché?
I giorni passano,la gente passa sulla sua testa, nessuno sa che è in quella cantina.
Lui è vicinissimo a lei, s'identifica al giovane soldato tedesco: chi ha sparato su di lui? Qualcuno da un giardino, un bell'esempio di stuipidità mascherata da gesto eroico.
E poi la tosatura, ma per lei il lieve rumore delle forbici, è solo una distrazione, per evitare di sprofondare nella follia. Era rimasta sul corpo agonizzante del suo amore tedesco ore e ore:
Quanto ci mettevi a morire!
I giovani che la rapano a zero, anche loro degli eroi senza immaginazione.
Lei dice la sua impossibilità di affrontare il giorno defunto:il tempo corre a precipizio, talora; il tempo di un incontro felice, i brevi istanti della felicità e poi la sua lenta ricaduta monotona.
Ma bisogna continuare a vivere, come? Cosa potrebbe esserle di aiuto?
E ancora una volta sono i bambini che l'aiutano ad uscire dall'imprigionamento: una biglia entra nella cantina, la prende, la passa sulle labbra, è rotonda, calda, perfetta, la lancia, gioca, ha paura di non ritrovarla più, vuole tenerla, poi la restituisce ai bambini fuori:
[Il mondo salvato dai ragazzini, D.Maraini]
Hiroshima e questo fratello nell'esperienza del mondo, il Gipponese, hanno reso possibile questo miracolo, la rinascita di Nevers, una memoria inconsolabile, ma anche un oblio indispensabile a causa dei bambini.

Parte V - Il gusto di un amore impossibile: Nevers-Hiroshima

Ritorna nella sua camera d'albergo, sconvolta, si guarda nello specchio, sembra in preda alla follia, non capisce come abbia potuto raccontare ciò che non era raccontabile: è l'aurora dei condannati, lei, una scampata alla morte. Lei non è morta quel giorno, il suo essere in vita ci permette di capire, forse, il legame tra Hiroshima - Nevers, Hiroshima mon amour...

Elle
Che chi non è mai andato in Baviera osi parlarle dell'amore. Quattordici anni che non avevo ritrovato...il gusto di un amore impossibile.

Doveva partire quel giorno in Baviera, ma qualcuno aveva sparato da un giardino.
Che imbecillità un mondo in cui si mette a morte l'amore!
Ancora parole da riprendere:

Desidero non avere più una patria. Ai miei figli insegnerò la cattiveria e l'idifferenza, l'indifferenza e l'amore della patria degli altri sino alla morte.

Mi ricordo di te, questa città era fatta alla taglia dell'amore.
Nevers che ho dimenticata, vorrei rivederti questa sera...

Ultime parole dette:

Lei
Hi-ro-shi-ma. È il tuo nome.

Lui
È il mio nome. Sì.
Il tuo nome è Nevers
Ne-vers-en-Fran-ce.

Se anche noi riusciamo a capire l'impossibilità di capire l'assurdo, et, al tempo stesso, l'obbligo morale di sottolineare tutta la sua ampiezza, possiamo sentirci riconfortati: lo sforzo di Marguerite Duras et di Alain Resnais non è stato inutile.
E per concludere due domande di cui lascio a voi la risposta
Bisogna avere una memoria inconsolabile?Bisogna cancellare tutto?
Una risposta possibile ce la suggerisce lei:
Bisogna evitare di pensare alle difficoltà che presenta il mondo, talvolta. Altrimenti, diventerebbe irrespirabile.

Didascalia questa ultima frase è detta in un «soffio»

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