dal sito Web: http://www.alateus.it

Estratto del testamento
di Jean Meslier

fatto da Voltaire
ovvero
Considerazioni del Curato di ╔trépigni e di But, dedicate ai suoi parrocchiani.

Anno di grazia 1733

* * *
Premessa

Prima prova; elenco dei motivi che hanno condotto gli uomini a creare una religione.
Capitolo 1: Le religioni (prima parte)
Seconda prova; elenco degli errori della fede.
Capitolo 1: Le religioni (seguito)
Capitolo 2: I miracoli
Capitolo 3: Coincidenze tra antichi e nuovi miracoli
Terza prova; la falsitÓ della religione ed elenco delle pretese visioni e delle rivelazioni divine.
Capitolo 4: La falsitÓ della religione cristiana
Capitolo 5: Le sacre scritture
ž 1 - L'antico Testamento
ž 2 - Il Nuovo Testamento
Quarta prova; elenco degli errori di dottrina e di morale
Capitolo 6: Gli errori della dottrina e della morale

Premessa

Fratelli miei, voi conoscete bene il mio disinteresse; io non ho mai sacrificato le mie convinzioni ad un qualsiasi vile profitto.
Se ho abbracciato una professione tanto contraria alle mie convinzioni non e' stato per cupidigia: ho obbedito ai miei parenti.
Avrei voluto chiarirvi le cose prima, se avessi potuto farlo impunemente.
Ora pero' vi chiamo a testimoni di cio' che dico. Io non ho mai svilito il mio ministero esigendo quelle prebende che ad esso competono.

Lo sa il cielo quanto io abbia sempre grandemente disprezzato coloro che deridono la semplicita' della povera gente; quella gente cieca che dona pietosamente considerevoli somme di denaro per acquistare delle preghiere.
Quanto e' orribile questo monopolio!

Io condivido il vostro disprezzo per quelli che s'ingrassano con i vostri sudori e con le vostre pene, giustificandosi con i loro misteri e le loro superstizioni; detesto la loro insaziabile cupidigia e l'indegno divertimento che i loro simili prendono col beffarsi dell'ignoranza di quelli che pure hanno cura di mantenere in tale stato di cecita'.

Che essi si accontentino di rallegrarsi della loro agiatezza ma evitino almeno il moltiplicarsi degli errori, abusando della pieta' cieca di coloro che, a causa della loro semplicita', procurano loro una esisenza tanto comoda.

Fratelli miei, dovete senza dubbio rendermi la giustizia che mi e' dovuta: la partecipazione che ho avuto per le vostre pene mi salvi almeno dai vostri sospetti.
Quante volte mi sono fatto carico gratuitamente delle funzioni del mio ministero!
Quante volte mi sono sentito afflitto per non avervi potuto soccorrervi con la sollecitudine e con l'abbondanza che avrei sperato fare!
Non vi ho sempre dimostrato che ero piu' felice di dare piuttosto che ricevere?

Ho sempre evitato scrupolosamente di indurvi alla bigotteria; e vi ho sempre parlato abbastanza poco, per quanto mi era possibile, dei nostri sciagurati dogmi.
Bisognava comunque che mi occupassi, come curato, del mio ministero. Ma quanto non ho sofferto in silenzio tutte le volte che ero obbligato a predicarvi quelle pie menzogne, che dentro di me detestavo!

Quanto disprezzo non ebbi per il mio ministero e, in particolare per quelle messe superstiziose e per quelle ridicole somministrazioni di sacramenti; sopratutto quando ero costretto a farlo con una certa solennita' che ingannava la vostra pieta' e tutta la vostra buona fede!
Quanti rimorsi ho per avere eccitato la vostra credulita'!
Molte volte sono stato sul punto di ribellarmi pubblicamente e aprire i vostri occhi, ma un timore superiore alle mie forze mi ha sempre trattenuto e mi ha obbligato al silenzio sino alla morte.

Capitolo 1 (prima parte)
Le religioni

Non c'e' nessuna particolare setta religiosa che non pretenda di essere sicuramente fondata sull'autorita' di un Dio, e che non pretenda di essere esente da tutti gli errori e dalle menzogne che si trovano nelle altre.

Ci sono di quelli che pretendono di basare la verita' della loro setta lasciando intendere che essa e' di istituzione divina, con prove e testimonianze chiare e convincenti, in mancanza delle quali e' d'obbligo convenire che esse sono soltanto invenzioni umane, piene di errori e di sciocchezze.
In quanto si puo' ritenere che un Dio onnipotente, infinitamente buono, che fosse intenzionato a dare delle leggi e dei comandamenti agli uomini, avrebbe certamente voluto che le stesse portassero dei segni di verita' piu' sicuri e piu' autentici che non quelli riportati da una grande massa di impostori.

Ora non c'e' nessuno dei nostri cristicoli (1), a qualsiasi setta apppartengano, che siano in grado di dimostrare, con chiare prove, che la loro religione sia sicuramente di origine divina; e per provare cio' sono, da parecchi secoli, in polemica e in lotta gli uni contro gli altri, tanto da giungere alle persecuzioni, con fuoco e sangue, per sostenere le loro opinioni.
Ma sino ad ora non c'e' stata ancora nessuna parte di essi che abbia potuto convicere e persuadere le altre per mezzo di tali testimonianze di verita'.
Questo non sarebbe sicuramente accaduto se da una parte o dall'altra ci fossero delle ragioni o delle prove chiare e sicure di una volonta' divina.
Perche' in questo caso nessuna persona di qualsiasi setta religiosa, se illuminata ed in buona fede, potrebbe pretendere di mantenere e favorire l'errore e la menzogna, ma al contrario, ciascuno da parte sua, vorrebbe sostenerne la verita'.
L'unico vero modo di bandire tutti gli errori, e di riunire tutti gli uomini in pace, uniti dagli stessi sentimenti ed in una stessa forma di religione, sarebbe di produrre queste prove e queste convincenti testimonianze di verita', e dimostrare che tale religione e' veramente di istituzione divina, al contrario delle altre.

Solo allora ognuno si arrenderebbe a queste verita' e nessuno oserebbe azzardarsi a combattere queste testimonianze, ne a sostenere la parte dell'errore e della impostura in quanto sarebbe tacitato dalle prove contrarie; ma siccome queste prove non si trovano in nessuna religione, questo consente agli impostori d'inventare e di sostenere sfrontatamente qualsiasi tipo di menzogna.

Capitolo 1 (seguito)
Le religioni

Eccovi dunque delle prove che vi faranno vedere ancor piu' chiaramente la falsita' delle religioni umane e sopratutto la falsita' della nostra.

Tutte le religioni che pongono a loro fondamento dei misteri, e che utilizzano per regolare la propria dottrina e la propria morale, un principio d'errore (che e' poi una fonte funesta di turbamenti e di eterne divisioni fra gli uomini), non possono essere vere religioni ed essere di origine divina. Ora le religioni umane ed in particolar modo quella cattolica, pongono a fondamento della loro dottrina e della loro morale un principio d'errore.
Dunque ecc., ecc.

Io non vedo come si possa negare la prima proposizione di questo argomento: essa e' troppo chiara e troppo evidente per poterne dubitare.

Passiamo all'esame di una seconda proposizione, quella che dice che la religione cristiana pone, come base della sua dottrina e della sua morale, cio' che essa chiama fede, vale a dire una credenza cieca, ma comunque stabilita ed assicurata da qualche legge, da qualche rivelazione divina o da qualche divinita'.

Occorre necessariamente che essa presupponga cosi', in quanto e' proprio questa credenza in qualche divinita' e in qualche rivelazione divina che fornisce tutto il credito e tutta l'autorita' che essa ha nel mondo; senza questo non ci sarebbe alcuna base per cio' che viene prescritto.
E' questo il motivo per cui tutte le religioni raccomandano espressamente a tutti i loro seguaci di essere saldi nella loro fede.

Da questo deriva che tutti i cristicoli stabiliscono, di massima, che la fede e' l'inizio ed il fondamento della salvezza e che e' la radice di ogni giustizia e di ogni santificazione; come d'altronde e' stato sottolineato anche nel concilio di Trento (sess. 6, cap.VIII).

Ora e' evidente che una credenza cieca in tutto cio' che viene proposto sotto il nome e l'autorita' di Dio e' solo un fondamento di errori e di menzogne.

A riprova di questo c'e' il fatto che non esiste, in materia di religioni, nessun impostore che non pretenda di coprirsi col nome dell'autorita' di Dio, o di dirsi particolarmente ispirato ed inviato da Dio stesso.
Non solo questa fede e questa credenza cieca, che essi pongono alla base della loro dottrina, e' una fonte di errori, ecc., ma essa e' anche una fonte funesta di turbamenti e di divisioni tra gli uomini per la conservazione della loro stessa religione. Non c'e' nessuna malvagita' che essi non compiano, gli uni contro gli altri, in nome di questi speciosi pretesti.

Non e' credibile che un Dio onnipotente, infinitamente buono e saggio, abbia voluto servirsi di tali mezzi e di una via cosi' ingannevole per manifestare le sue volonta' agli uomini: perche' questo sarebbe manifestamente un volerli indurre in errore e tendere loro delle trappole per convincerli ad abbracciare il partito della menzogna.
Analogamente, non e' credibile che un Dio che dovrebbe amare l'unione e la pace, il bene e la salute degli uomini, abbia potuto stabilire per fondamento della sua religione, una fonte fatale di disordini e di eterna divisione. Quindi simili religioni non possono essere veritiere ne essere state stabilite da Dio.

Ma vedo bene che i nostri cristicoli non mancheranno di ricorrere ai loro pretesi motivi di credibilita' e diranno che, malgrado la loro fede e il loro credo siano in un certo senso ciechi, essi sono comunque sostenuti da testimonianze di verita' tanto chiare e convincenti che sarebbe non solo imprudenza ma vera temerarieta' ed una grande pazzia il non volersi loro sottomettere.
Normalmente riassumono tutti i loro presunti motivi in tre o quattro punti:

- Il primo punto lo ricavano dalla pretesa santita' della loro religione, che condanna il vizio e favorisce la pratica della virtu'. La loro dottrina e' tanto pura e tanto semplice, a quanto dicono, che e' lampante come essa non possa provenire che dalla purezza e dalla santita' di un Dio infinitamente buono e saggio.

- Il secondo motivo di credibilita' lo traggono dall'innocenza e dalla santita' della vita di coloro che l'hanno abbracciata con amore e difesa sino a soffrire la morte e i tormenti piu' crudeli piuttosto di abbandonarla, e quindi non e' pensabile che personaggi tanto grandi si siano lasciati ingannare sul loro credo, che abbiano rinunciato a tutti gli agi della vita e che si siano esposti a tante crudeli persecuzioni pur di perseverare in tanti errori e imposture.

- Essi traggono poi il terzo motivo di credibilita' dagli oracoli e dalle profezie, rese a loro favore in tempi assai lontani, e che pretendono si siano adempiute sempre a loro favore, tanto da non poterne dubitare.

- Infine il quarto motivo di credibilita', considerato il principale di tutti, lo traggono dalla grandezza e dalla moltitudine di miracoli fatti, in tempi diversi ed in tanti luoghi, a favore della loro religione.

Ovviamente e' facile respingere tutti questi vani ragionamenti e mettere in luce la falsita' di tutte queste testimonianze in quanto:

1░ - Gli argomenti che i nostri cristicoli portano a favore dei loro pretesi motivi di credibilita' possono, allo stesso tempo, essere usati per stabilire e confermare sia la menzogna che la verita', poiche' si vede in effetti che non esiste alcuna religione, per quanto falsa possa essere, che non pretenda di appoggiarsi su analoghi motivi di credibilita'; non ne esiste nessuna che non pretenda di avere una dottrina sana e veritiera la quale, a modo suo, non condanni tutti i vizi e non raccomandi la pratica di ogni virtu'.
Non ne esiste alcuna che non abbia avuto dei dotti e zelanti difensori che hanno sofferto pesanti persecuzioni per difendere la loro religione; e infine non ne esiste alcuna che non pretenda di avere avuto prodigi e miracoli che non siano stati fatti a proprio favore.

I musulmani, gli indiani, i pagani ne riportano, a favore delle loro religioni, almeno quanto i cristiani.
Se i nostri cristicoli facessero l'elenco dei loro miracoli e delle loro profezie si accorgerebbero che ne troverebbero altrettanti nelle religioni pagane.
In tal modo il vantaggio che si potrebbe dedurre da tutti questi pretesi motivi di credibilita' e' pressocche' uguale a quello di tutte le altre religioni.
Stando cosi' le cose, come tutte le storie e le pratiche di ogni religione dimostrano, ne consegue naturalmente che tutti tali pretesi motivi di credibilita', dei quali i nostri cristicoli tanto si vantano, si trovano in ugual misura in ogni altra religione, e di conseguenza non possono servire come prove e come testimonianze inoppugnabili della verita' della propria religione o della verita' di qualsiasi altra: cio' che ne consegue e' chiaro.

2░ - Per dare un'idea del rapporto esistente tra i miracoli del paganesimo e quelli del cristianesimo, si potrebbe in fondo sostenere, per esempio, che ci sarebbero piu' ragioni di credere a Filostrato e in quello che ci racconta della vita di Apollonio, piuttosto che credere a tutto quello che i Vangeli ci dicono a proposito dei miracoli di Gesu-Cristo.

Questo perche', se non altro, si sa che Filostrato era un uomo di spirito, eloquente e facondo, segretario dell'imperatrice Giulia, moglie dell'imperatore Severo, e che e' stato per l'incoraggiamento di questa imperatrice che egli ha scritto sulla vita e sugli eventi meravigliosi di Apollonio, segno sicuro che tale Apollonio si era reso famoso per aver compiuto azioni grandi e straordinarie, visto che l'imperatrice era tanto desiderosa di avere un racconto scritto della sua vita.

Cosa che non si puo' affatto dire di Gesu-Cristo, ne di quelli che hanno descritto la sua vita, perche' essi non erano che degli ignoranti, gente di bassa lega, poveri mercenari, pescatori che non solo non avevano la capacita' di raccontare, di seguito ed in buon ordine, i fatti di cui parlavano, ma che pure si contraddicono, assai spesso e molto grossolanamente.

A proposito di colui del quale descrivono la vita e gli atti, se avesse veramente fatto i miracoli che gli attribuiscono, egli si sarebbe senza dubbio reso noto e rispettabile per le sue straordinarie azioni; ognuno l'avrebbe ammirato e gli avrebbero dedicato monumenti, come e' avvenuto in favore di altri dei; invece, malgrado tutto, lo hanno considerato una nullita', un fanatico, ecc.

Lo storico Giuseppe (Flavio), dopo aver parlato di grandi miracoli, riportati a beneficio e vantaggio della sua nazione e della sua religione, ne sminuisce cautelativamente la credibilita' e li rende comunque sospetti, affermando poi di lasciare a ciascuno la liberta' di credere a cio' che vuole e sottolineando quelli ai quali egli stesso non prestava troppa fede.

E' cosi' che si consente ai piu' giudiziosi di considerare quelle storie, che parlano di questo genere di cose, alla stregua di mere narrazioni fantastiche.
Si veda Montaigne e l'autore dell'Apologia dei grandi uomini.
Si veda pure la relazione dei missionari dell'isola di Santorina: ci sono tre capitoli di seguito su questo argomento.
Tutto quello che si puo' dire a questo proposito ci fa chiaramente vedere che i pretesi miracoli si possono ugualmente immaginare sia a favore del vizio e della menzogna, che parimenti a favore della giustizia e della verita'.

Lo si puo' dimostrare anche con la testimonianza di cio' che i nostri cristicoli chiamano la parola di Dio e con la testimonianza di colui che essi adorano.
Infatti i loro libri, che essi dicono contenere la parola di Dio e pure del Cristo, che adorano come un Dio fatto uomo, ci rivelano espressamente che ci sono stati, non solo dei falsi profeti, vale a dire degli impostori che si dicevano inviati da Dio e che parlavano in suo nome, ma ci dicono ancora espressamente che gli stessi avevano fatto e faranno ancora dei miracoli, cosi grandi e straordinari, che i giusti non potranno fare a meno d'esserne sedotti.
Vedi Matteo, (XXIV,5,11,21) ed altri.

Inoltre, questi presunti facitori di miracoli pretendono che ci si appoggi solo alla loro fede, e non a quella predicata da altri di parte avversa allo loro, cercando cosi' di distruggersi l'un l'altro.
Un giorno, uno di questi sedicenti profeti, chiamato Sedecia, venne contraddetto da un altro chiamato Michea, e il primo diede uno schiaffo al secondo dicendogli stupidamente: "Per quale via lo spirito di Dio sarebbe uscito da me per giungere a te?" Vedere ancora (III,Reg,XVIII,40) e altri.

Ma come questi pretesi miracoli potrebbero essere testimonianza di verita' quando e' evidente che essi non sono mai stati fatti? Bisognerebbe infatti sapere:
se quelli che si dicono essere i primi autori di questi atti, lo sono effettivamente stati;
se erano gente onesta, degna di fede, saggi e illuminati, e se non erano invece predisposti a favore di quelli di cui essi parlano tanto bene;
se sono state esaminate con cura tutte le circostanze relative ai fatti che si riportano, se li hanno ben conosciuti e se li riportano con fedelta';
se i libri e le antiche storie che riportano tutti questi grandi miracoli non siano stati falsificati e corrotti con l'andar del tempo, come e' avvenuto in molte occasioni.
Se si consulta Tacito e molti altri celebri storici sulla figura di Mose' e del suo popolo, si vedra' che erano ritenuti e considerati come bande di ladri e di razziatori.
La magia e l'astrologia sono stati per loro le sole scienze praticate; e siccome Mose' era stato, si dice, istruito nell'ambito della cultura egiziana, non gli fu affatto difficile ispirare fiducia ed attaccamento alla sua persona, da parte dei discendenti di Giacobbe, rustici ed ignoranti, e di far loro abbracciare, vista la miseria in cui versavano, la disciplina che egli pensava di imporre loro.

Tutto cio' e' molto diverso da quello che gli ebrei e i nostri cristicoli vogliono farci credere. Per quali particolari motivi bisognerebbe prestare fede a tutto questo piuttosto che ad altro? Non c'e' alcuna particolare e verosimile ragione.

Parimenti non c'e' alcuna certezza e tanto meno attendibilita' sui miracoli del Nuovo Testamento, come per l'Antico, atti a soddisfare le condizioni precedentamente espresse.

Non serve a nulla dire che le storie che riportano i fatti contenuti nei Vangeli devono essere considerate come sante e consacrate, e che esse sono state sempre fedelmente conservate e tramandate senza alcuna modifica alle verita' che contengono; anzi questo potrebbe indurre a considerarle piu' sospette e piu' corrotte proprio per quella pretesa immotivata che hanno di essere autentiche.
E' ben noto che la regola degli autori che hanno trascritto questo tipo di storie e' sempre stata quella di aggiungere, di cambiare o di ritagliare tutto cio' che andava a loro favore, oppure che serviva ai loro scopi.

Questa e' cosa che i nostri stessi cristicoli non potrebbero negare, poiche', senza parlare di molti altri importanti personaggi che hanno scoperto le aggiunte, i tagli e le falsificazioni, avvenute in tempi diversi, su cio' che essi chiamano le loro sacre scitture, lo stesso san Gerolamo, uno dei famosi dottori della chiesa, dice formalmente, in diverse parti dei suoi prologhi, che esse sono state alterate e falsificate, essendo, gia' ai suoi tempi, passate per le mani di numerose persone che avevano eliminato o aggiunto tutto quello che a loro conveniva: tanto che egli ne possedeva, come lui stesso dice, parecchi differenti esemplari e parecchie diverse copie.

Si vedano i suoi prologhi a Paolo, la sua prefazione su Giosue', la sua Epistola ai Galati, la sua prefazione su Giobbe, quella sui Vangeli del papa Damaso, quella sui salmi a Paolo e ad Eustachio, ecc.

Riferendoci in particolare ai libri dell'Antico Testamento, Esdra sacerdote della legge, afferma di avere lui stesso corretto e riveduti nel loro insieme i sedicenti libri sacri della sua Legge, che erano andati in parte perduti e in parte alterati. Egli li raggruppo' in 22 libri, secondo il numero delle lettere alfabetiche ebraiche, e compose molti altri libri, contenti una dottrina la quale non doveva essere comunicata che ai soli saggi.
Se questi libri erano stati in parte perduti, in parte corretti, come affermato da Esdra e dal dottore san Gerolamo, in diverse occasioni, non esiste quindi alcuna certezza su quello che essi contengono; e quanto ad Esdra, che dice di averli corretti ed integrati per ispirazione di Dio stesso, non esiste alcuna sicurezza sui contenuti e non c'e' impostore che possa sostenere il contrario.

Tutti i libri della legge di Mose' e dei profeti che fu possibile trovare, furono bruciati al tempo di Antioco.
Il Talmud considerato dagli ebrei come libro sacro, che contiene:
tutte le leggi divine,
le sentenze e i detti importanti dei rabbini,
l'esposizione sia delle leggi divine e di quelle umane
e una quantita' straordinaria di altri segreti e misteri della lingua ebraica,
e' considerato dai cristiani come un libro zeppo di sogni, di favole, di bugie e di empieta'.

Nell'anno 1551, furono bruciati a Roma, su ordine degli inquisitori della fede, 1200 di questi Talmud trovati in una biblioteca della citta' di Cremona.

I farisei, importante setta al tempo degli ebrei, considerano solo i cinque libri di Mose' rigettando tutti gli altri profeti.
Tra i cristiani, Marcione e i suoi seguaci rifiutavano i libri di Mose' e dei profeti, sostituendoli con altri scritti in sintonia con i loro tempi.
Carpocrate e i suoi seguaci fecero lo stesso, rifiutando tutto l'Antico Testamento, ritenendo Gesu-Cristo un uomo come tutti gli altri.
I seguaci di Marcione e i sovrani rifiutarono tutti l'Antico Testamento, come opera malvagia, e rifiutarono pure la maggior parte dei quattro Vangeli e le epistole di san Paolo.
Gli ebioniti accettavano solo il Vangelo di Matteo rifiutando gli altri tre e le lettere di san Paolo.

I seguaci di Marcione pubblicarono un Vangelo, sotto il nome di san Mattia, per sostenere la loro dottrina.
Gli apostolici inventarono altre scritture per sostenere i loro errori e, a questo scopo, si servirono di alcuni Atti da essi attribuiti a sant'Andrea e a san Tommaso.
I manichei (Cron.,pag.287) scrissero un vangelo a modo loro e rifiutarono gli scritti dei profeti e degli apostoli.
Gli etzaiti ostentavano un certo libro che essi dicevano essere venuto dal cielo; in effetti era stato composto tagliando a pezzi le altre scritture, secondo la loro fantasia.
Lo stesso Origene, con tutta la sua grande intelligenza, non manco' di alterare le scritture ed invento', ad ogni occasione, delle allegorie spropositate, e si allontano' in questo modo dal pensiero dei profeti e degli apostoli, alterando pure qualcuno dei principali punti della dottrina.
Anche i suoi libri sono ora mutilati e falsificati: essi consistono, per lo piu', in pezzi sparsi e raccolti da altri che gli sono succeduti; anche qui' possiamo trovare degli errori e dei falsi manifesti.
Certi contemporanei attribuivano all'eretico Cerinto il Vangelo e l'Apocalisse di san Giovanni ed e' per questo che molti li rifiutavano.
Gli eretici dei nostri ultimi secoli rifiutarono come apocrifi parecchi libri che i cattolici romani ritengono sacri, quali:
il libro di Tobia,
di Giuditta,
di Ester,
di Baruch,
il cantico dei bambini nella fornace,
la storia di Susanna,
la storia dell'idolo di Bel,
la sapienza di Salomone,
l'Ecclesiaste,
il primo ed il secondo libro dei Maccabei.
A questi libri incerti e dubitabili, se ne posssono ancora aggiungere parecchi altri che sono stati attribuiti a diversi apostoli, come ad esempio:
gli Atti di san Tommaso,
i suoi Percorsi,
il suo Vangelo,
la sua Apocalisse;
il Vangelo di san Bartolomeo,
quello di san Mattia,
quello di san Giacomo,
quello di san Pietro
e quello degli Apostoli,
come pure gli atti di san Pietro,
il suo libro sulla predicazione,
quello della sua Apocalisse;
quello del Giudizio,
quello dell'Infanzia del Salvatore
e parecchi altri dello stesso genere che sono stati definiti come apocrifi dai cattolici romani, dallo stesso papa Gelasio e dai SS.PP. della comunione romana.

Quello che conferma ancor piu' come non vi sia alcuna fondata certezza in merito all'autorita' che si pretende attribuire a questi libri e' che quegli stessi che ne sostengono la divinita' sono poi obbligati a confessare che essi non hanno nessuna certezza a cui ancorare la loro fede; anzi essi dicono che nulla li assicura e li obbliga assolutamente a credere cosi'.
Ora siccome la fede e' solo un principio di errore e di impostura, come puo' la fede stessa, cioe' una credenza cieca, rendere certi i libri che sono essi stessi il fondamento di questa credenza cieca?
Quanta pieta' e quanta follia!

Ma controlliamo se questi libri portano in se' qualche particolare segno di verita', come ad esempio, di erudizione, di saggezza e di santita', o di qualche altra perfezione, che non possa che venire da Dio, e se i miracoli che vi sono citati si accordano con cio' che si potrebbe pensare della grandezza, della bonta', della giustizia e della saggezza infinita di un Dio onnipotente.

Anzitutto si notera' che non esiste alcuna erudizione, nessun pensiero sublime, ne altro prodotto che vada oltre le ordinarie possibilita' della mente umana.
Al contrario si troveranno, in buona parte, solo narrazioni favolose, come sono quelle:
della creazione della donna a partire dalla costola dell'uomo,
del preteso paradiso terrestre,
del serpente che parla, ragiona, e che era molto piu' astuto dell'uomo;
di un'asina che parla e rimprovera il suo padrone perche' la maltratta;
di un diluvio universale e di un'arca dove vennero rinchiusi gli animali di ogni specie;
la confusione delle lingue e la divisione delle nazioni,
senza parlare poi di una quantita' di altri vani discorsi particolari su argomenti del tutto inutili e frivoli, e di autori del tutto disprezzabili da ricordare.

Tutte queste narrazioni non sono meno favolose di quelle che sono state inventate sulle imprese di Prometeo, sul vaso di Pandora, o sulla guerra dei giganti contro gli dei, e altre simili che i poeti hanno concepito per divertire gli uomini dei loro tempi.

Altrove si potra' vedere la miscellanea di una quantita' di leggi e di ordinamenti, o di pratiche superstiziose, compresi i sacrifici e le purificazioni, secondo l'antica legge, nonche' quella vana ripartizione degli animali, per la quale alcuni sono supposti puri e gli altri impuri. Queste leggi sono altrettanto rispettabili quanto quelle delle nazioni piu' idolatre.

Si troveranno ancora delle semplici storie, vere o false che siano, di parecchi re e di parecchi principi che avrebbero vissuto bene o male, o che avrebbero fatto delle lodevoli o delle malvagie azioni, come pure altre azioni basse e frivole che vi sono elencate.

Per fare tutto questo e' evidente che non era necessario avere una grande intelligenza ne avere delle rivelazioni divine. Tutto questo non fa certo onore ad un Dio.

Infine si troveranno, in questi libri, i discorsi, i comportamenti e gli atti di quei rinomati profeti che si dicevano essere tutti particolarmente ispirati da Dio.
Si vedra' il loro modo di agire e di parlare, i loro sogni, le loro fantasticherie; e sara' facile stabilire che essi sembrano assai piu' a dei visionari e a dei fanatici piuttosto che a persone sagge ed illuminate.

Ci sono anche, in qualcuno di questi libri, dei buoni insegnamenti e delle belle massime morali, come nei Proverbi attribuiti a Salomone, nei libri della Saggezza e dell'Ecclesiaste; ma lo stesso Salomone, il piu' saggio di questi scrittori e', in fondo, anche il piu' incredibile. Egli dubita persino dell'immortalita' dell'anima, e conclude i suoi lavori dicendo che non c'e' niente di meglio che gioire in pace del proprio lavoro e di vivere con cio' che si ama.

D'altra parte molti autori definiti profani:
Senofonte,
Platone,
Cicerone,
l'imperatore Antonino,
l'imperatore Giuliano,
Virgilio,
ecc.
sono forse da ritenersi al di sotto di questi libri che si dicono ispirati da Dio?

Io credo di poter dire che se ci fossero solo, per esempio, le Fiabe di Esopo, esse sono certamente assai piu' ingegnose e piu' istruttive di quanto possano essere le volgarita' e le modeste parabole che sono raccolte nei Vangeli.

Ma cio' che ci dimostra ancora che questo genere di libri non puo' derivare da alcuna ispirazione divina, e' il fatto che, oltre la bassezza e la grossolanita' dello stile, c'e' anche la mancanza di ordine nella narrazione di fatti particolari assai male circostanziati, si nota in particolare come gli autori non vadano d'accordo tra di loro; essi si contraddicono su molte cose; non hanno nemmeno abbastanza intelligenza e talento naturale per descrivere con cura una storia.

Ecco alcuni esempi di contraddizioni che si rilevano tra di loro.
- L'evangelista Matteo fa discendere Gesu-Cristo dal re Davide, attraverso suo figlio Salomone sino a Giuseppe, padre quanto meno putativo di Gesu-Cristo;
- mentre Luca lo fa discendere sempre da Davide, ma tramite suo figlio Nathan, sino a Giuseppe.

Matteo dice, parlando di Gesu, che s'era sparsa la voce a Gerusalemme della nascita di un nuovo re dei Giudei, e che dei magi erano venuti a cercarlo per adorarlo.
Il re Erode, temendo che questo preteso re neonato potesse minacciare in seguito la corona, fece sgozzare tutti i bambini, sino all'eta' di due anni, di Betlemme e dintorni, dove gli avevano detto che questo nuovo re era nato.
E Giuseppe e la madre di Gesu, essendo stati avvertiti in sogno, da un angelo, di questa malvagia intenzione, fuggirono precipitosamente in Egitto, dove vissero sino alla morte di Erode, avvenuta parecchi anni dopo.

Al contrario Luca riporta che Giuseppe e la madre di Gesu abitarono tranquillamente per sei settimane nel luogo in cui il loro bambino Gesu era nato.
Esso fu circonciso, secondo la legge dei Giudei, otto giorni dopo la sua nascita, e quando venne a scadere il tempo prescritto dalla detta legge per la purificazione di sua madre, essa e suo marito Giuseppe lo portarono a Gerusalemme per presentarlo a Dio, nel Tempio, e offrire allo stesso tempo un sacrificio, come prescritto dalla legge di Dio.
Fatto questo se ne ritornarono in Galilea nella loro citta' di Nazaret, dove il loro figlio Gesu crebbe, giorno dopo giorno, in grazia e saggezza.
E suo padre e sua madre andavano tutti gli anni a Gerusalemme, in occasione dei giorni consacrati alla festa di Pasqua, e quindi Luca non fa alcuna menzione della loro fuga in Egitto ne della crudelta' di Erode nei confronti dei bambini del territorio di Betlemme.

A proposito della crudelta' di Erode nessuno degli storici di quel tempo ne parla, neanche lo storico Giuseppe (Flavio), che ha descritto la vita di Erode.
Siccome poi gli altri evangelisti non fanno nessuna menzione del fatto, e' evidente che il viaggio dei detti magi guidati da una stella, il massacro dei bambini e la fuga in Egitto sono solo delle assurde bugie, poiche' non e' credibile che Giuseppe (Flavio), il quale ha criticato i vizi di questo re, abbia passato sotto silenzio una azione cosi' bieca e detestabile come quella che gli evangelisti spacciano come vera.

Sulla durata del periodo di vita pubblica di Gesu-Cristo, stando a quello che dicono i primi tre evangelisti, non dovrebbero essere trascorsi piu' di tre mesi, dal suo battesimo sino alla morte, supponendo che egli avesse trent'anni quando fu battezzato da Giovanni il Battista, come dice Luca, e che egli fosse nato il 25 Dicembre.
Perche' da questo battesimo, avvenuto nell'anno 15 del regno di Tiberio, (l'anno in cui Anna e Caifa erano grandi sacerdoti), sino alla prima Pasqua successiva, che cadde nel mese di Marzo, corrono all'incirca tre mesi.

Stando a quello che dicono i primi tre evangelisti, egli fu crocifisso alla vigilia della prima Pasqua, successiva al suo battesimo, la prima volta che venne a Gerusalemme con i suoi discepoli, perche' tutto cio' che essi dicono del suo battesimo, dei suoi viaggi, dei suoi miracoli, delle sue predicazioni e della sua passione e morte, deve esere necessariamente rapportato allo stesso anno del battesimo, in quanto questi evangelisti non parlano di alcun altro anno seguente.
Parrebbe anche, per la narrazione che essi fanno delle sue azioni, che egli abbia combinato tutto dopo il suo battesimo, quindi una cosa dopo l'altra, e in un tempo estremamente ridotto, durante il quale si nota un solo intervallo di sei giorni, prima della sua trasfigurazione, durante i quali sei giorni non si conosce che cosa abbia fatto.

Si stima quindi, da quanto detto, che egli abbia vissuto, dopo il suo battesimo, circa tre mesi, dei quali, se si tolgono sei settimane, (quaranta giorni e quaranta notti) trascorse nel deserto, immediatamente dopo il suo battesimo, ne consegue che il tempo della sua attivita' pubblica, dalle sue prime predicazioni sino alla morte, non e' durato che circa sei settimane.

Invece, stando a quello che dice Giovanni, esso sarebbe durato almeno tre anni e tre mesi, in quanto per quello che appare nel Vangelo di questo apostolo, egli sarebbe stato, durante il corso della sua vita pubblica, tre o quattro volte a Gerusalemme per le feste di Pasqua, che come si sa capitano solo una volta all'anno.

Quindi se e' vero che egli e' stato tre o quattro volte a Gerusalemme, dopo il suo battesimo, come testimoniato da Giovanni, e' falso che egli abbia vissuto solo tre mesi dopo il suo battesimo e che sia stato crocifisso la prima volta che ando' a Gerusalemme.

Si puo' pero' supporre:
- che i primi tre evangelisti non parlino effettivamente di un solo anno, ma che essi abbiano omesso di sottolineare distintamente gli altri trascorsi dopo il suo battesimo,
- oppure che Giovanni non intendesse riferirsi ad una sola Pasqua, ma a piu' d'una e che e' solo per enfasi che egli ripete piu' volte che la festa della Pasqua giudaica era vicina, e che Gesu ando' a Gerusalemme.
Di conseguenza non esisterebbe alcuna contraddizione a questo proposito tra gli evangelisti, e io ne convengo; ma e' innegabile che questa apparente discordanza deriva da tutto quello che essi non spiegano circa le circostanze che invece avrebbero dovuto essere chiarite nelle descrizioni che ne fanno.

Comunque sia, c'e' sempre modo di trarre, come conseguenza, che essi non sono stati ispirati da Dio quando hanno scritto le loro storie.

Altre contraddizioni nascono sulla prima cosa che Gesu-Cristo fece subito dopo il suo battesimo:
- in quanto i primi tre evangelisti dicono che egli fu immediatamente trasportato dallo Spirito in un deserto, dove egli digiuno' quaranta giorni e quaranta notti, e dove fu piu' volte tentato dal diavolo;
- mentre, stando a quello che dice Giovanni, egli parti' due giorni dopo il suo battesimo per andare in Galilea, dove fece il suo primo miracolo trasformando l'acqua in vino, durante le nozze di Cana, alle quali egli partecipo' tre giorni dopo il suo arrivo in Galilea, a piu' di trenta leghe dal posto dove si trovava.

A proposito del luogo del suo primo soggiorno dopo la sua uscita dal deserto:
- Matteo dice (ch.IV,vers.13) che egli venne in Galilea e, lasciata la citta' di Nazaret, ando' a dimorare in Cafarnao, citta' costiera;
- e Luca (ch.IV,vers. 16 e 31) dice che egli venne prima a Nazaret e, solo in seguito, ando' a Cafarnao.

Essi si contraddicono sui tempi e sulle circostanze in cui gli apostoli si misero al suo seguito in quanto:
- i primi tre affermano che Gesu, passando sulle rive del mare di Galilea, vide Simone e suo fratello Andrea, e poi, un poco piu' lontano, egli vide Giacomo e suo fratello Giovanni con Zebedeo loro padre.
- Giovanni, al contrario, dice che fu Andrea, fratello di Simon Pietro, ad unirsi per primo a Gesu, con un altro discepolo di Giovanni Battista, avendolo visto passare, mentre stavano con il loro maestro, sulle rive del Giordano.

A proposito della cena:
- i primi tre evangelisti riportano che Gesu-Cristo istitui' il sacramento del suo corpo e del suo sangue, sotto la fattispecie e le apparenze del pane e del vino, come raccontano i nostri cristicoli romani;
- invece Giovanni non fa nessun cenno di questo misterioso sacramento.

Giovanni dice (ch.XIII,vers.5) che, dopo questa cena, Gesu lavo' i piedi ai suoi apostoli e raccomando' espressamente loro di fare l'un l'altro la stessa cosa, e riporta un lungo discorso che ad essi fece nello stesso tempo.
Ma gli altri evangelisti non parlano per niente di questo lavacro di piedi e neanche del lungo discorso fatto a loro.
Al contrario essi testimoniano che, subito dopo questa cena, egli se ne ando', con i suoi apostoli sul monte degli Ulivi, dove egli abbandono' la sua anima alla tristezza e infine cadde in agonia mentre i suoi apostoli dormivano un po' discosti.

Essi contraddicono se stessi sul giorno in cui sarebbe avvenuta questa cena:
- perche', da un lato, essi riportano che egli la fece la sera prima della vigilia di Pasqua, vale a dire la sera del primo giorno degli azimi, ovvero dell'uso del pane non lievitato, ( come indicato in Esodo,XII; Levit.,XXIII,5; in Num.,XXVIII,16);
- mentre, da un'altra parte, essi dicono che fu crocifisso il giorno dopo la cena, verso il mezzogiorno, dopo che i giudei gli ebbero fatto un processo, nel corso della notte ed il mattino successivo.
Ora, stando a quello che dicono, il giorno successivo a quello della cena non avrebbe potuto essere la vigilia di Pasqua.
Pertanto se egli e' morto la vigilia di Pasqua verso mezzogiorno, allora non e' stata la sera della vigilia quella in cui fece la cena. Si tratta quindi di un un errore manifesto.

Essi si contraddicono pure su cio' che riferiscono a proposito delle donne che avevano seguito Gesu dalla Galilea:
- perche' i primi tre evangelisti dicono che tra queste donne, tutte di sua conoscenza, stavano Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre e i figli di Zebedeo, i quali lo guardavano da lontano quando egli fu appeso alla croce.
- Giovanni dice invece (XIX,25) che la madre di Gesu e la sorella di sua madre, e Maria Maddalena, erano ai piedi della croce con Giovanni suo apostolo.
La discordanza e' evidente: perche' se queste donne e questo discepoli erano presso di lui, esse non erano dunque affatto lontane, come sostengono gli altri.

Essi si contraddicono sulle pretese apparizioni fatte da Gesu dopo la sua presunta resurrezione:
- in quanto Matteo (ch.,XXXVIII, v.9 e 16) riferisce di due apparizioni: una quando egli apparve a Maria Maddalena e ad un'altra donna chiamata pure Maria, e in seguito apparve ai suoi undici discepoli, che si erano recati in Galilea, sulla montagna che lui aveva loro indicata per incontrarli dopo la resurrezione.
- Marco parla di tre apparizioni: la prima quando apparve a Maria Maddalena; la seconda, quando apparve a due suoi seguaci sulla strada di Emmaus; e la terza, quando apparve ai suoi undici apostoli, ai quali rimprovero' la loro incredulita'.
- Luca parla solo delle due prime apparizioni come Matteo;
- mentre Giovanni evangelista parla di quattro apparizioni, e aggiunge alle tre di Marco quella che egli fece a sette-otto dei suoi discepoli, mentre pescavano sul mare di Tiberiade.

Essi si contraddicono ancora sui luoghi di queste apparizioni in quanto:
- Matteo dice che questo avvenne in Galilea, su una montagna;
- Marco dice che avvenne quando erano a tavola;
- Luca dice che egli li condusse fuori Gerusalemme, e li porto' a Betania, dove egli li lascio' per ascendere in cielo;
- Giovanni dice che avvenne nella citta' di Gerusalemme, in una casa dove essi avevano sprangato la porta; e un'altra volta sul mare di Tiberiade.

Ci sono quindi parecchie contraddizioni nel racconto di queste pretese apparizioni. Essi poi si contraddicono in merito alla sua pretesa ascensione in cielo:
- perche' Luca e Matteo dicono tassativamente che egli sali' in cielo alla presenza dei suoi undici apostoli;
- ma ne Marco ne Giovanni fanno alcun cenno di questa pretesa ascensione;
- in piu', Matteo afferma molto chiaramente anche il contrario, e cioe' che egli non e' affatto salito in cielo, in quanto dice, altrettanto chiaramente, che Gesu-Cristo assicuro' i suoi apostoli che egli sarebbe stato ed avrebbe dimorato per sempre con loro sino alla fine dei secoli. "Andate dunque - disse loro durante queste pretese apparizioni - insegnate a tutte le nazioni, e siate certi che io saro' sempre con voi sino alla fine dei secoli".

Luca poi si contraddice da solo su questo argomento in quanto:
- nel suo Vangelo (ch.,XXIV, v.50) dice che fu in Betania che egli sali' in cielo, alla presenza dei suoi apostoli;
- e nel suo Atti degli Apostoli, supposto che egli ne sia l'autore, dice che fu sul monte degli Ulivi.

Egli contraddice ancora se stesso su un'altra circostanza di questa ascensione:
- egli riporta nel suo Vangelo, che questo avvenne il giorno stesso della sua resurrezione, o la prima notte seguente;
- mentre negli Atti degli Apostoli dice che questo avvenne quaranta giorni dopo la sua resurrezione. Cose queste che non vanno affatto d'accordo.

Se tutti gli apostoli avessero veramente visto il loro maestro salire gloriosamente in cielo, come narrano Matteo e Giovanni, che lo avrebbero visto assieme a tutti gli altri, come avrebbero potuto passare sotto silenzio un mistero tanto glorioso e vantaggioso per il loro maestro, considerato che essi raccontano quantita' di altre circostanze della sua vita e dei suoi atti che appaiono assai meno importanti di questo?
Come mai Matteo non fa espressa menzione di questa ascensione e non spiega chiaramente in quale maniera egli avrebbe sempre dimorato con loro visto che poi egli li lascio' visibilmente per salire in cielo?
Non e' facile comprendere attraverso quale mistero egli avrebbe potuto dimorare con loro pur lasciandoli.
Passo sotto silenzio una quantita' di altre contraddizioni: quello che ho detto e' piu' che sufficiente per dimostrare che questi libri non provengono da nessuna ispirazione divina, e neanche da normale umana intelligenza e di conseguenza essi non meritano che venga prestata loro alcuna fede.

Capitolo 2
I Miracoli

Ma per quale particolare motivo questi quattro Vangeli, e qualche altro libro simile, vengono considerati santi e divini, piuttosto che molti altri che portano pure l'etichetta di Vangeli, e che sono pure stati, come i primi, pubblicati sotto il nome di qualche altro apostolo?
Se si sostiene che i Vangeli rifiutati sono stati falsamente attribuiti ad alcuni apostoli, allora si potrebbe dire altrettanto dei primi.
Se si suppone che siano stati falsificati e corrotti, si puo' supporre altrettanto per gli altri.
Pertanto non si hanno prove sicure per distinguere gli uni dagli altri, a dispetto della Chiesa che ha voluto arbitrariamente decidere: non e' che essa sia molto piu' credibile.

Per quello che riguarda i pretesi miracoli riportati nel Vecchio Testamento, essi sarebbero stati fatti solo per imporre, in nome di Dio, delle accettazioni ingiuste e odiose ai popoli e alle persone, e per caricare, con deliberato proposito, gli uni di mali e favorire in modo particolare gli altri.

La vocazione e le scelte che Dio fece dei patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe, per fare della loro posterita' un popolo che egli avrebbe santificato e benedetto al di sopra di tutti gli altri popoli della terra, non e' una prova.
Ma, si dira', Dio e' il padrone assoluto delle sue grazie e dei suoi favori, egli li puo' accordare a chi gli pare, senza che si abbia il diritto di lamentarsi ne di accusarlo d'ingiustizia.
Questa ragione e' assurda, perche' Dio, creatore della natura e padre di tutti gli uomini, deve amarli tutti allo stesso modo, come sue proprie creature e, di conseguenza, egli deve essere ugualmente loro protettore e loro benefattore.
Perche' colui che dona la vita deve donare anche il resto e tutto quanto necessario per il benessere delle sue creature. Se i nostri cristicoli intendono dire che il loro Dio abbia voluto generare espressamente delle creature per renderle poi miserabili, questo e' certamente un pensiero indegno nei riguardi di un essere infinitamente buono.

In piu', se tutti i pretesi miracoli sia del Vecchio Testamento che del Nuovo Testamento fossero veri, si potrebbe allora dire che Dio sia piu' propenso ad occuparsi del minore bene degli uomini, delle minuzie, piuttosto che di cio' che rappresentano i piu' grandi e principali valori; si potrebbe dire che egli abbia voluto punire piu' severamente, in certe persone, dei peccati leggeri piuttosto che punire in altri crimini peggiori; e infine che egli non abbia voluto mostrarsi benefattore per i maggiori bisogni, limitandosi ai minori.

Questo e' cio' che e' facile dimostrare, sia per i miracoli che si pretende che egli abbia fatto, se e' vero che ne abbia fatti, sia per quelli che non ha fatto e che avrebbe potuto fare.

Come si puo' pensare, per esempio,
- che Dio abbia avuto la compiacenza di mandare un angelo a consolare e soccorrere un'umile serva, mentre egli avrebbe lasciato, e lascia ancora tutti i giorni, languire e morire di miseria una infinita' di innocenti;
- che egli avrebbe conservato miracolosamente, per quarant'anni, i vestiti e le calzature di un popolo miserabile, mentre non ha voluto vegliare sulla conservazione naturale di parecchi beni utili e necessari per la sussistenza dei popoli e che pertanto si sono persi e si perdono ancora ogni giorno per molteplici cause.

Ma come!
Egli avrebbe inviato ai primi capostipiti del genere umano, Adamo ed Eva, un demone, un diavolo o un semplice serpente, per sedurli e per perdere in questo modo tutti gli uomini?
Questo e' incredibile.

Ma come!
Egli avrebbe voluto, con uno speciale atto della sua Provvidenza, impedire che il re di Gerasa, pagano, potesse cadere in un errore leggero con una donna straniera, errore che non avrebbe avuto conseguenze malvagie; mentre egli non avrebbe voluto impedire che Adamo ed Eva lo offendessero e cadessero nel peccato di disobbedienza, peccato che, secondo i nostri cristicoli, doveva essere fatale e causare la perdita di tutto il genere umano?
Questo e' incredibile.

Veniamo ai pretesi miracoli del Nuovo Testamento. Essi consistono, come si pretende, nel fatto:
che Gesu-Cristo e i suoi apostoli guarissero divinamente ogni genere di malattia e di infermita';
che essi rendessero, quando lo volevano, la vista ai ciechi, l'udito ai sordi, la parola ai muti,
che essi facessero marciare diritti gli storpi,
che essi guarissero i paralitici,
che essi cacciassero i demoni dal corpo degli invasati,
e che essi resuscitassero i morti.
Se ne vedono parecchi di questi miracoli nei Vangeli; ma se ne vedono molti di piu' nei libri che i nostri cristicoli hanno scritto sulle vite mirabili dei loro santi: perche' si legge quasi ovunque
- che questi pretesi benefattori guarissero le malattie e le infermita',
- cacciassero i demoni in quasi tutte le occasioni, e questo, nel solo nome di Gesu, o con il segno della croce;
- che essi comandassero, per cosi' dire, agli elementi;
- che Dio li favorisse talmente da conservare, anche dopo la morte, il loro divino potere; e che questo divino potere si sarebbe esteso quanto meno ai loro vestiti, e anche all'ombra dei loro corpi e anche agli strumenti vergognosi della loro morte.

Si racconta:
che la calza di sant'Onorato risuscita un morto ogni 6 di gennaio;
che i bastoni di san Pietro, san Giacomo e di san Bernardo operano dei miracoli;
lo si dice pure del cordone di san Francesco, del bastone di san Giovanni di Dio e della cintura di santa Melania;
e' stato detto di san Graziano come egli fosse divinamente istruito in cio' che si deve credere ed insegnare, e che egli fece, per merito della sua preghiera, retrocedere una montagna che gli impediva di costruire una chiesa;
che dal sepolcro di sant'Andrea coli senza sosta un liquido in grado di guarire ogni sorta di malattie;
che l'anima di san Benito fu vista salire in cielo, rivestita di un prezioso mantello e circondata da luci fiammeggianti;
di san Domenico dicono che Dio non gli abbia mai negato cio' che egli gli chiedeva;
che san Francesco comandasse alle rondini, ai cigni e ad altri uccelli, che essi gli obbedivano e che sovente i pesci, i conigli e le lepri venivano a posarsi nelle sue mani e nel suo grembo;
che san Paolo e san Pantaleone, avendo avute le teste decapitate, ne uscisse del latte al posto del sangue;
che il beato Pietro di Lussemburgo, durante i primi due anni seguenti la sua morte, 1388 e 1389, fece duemila-quattro-cento miracoli, tra i quali si hanno due morti resuscitati, senza considerare gli altri tremila miracoli che egli ha fatto in seguito, e senza quelli che egli fa ancora tutti giorni;
che i cinquanta filosofi convertiti da santa Caterina, essendo stati gettati in un grande rogo, i loro corpi furono in seguito trovati interi senza un solo capello bruciato;
che il corpo di santa Caterina fu sollevato dagli angeli dopo la sua morte e sepolto dagli stessi sul monte Sinai;
che il giorno della canonizzazione di sant'Antonio da Padova tutte le campane della citta' di Lisbona suonarono da sole senza che si sapesse come cio' avveniva;
che questo santo essendo un giorno sulla riva del mare e avendo chiamato i pesci per predicare loro, essi vennero davanti a lui numerosi, e, mettendo la testa fuori dall'acqua, l'ascoltarono con molta attenzione.
Non la si finirebbe mai se si volessero riportare tutte queste stupidaggini; non esiste altro argomento cosi' vano e frivolo, e pure cosi' ridicolo, dove gli autori di queste vite di santi si divertono a intessere miracoli su miracoli, tanto sono abili ad inventare bugie.
Si vedano anche i pensieri di Naudé, su questo argomento, nella sua apologia dei grandi uomini. (Chap. 1░, pag 13)
Non e' senza ragione, in effetti, che si guarda a queste cose come a delle vane menzogne: perche' e' facile vedere che tutti questi pretesi miracoli, sono stati inventati ad imitazione delle favole dei poeti pagani; cio' che si vede assai bene dalle coincidenze che esistono tra gli uni e gli altri.

Capitolo 3
Coincidenze tra antichi e nuovi miracoli

Se i nostri cristicoli affermano che Dio ha veramente donato il potere ai suoi santi di fare tutti i miracoli riportati nelle loro vite,
anche i pagani affermano che le figlie di Anius, gran sacerdote di Apollo, avevavano veramente ricevuto dal dio Bacco la facolta' ed il potere di cambiare tutto cio' che volevano in grano, in vino, in olio, ecc.;
che Giove dono' alle ninfe, che avevano cura della sua educazione, un corno della capra che lo aveva allattato nella sua infanzia, avente la proprieta' di fornire loro in abbondanza tutto cio' che potevano desiderare.
Se i nostri cristicoli affermano che i loro santi hanno il potere di resuscitare i morti e che essi ebbero delle rivelazioni divine,
i pagani avevano detto prima di loro che Atalide, figlio di Mercurio, aveva ottenuto da suo padre il dono di poter vivere, morire e resuscitare quando lo volesse; che aveva anche la conoscenza di tutto cio' che accadeva nel mondo, e nell'aldila';
e che Esculapio, figlio di Apollo, aveva resuscitato dei morti, e tra l'altro egli aveva resuscitato Ippolita, figlia di Teseo, per supplica di Diana,
e che Ercole resuscito' pure Alceste, moglie di Admeto, re della Tessaglia, per renderla a suo marito.
Se i nostri cristicoli dicono che il loro Cristo e' nato miracolosamente da una vergine, che non aveva conosciuto uomo,
i pagani avevano gia' detto prima di loro che Remo e Romolo, fondatori di Roma, erano miracolosamente nati da una vergine vestale chiamata Ilia, o Silvia, o Rea Silvia;
essi avevano gia' detto che Marte, Argo, Vulcano, e altri, erano stati generati dalla dea Giunone, che non aveva conosciuto uomo,
e avevano pure gia' detto che Minerva, dea delle scienze, era stata generata dal cervello di Giove, e che essa ne usci' tutta bardata, per la forza di un pugno con il quale il dio si ruppe la testa.
Se i nostri cristicoli dicono che i loro santi hanno fatto scaturire delle fontane d'acqua dalle rocce,
i pagani dicono pure che Minerva fece scaturire una fontana d'olio, per ricompensare un tempio che le era stato dedicato.
Se i nostri cristicoli si vantano di aver ricevuto miracolosamente delle visioni dal cielo, come. ad esempio,
- quella di Nostra Signora di Loreto e di Liesse,
- e molti altri doni celesti come la pretesa Santa Ampolla di Reims,
- come la pianeta bianca che sant'Ildefonso ricevette dalla vergine Maria, e altre cose simili, i pagani si vantavano, prima di loro, di aver ricevuto uno scudo sacro che favoriva la difesa della loro citta' di Roma; e i troiani si vantavano, prima di loro, di aver ricevuto miracolosamente dal cielo il loro palladio, o la loro immagine di Pallade, che venne, dicevano loro, a prendere il posto nel tempio edificato in onore di questa dea.
Se i nostri cristicoli dicono che il loro Gesu-Cristo fu visto dai suoi apostoli salire gloriosamente nei cieli, e che parecchie anime dei loro pretesi santi furono viste essere trasferite gloriosamente in cielo dagli angeli, i pagani romani avevano gia' detto, prima di loro, che Romolo, loro fondatore, fu visto salire in gloria dopo la sua morte; che Ganimede, filglio di Troo, re di Troia, fu, da parte di Giove, trasportato in cielo per utilizzarlo come coppiere; che la chioma di Berenice, essendo stata consacrata al tempio di Venere, fu in seguito trasportata in cielo; essi dicono la stessa cosa di Cassiopea e di Andromeda, e pure dell'asino di Sileno.
Se i nostri cristicoli dicono che parecchi corpi dei loro santi sono stati miracolosamente preservati dal disfacimento dopo la loro morte, e che essi sono stati ritrovati a seguito di rivelazioni divine, dopo essere stati per un lunghissimo tempo considerati perduti senza sapere dove essi si trovassero, i pagani dicono la stessa cosa del corpo di Oreste, che essi pretendevano fosse stato ritrovato in seguito ad un oracolo, ecc.
Se i nostri cristicoli dicono che i sette fratelli addormentati dormirono miracolosamente per 177 anni, essendo stati rinchiusi in una caverna, i pagani dicono che il filosofo Epimenide dormi' per 57 anni dentro una caverna dove si era addormentato.
Se i nostri cristicoli dicono che molti dei loro santi parlarono ancora miracolosamente dopo aver avuto la testa o la lingua mozzata, i pagani dicono che la testa di Gabienus, canto' un lungo poema dopo essere stata separata dal suo corpo.
Se i nostri cristicoli si gloriano del fatto che i loro templi e le loro chiese sono ornate di molti quadri e di ricchi doni, che testimoniano le guarigioni miracolose che sono state fatte per intercessione dei loro santi, si vede pure o almeno si vedeva una volta, nel tempio di Esculapio, ad Epidauro, una quantita' di quadri a ricordo di cure e guarigioni miracolose che egli aveva fatto.
Se i nostri cristicoli dicono che molti dei loro santi sono stati miracolosamente preservati nelle fiamme ardenti, senza ricevere danni ai loro corpi e ai loro abiti,
i pagani dicono che le religiose del tempio di Diana camminavano sui carboni ardenti a piedi nudi, senza bruciarsi e senza rovinarsi i piedi, e che i preti della dea Feronia e di Hirpicus camminavano anche loro sui carboni ardenti e nei fuochi celebrativi che essi facevano in onore di Apollo.
Se gli angeli costruirono una cappella a san Clemente sul fondo del mare, la piccola casa di Bauci e di Filemone fu miracolosamente trasformata in un grandioso tempio, per ricompensarli della loro pieta'.
Se molti dei loro santi, come san Giorgio, san Maurizio, ecc. sono piu' volte apparsi a capo di eserciti, montati ed equipaggiati di tutto punto e combattere con loro,
Castore e Polluce sono apparsi molte volte in battaglia per combattere con i romani contro i loro nemici.
Se un montone si trovava miracolosamente presente per essere offerto in sacrificio al posto di Isacco, quando suo padre Abramo lo volle sacrificare,
la dea Vesta mando' pure una giocenca per esserle sacrificata al posto di Metella, figlia di Metello;
la dea Diana mando' pure una cerva al posto di Ifigenia quando gia' essa era sull'ara sacrificale per esserle immolata, e cosi' Ifigenia fu liberata.
Se san Giuseppe fuggi' in Egitto su avvertimento di un angelo,
Simonide, il poeta, evito' parecchi pericoli mortali in seguito ad un avvertimento miracoloso che gli venne fatto.
Se Mose' fece sgorgare una fonte d'acqua viva da una roccia colpendola con il suo bastone,
il cavallo Pegaso fece altrettanto colpendo una roccia con il suo zoccolo: ne usci' una fontana.
Se san Vincenzo Ferrier resuscito' un morto fatto a pezzi ed il cui corpo era gia' meta' bollito e meta' arrostito,
Pelope, figlio di Tantalo, re di Frigia, dopo essere stato fatto a pezzi da suo padre per offrirlo in pasto agli dei, questi ne raccolsero tutte le membra, le riunirono e gli resero la vita.
Se molti crocifissi ed altre immagini hanno miracolosamente parlato dando risposte ai loro fedeli,
i pagani dicono che i loro oracoli hanno divinamente parlato e dato risposte a quelli che li consultavano,
e che la testa di Orfeo e quella di Policrate fornivano oracoli anche dopo la loro morte.
Se Dio fece conoscere, mediante una voce dal cielo che Gesu-Cristo era suo figlio, come dicono gli evangelisti,
Vulcano fece conoscere, mediante l'apparizione di una fiamma miracolosa, che Coecolus era veramente suo figlio.
Se Dio ha miracolosamente nutrito qualcuno dei suoi santi,
i poeti pagani dicono che Trittolemo venne miracolosamente nutrito con un latte divino da parte di Cerere, la quale gli dono' pure un carro aggiogato a due draghi;
e che Afneio, figlio di Marte, essendo uscito dal ventre di sua madre gia' morta, fu, nonostante cio', miracolosamente nutrito con il suo latte.
Se molti santi hanno miracolosamente addomesticato la crudelta' e la ferocia delle bestie piu' crudeli,
e' stato raccontato come Orfeo attraesse a se, mediante la dolcezza del suo canto e l'armonia dei suoi strumenti, i leoni, gli orsi e le tigri, ed addolcisse la ferocia della loro natura;
come egli attraesse a se le roccie, gli alberi e come pure i fiumi arrestassero il loro corso per sentirlo cantare.
Infine, per farla breve, perche' si potrebbe riportarne ben altre, se i nostri cristicoli dicono che i muri della citta' di Gerico caddero per il suono delle trombe,
i pagani dicono che le mura della citta' di Tebe furono erette mediante il suono degli strumenti musicali di Anfione; le pietre, dicono i poeti, essendosi sistemate da sole per la dolcezza della sua armonia: questo sarebbe molto piu' miracoloso e degno di considerazione che non il vedere cadere dei muri per terra.
Ecco dunque una grande corrispondenza di miracoli da una parte e dall'altra. Poiche' sarebbe una grande sciocchezza prestare fede a questi pretesi miracoli del paganesimo, non lo e' da meno prestare fede a quelli del cristianesimo, perche' derivano tutti da un medesimo principio di errore.

continua con la seconda e ultima parte