24. Scienza e Arte.
Ruolo dell'Università per l'innovazione e lo sviluppo
della Cube-Economy

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Civetta

Abstract: Nel recente passaggio tra la società industriale e la società della conoscenza, l'innovazione culturale e l'innovazione tecnologica sono le condizioni strategiche per lo sviluppo competitivo, non più dei singoli soggetti economici, ma di sistemi territoriali a rete di generazione di conoscenze e sviluppo. Di conseguenza, l'identificazione e l'osservazione delle ricadute che lo sviluppo della ricerca genera a livello economico-sociale, sono al centro di un intensa riflessione economica che si concentra nel focalizzare il nuovo ruolo delle Università nel quadro contemporaneo delle politiche di sviluppo locale in raffronto a quello globale.(Glocale)

In questo contesto il futuro delle Università italiana diviene quello quello di proporsi e co-organizzarsi con gli altri attori dello sviluppo a dimensione regionale, per avere un ruolo primario nell'incrementare il dinamismo dalla trasformazione della tradizionale economia di tipo industriale a quella della futura economia della conoscenza.

Il nodo del problema di questa transizione di ruolo epocale del rapporto tra Università e Sviluppo, consiste nel superare la vecchia organizzazione delle Università pubbliche che spesso ancora vivono in un mondo chiuso ed autoreferenziale ormai non più consono alle esigenze di crescita socio-economica contemporanea. Infatti, il continuo cambiamento del contesto di sviluppo, nel quale si industrializzano paesi precedentemente agricoli, acuisce la concorrenza internazionale del lavoro sia manuale che intellettuale, accelera la continua innovazione tecnologica e produttiva. Tutto ciò determina uno scenario socio-economico nel quale divengono essenziali strategie di cambiamento e ri-programmazione strategica a medio-lungo termine, finalizzate ad attuare uno sviluppo organico delle attività di ricerca e di formazione professionale, nell'ambito di una visione sempre più orientata al futuro, nonché alla capacità di indirizzare l'impresa verso progetti e prodotti e processi di produzione innovativi, orientati ad una gestione, più efficace ed efficiente, delle risorse umane, tecnologiche e finanziarie, complessivamente finalizzato allo sviluppo contemporaneo della società della conoscenza condivisa.

In questo contesto, di sviluppo la missione dell'Università Pubblica, cambia sostanzialmente per assumere il ruolo di catalizzatore essenziale per il progresso e lo sviluppo socio-economico contemporaneo sia a livello territoriale che internazionale.

Le Fondazioni Universitarie

In seguito alle precedenti considerazioni sulle necessità di cambiamento del ruolo delle Università nel quadro dello sviluppo, la Legge 133/2008 sostanzialmente prevede che le Universitaà pubbliche possano convertirsi in fondazioni di diritto privato operando come enti non commerciali, privi di attività di lucro e quindi mancanti di alcuna possibilità di distribuzione di utili. Infatti, eventuali proventi delle Fondazioni Universitarie vengono destinati interamente al perseguimento degli scopi prescelti secondo le modalità costitutive di ente di formazione superiore e della ricerca e, inoltre, debbono operare nel rispetto dei principi di economicità della gestione; ciò in quanto resta fermo il sistema di finanziamento pubblico della dotazione ordinaria principalmente correlato al pagamento degli stipendi di docenti e personale amministrativo.

Mulo
Mulo- Clone staminali.aduc.it/php_newsshow_0_2119.html

Questa soluzione può essere considerata un clone delle privatizzazioni, già pensate per altri settori commerciali e quindi non coglie le necessità su esposte di cambiamento della organizzazione universitaria e, al contrario, può determinare una situazione di caos nelle Università, proprio perché tale trasformazione in Fondazioni comporta una trasformazione ibrida tra ente pubblico ed ente privato, del tutto inaccettabile. Infatti, è facile dimostrare che tale cambiamento non è minimamente funzionale allo sviluppo contemporaneo da molteplici punti di vista. Il suddetto decreto-legge tratta di una privatizzazione sui generis delle Università sostanzialmente affrettata, in quanto forzata dai bisogni di cassa, che permettono di stornare patrimonio dello stato ad un nuovo ente, la Fondazione Universitaria, che non è privato né pubblico, dato che il personale è pur sempre pagato dallo stato, senza ri-definirne i ruoli, creando così indubbi problemi sindacali... Tutto ciò nel suo insieme rischia invero di provocare un disastro irreversibile, proprio nel momento in cui le Università dovrebbero essere messe in grado di generare conoscenza interattivamente, con i sistemi di produzione in una strategia basata sull'OPEN INNOVATION (1) appropriata allo sviluppo della società e della economia della conoscenza.

L'Open Innovation (Innovazione Aperta)

Recentemente le strategie di innovazione delle imprese, a livello europeo e internazionale, sono state caratterizzate da una progressiva tendenza verso l'apertura a forme di aggregazione in Extended Enterprises basate su processi di Innovazione Aperta e di generazione interattiva e condivisa della conoscenza, che coinvolgono Università, Ricerca ed Enti pubblici e privati. Pertanto, in tale contesto innovativo, non si tratta più soltanto di produrre conoscenza da parte di centri di ricerca, da trasferire con modalità unidirezionali all'esterno nella produzione, così come è stata tradizione acquisita dal vecchio sistema di innovazione della società industriale, chiuso e suddiviso in settori che conducono a una netta differenziazione tra la ricerca pura e quella applicata.

La Ricerca&Sviluppo contemporanea necessita altresì di essere co-organizzata come comunità di ricerca ed alta formazione integrata nel territorio, al fine di sviluppare processi più dinamici di generazione del sapere e di apprendimento interattivo e partecipato, tramite reti di conoscenza e innovazione aperte a molteplici attori, locali e internazionali.
- Proprio in funzione di uno sviluppo moderno dell'OPEN INNOVATION tra Enti di Ricerca pubblici e networking di Impresa, non si comprende perché l'Università non possa restare pubblica, pur aggregandosi ed essere supportata da fondazioni Università-Impresa che possano agire da interfaccia, per essere capaci di catalizzate i processi di innovazione continua perseguendo strategie glocali a dimensione regionale.

È evidente che nell' ambito di tale strategia di OPEN INNOVATION il ruolo dell'Università Pubblica cambia per divenire coerente con lo sviluppo della società della conoscenza e pertanto la ricerca, nel suo complesso, diventa uno dei nodi nello sviluppo produttivo delle imprese, in particolare in risposta a nuovi bisogni di sviluppo di nuovi settori ad alto contenuto di conoscenza e di innovazione quali le bio e nano-tecnologie o l'efficienza energetica, sulla base di fonti alternative di energia, e così via. ecc...

La governance regionale della politica economica partecipativa, basata sulle strategie di "OPEN INNOVATION" tra Università e Impresa.

Certamente, l'esistenza di una struttura tradizionale e gerarchica della Università ancora basata su le cosiddette "baronie" andrà riconvertita in una nuova organizzazione di Governo della Università, non più orientata a fornire una sistema strutturato suddiviso in ricerca pura ea applicata, entro sistemi chiusi e frammentati di innovazione, ma viceversa direttamente finalizzata alla Ricerca&Sviluppo in un nuovo ambiente di Open Innovation, dotato di interattività con gli altri attori del processo di innovazione di sistema.

Il concetto di Sistema di Innovazione Continua sottolinea il ruolo cruciale di una Nuova Governance Strategica delle interazioni tra i diversi attori del sistema di innovazione di medio e di lungo termine; questi ultimi co-organizzati da una comune finalizzazione determinata alla crescita di nuovi settori produttivi e di nuove tecnologie.

Diversamente, non sarebbe possibile effettuare la transizione verso il modello dell'economia della conoscenza, senza riconoscere che l'Università rinnovata dovrà assumere un ruolo cruciale nella organizzazione del sistema di innovazione nelle politiche di sviluppo regionali. Pertanto, la Governance Regionale delle Università, in un contesto di reti di conoscenza e di innovazione aperta, richiede non singoli provvedimenti frammentati e chiusi all' interno delle singole Università, ma una visione di sistema, ed una leadership creativa per la creazione di procedure e di incentivi, di coordinazione e di apertura internazionale.

Infatti, nell'ambito di una rinnovata Governance Regionale della politica economica partecipativa e condivisa tra Università e Impresa, le Università devono essere messe in grado di rigenerare conoscenza interattivamente con i sistemi di produzione e altri attori i R&S. Ciò non significa più produrre conoscenza in ambiente di innovazione chiuso da trasferire poi all'esterno. Tale modello privo di condivisione interattiva del sapere è ancora quello proposto dagli estensori della legge 133/2008, come se l'Università semi-privatizzata in Fondazione, fosse da considerarsi essa stessa una impresa che produce e vende saperi nel mercato del trasferimento tecnologico in competizione con le altre Università.

Viceversa, la Governance di Sistema va riorganizzata come comunità virtuale di ricerca e alta formazione integrata, in favore della R&S del territorio, in modo tale da rendere possibile lo sviluppo di processi di generazione di conoscenza e apprendimento interattivo e partecipativo congeniale allo sviluppo di reti di conoscenza e innovazione aperte e condivise da molteplici attori, locali e internazionali, quali imprese, grandi e piccole, spesso aggregate in sistemi di cluster, network di istituti di ricerca e di formazione superiore, incubatori per il trasferimento tecnologico, camere di commercio, associazioni di imprese, organizzazioni di formazione professionale, specifiche agenzie governative e intergovernative, e appropriati uffici delle amministrazioni pubbliche.

Cubo
Fondazione "Tuscany Cube University"

Questo è il nome indicativo della proposta di EGOCREANET/LRE per attuare la sfida di Innovazione Aperta, che corrisponde a realizzare una governance universitaria di sistema regionale, capace di riordinare le potenzialità di R&S delle Università toscane. mediante una strategia di ECONOMIA al CUBO.

La governance di Sistema delle Università della Regione Toscana, in un contesto di reti di conoscenza finalizzato a superare il frazionamento delle precedenti logiche di closed innovation, richiede infatti di evitare singoli provvedimenti parcellizzati chiusi all' interno delle singole Università e Imprese, ma sottolineiamo ancora che la nuova governance dovrà essere guidata da una vision e una mission coerenti con le strategie di Open Innovation, e da una leadership e da un management creativo, potenzialmente capaci di favorire la creazione di procedure e incentivi che siano contemporaneamente di Semplificazione, Innovazione, Differenziazione ed Efficentamento in un contesto di apertura internazionale.

La Fondazione Tuscany Cube University può assumere la forma di un consorzio pubblico/privato di Innovazione al CUBO basata su finalità e obiettivi orientati verso un'azione strategica di integrazione di R&S tra Università e Imprese toscane, necessaria per fronteggiare la grave crisi economica, riorganizzando con interventi organici la ricerca e la produzione, nel quadro della OPEN INNOVATION e per diffondere l'innovazione nel sistema imprenditoriale locale, creando nuove opportunità occupazionali e per lo sviluppo sostenibile della Regione Toscana.
In questo modo si potrà desistere dall' idea di trasformare le Università statali in Fondazioni Private, creando inutili e svantaggiose problematiche di incompatibilià e inconciliabilità tra la natura e le funzioni delle Università pubbliche, denaturandole in senso privatistico. Pertanto, in netta alternativa a un processo di de-regolazione delle istituzioni pubbliche di ricerca e alta formazione in Fondazioni Universitarie, si propone invece una riorganizzazione delle Università pubbliche, mediante la realizzazione di una unica Fondazione Pubblico/Privata, di struttura consortile tra le Università e le imprese della Toscana, capace di rispondere alle priorità delle politiche di coesione e agli obiettivi strategici di sviluppo a medio e lungo termine a livello regionale.

I problemi attuali dell'Università italiana sono destinati ad aumentare se la politica nazionale si ostina a seguire vecchie strade concettualmente basate su una prassi indiscriminata di privatizzazione, costantemente mirata alla riduzione dei costi, perseguendo sistematicamente un approccio contabile, e ad aumentare la competizione con un approccio mercantilistico, anziché favorire la collaborazione sia tra le Università che tra le imprese.

In conclusione, una riforma dell'Università italiana che la riavvicini ai modelli di successo internazionali deve essere basata sue due principi fondamentali (4): a) facilitare la generazione di conoscenza mediante un rinnovata metodologia trans-disciplinare di condivisione e contaminazione dei saperi; b) favorire il potenziamento del contenuto innovativo dei prodotti, dei processi e dei sistemi mediante una azione di sviluppo di reti di impresa e di ricerca nel quadro co-organizzativo basato sulle strategie di Economia al Cubo strutturate a livello regionale.

Pertanto, la vitalità economica e culturale e l'apertura internazionale delle comunità regionali, ha come missione fondamentale dello sviluppo della società e della economia della conoscenza, una decisa e determinata politica di promozione e sostegno di una rapida azione di profonda trasformazione congiunta del sistema di innovazione della produzione basato sugli avanzamenti cognitivi organizzativi e manageriali della ricerca e sviluppo nel quadro della crescita della futura economia del sapere.

Sui temi affrontati in questo testo si può fare riferimento alle seguenti indicazioni sitografiche, di cui alle note nel testo libri

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