Disavventura con una agenzia letteraria
scambio di E-mail tra un autore e un agente letterario

 

Questa pagina potrebbe innescare delle polemiche, chiariamo subito che non tutte le Agenzie sono come le descriveremo, alcune potrebbero cercare un guadagno sui libri che riescono a far pubblicare. Purtroppo noi non le abbiamo ancora incontrate, ma forse siamo solo sfortunati e se vi capitasse l'occasione di incontrarne una, segnalatecelo subito.

La seguente storia è vera. Omettiamo il nome dell'agenzia e dell'autore che ci ha cortesemente inviato tutte le E-mail, che si sono scambiati il primo Agosto 2002, perché la persona che scrive per conto dell'agenzia sembra che si arrabbi facilmente e non vorremmo mettere a repentaglio la nostra incolumità fisica. Avvertiamo subito, nel caso che non si capisse, che il resoconto è fazioso e decisamente dalla parte dell'autore.

1) L'inizio

L'autore trova sulle pagine di un sito Internet, i nomi e gli indirizzi E-mail di alcuni agenti letterari.
Molti hanno una pagina Web, e scopre che tutti chiedono il pagamento di una tariffa solo per il disturbo di leggere i libri. L'autore non ha molta esperienza, ma pensa che, se un agenzia trova una buona fonte di guadagno solo leggendo i libri inediti, poi non avrà nessuno stimolo a cercare di farli pubblicare. Nella foresta di richieste di denaro (l'autore ci indica che le richieste andavano da 26 Euro a 348 Euro) trova un'agenzia che specifica di effettuare una lettura gratuita dei lavori ricevuti.
L'autore è felice di aver trovato qualcuno che ha una fonte di guadagno diversa dalla mera valutazione degli inediti, e in fondo poi risulterà vero, ma non proprio come si aspettava lui.

2) Il contatto

L'autore invia una E-mail molto gentile, dove chiede: "di prendere in considerazione l'ipotesi di rappresentarmi, per promuovere la pubblicazione dei miei libri di narrativa..."
Però, scioccato dalle richieste delle altre agenzie, chiude il messaggio con:
"È la prima volta in assoluto che contatto un agente letterario. Mi sono deciso di rivolgermi a lei, perché da un'analisi, che ammetto essere solo superficiale, mi è sembrato che la sua agenzia non voglia trarre profitto solo dalla valutazione dei lavori inediti degli autori esordienti, come invece temo possa fare qualcun'altro."

3) La risposta

La risposta che arriva il giorno dopo inizia bene: "infatti, NOME-AGENZIA non trae profitto da letture e valutazioni di testi (sollecitati e non)."
Quel riferimento "(sollecitati e non)" dovrebbe però mettere in allarme. Stanno rinfacciando all'autore di non aver chiesto nulla!

Poi prosegue malissimo, dicendo che si assumono un rischio di impresa del marketing perché chiedono solo il 10% dei guadagni dell'autore. Quando la percentuale non supera il 15%, può considerarsi una tariffa onesta, tutto dipende dai servizi offerti, ma (c'è sempre un ma...)

"ma non vogliamo, né possiamo, anticipare le spese annuali di gestione del marketing che andiamo a sostenere durante il mandato annuale di agenzia che l'autore ci conferisce. "
A questo punto viene da chiederci quale sia il loro rischio di impresa del marketing, se le spese le deve pagare l'autore. Magari pretendono solo un piccolo rimborso, continuiamo a leggere:

"Tali spese annuali di gestione includono: Spese telefoniche interurbane a case editrici, spese postali per invio di copie di manoscritti alle stesse e viaggi di rappresentanza presso gli editori. Spese che sono a carico dell'autore, e assommano a Euro 600 annuali complessivi... Le anticipo tutto ciò per correttezza..."

L'autore sobbalza dalla sedia, lui ingenuamente credeva di guadagnare scrivendo. Sa bene di non essere uno Stephen King (capirete dopo perché usiamo proprio questo nome), e che difficilmente recupererà quella somma da pagare ogni anno.

Con un po' di calcoli, vediamo che basta rappresentare 12 autori paganti, per ottenere lo stipendio di un operaio che lavora in fabbrica otto ore al giorno. Non male.
L'autore non fa tutti questi ragionamenti, apprezza particolarmente la correttezza di mettere in chiaro subito la spesa e invia una risposta di rinuncia.

Sino a qui, tutto bene. L'agenzia è stata abbastanza gentile e chiara, forse (ma non vogliamo essere più pessimisti del necessario) ha specificato la somma perché dalla prima E-mail dell'autore, era abbastanza chiaro che lui non voleva pagare dei soldi.

4) La rinuncia

L'autore ringrazia educatamente della risposta, esprime il suo apprezzamento per la loro correttezza, scrive che non mette in dubbio la loro onestà ma chiarisce che non vuole spendere del denaro. Alla fine aggiunge che lui sperava di trovare un agente che scegliesse di rappresentare solo i libri che riteneva validi e pubblicabili senza chiedere alcun rimborso spese, accontentandosi della generosa commissione ottenibile DOPO aver firmato un contratto di edizione.
È vero, l'autore non sbaglia. Dovrebbe funzionare così!
Gli agenti dovrebbero avere delle conoscenze all'interno di un grande numero di case editrici, e sapere a priori di che cosa hanno bisogno. Quindi chiedere all'autore di "aggiustare" il suo lavoro in modo che corrisponda alla richiesta e poi inviarlo (quasi a colpo sicuro) alla casa editrice, ottenendo poi dal 5 al 15% di commissione. Inviare una copia del libro a tutte le case editrici è la cosa più sbagliata che si possa fare.
L'autore si sente in colpa del rifiuto, forse manca di esperienza e pensa di essere l'unico ad andare contro corrente in Italia, quindi ammette le sue colpe chiudendo la mail con:
"Probabilmente se continuo a ragionare in questo modo, nessuno pubblicherà mai i miei libri di narrativa..."

5) L'attacco alle spalle

Notate come ora l'Agenzia tratta l'autore:
"Il tono della sua email è simile ad quello di altre di autori che in passato ci hanno contattato, e che oggi, ovviamente, non sono nostri clienti."

Oramai non ha più speranza di ottenere i 600 Euro all'anno e decide di intimidire l'autore, forse per fare in modo che non si rivolga alla concorrenza e anzi, che la smetta di scrivere per sempre:
"Non esiste un agente letterario che, come dice lei, dopo un'attenta valutazione, solo quando è certo di poter "piazzare" un libro, effettui un investimento. Come si fa a essere certi di piazzare un libro? se così fosse, saremmo milionari (in Euro), e scusi sa, ma abiteremmo alle Hawaii. Beh, magari l'agente di Stephen King è certo di pazzare il libro del suo cliente. Ma lei non è Stephen King. Potrebbe esserlo, un giorno, ne sono sicura, ma intanto...."

Non tutti gli agenti hanno case alla Hawaii, perché non ci sono abbastanza autori sul mercato che offrono quello che le case editrici cercano, se gli agenti sapessero già quello che di cui hanno bisogno, potrebbero "pazzare" (speriamo che intendesse "piazzare") i libri dei loro clienti molto più facilmente.
Questa agenzia, che non ha un sito Web, usa un indirizzo E-mail pubblico gratuito ed in Internet non si riesce a trovare nemmeno la pubblicazione di un libro della sua proprietaria, che afferma: "I libri li scrivo anch'io, come milioni di individui in questo mondo." Sta facendo capire che si degnerebbe di accettare di rappresentare un autore senza chiedere 600 Euro all'anno, solo se si trattasse di Stephen King!
Caro Stephen sei avvertito, è periodo di saldi ed approfitta subito di questa concessione!

L'autore è pieno di sensi di colpa: "Ho dato l'impressone di credere d'essere Stephen King? ma quando?" ed infatti ha scritto a noi per chiedere dove ha sbagliato. Beh, non ha dato l'impressione di esserlo, ma non ha scritto chiaramente di NON esserlo, infatti doveva comportarsi come loro specificano, che spiegano chiaramente quello che NON sono in un ulteriore passaggio:
"Non siamo né dei Don Chisciotte né Madre Teresa di Calcutta."

Bella anche la frase:
"Inoltre, facendo i conti della serva, lei concorederà che, se lei decide di inviare una decina di copie di un suo manoscritto (per posta raccomnadata) a 10 editori, il minimo che può spendere sono 100 Euro. A meno che l'ufficio postale sotto casa non le faccia uno sconto. Lasciamo perdere le telefonate interurbane."
Mah, forse l'ufficio postale dell'agente applica delle tariffe diverse, oppure la serva che incaricano delle spedizioni lucra sul resto:
Inviare in tutto il territorio nazionale per posta raccomandata (non raccomnadata come scrivono loro) un libro di 500 pagine formato A4 in copertina di plastica, costa 5,78 Euro. Questo significa che, con i 600 Euro chiesti all'autore, inviano due copie del libro ogni settimana, dando l'impressione che la tecnica sia di spedire il romanzo in giro a caso. Nel mucchio, sperano che qualcuno risponda.
Per le telefonate interurbane, i prezzi sono ancora più bassi e, se un'azienda usa molto il telefono, è sufficiente che sottoscriva un abbonamento di tipo "flat" ad una qualsiasi compagnia telefonica, chiamando in tutta Italia e pagando solo una tariffa fissa.
Con i 600 Euro chiesti a ciascun autore che rappresentano (se con queste idee riescono a rappresentare qualcuno), l'abbonamento si paga abbondantemente.

"Provi a immaginare la scena: lei che se ne sta in poltrona ad aspettare che l'agenzia, sostenendo tutti i costi finanziarii e i rischi, si sfibri di lavoro per vendere il suo libro. Non mi pare una scena molto equilibrata, dove il dare e l'avere non si sputano in faccia."
Se l'agente fa bene il suo lavoro, evitando di sputare in giro, e ottiene un contratto, si prende il 10% del guadagno su un libro non suo, e intanto l'autore in poltrona scrive il prossimo libro che porterà all'agente un altro 10%.
Mi sembra equo, un lavoro di rappresentanza e qualcosa in cambio in caso di successo.

"Se lei chiede un servizio, il minimo che le si possa rispondere è un rimborso spese. Se lei non accetta nemmeno questo, allora si deve ritenere che lei consideri il srvizio reso da un'agenzia letteraria come 'assumersi l'onore di rappresentare un autore per il semplice fatto che l'autore ha scritto un libro."
Mi sembra che qui si salti a delle conclusioni affrettate. Però è più gentile, questa volta non afferma che l'autore crede di essere Stephen King, ma è megalomane solo perché ha scritto un libro. Il discorso del rimborso spese per il srvizio poterebbe reggere, ricordiamoci però che chiedono 600 Euro all'anno.

6) La resa incondizionata

L'autore risponde, avvertiamo che si tratta dell'ultima E-mail, poi non restate delusi se non troverete il lieto fine:
È molto cortese, cerca di spiegare di non essere un megalomane arrogante, e sopratutto non capisce come l'agente si sia fatto questa impressione:
"Ho riletto adesso le mie due mail precedenti, ma non mi sembra di averla mai offesa né insultata. Proprio non capisco dove io abbia sbagliato e perché si è arrabbiata così tanto."

7) Squallido finale

L'agenzia non risponde, in fin dei conti l'autore non era Stephen King.

8) Trovate voi la morale

Abbiamo conservato tutte le versioni complete dello scambio di E-mail tra l'autore e l'agenzia, come abbiamo dichiarato all'inizio, ci siamo schierati dalla parte dell'autore ed essendo stati particolarmente duri, abbiamo evitato di nominare l'agenzia che non si può riconoscere da questo articolo. Potrebbe essere l'agenzia migliore del mondo, e per 600 Euro all'anno, forse riesce a far pubblicare quasi tutti i clienti che ottengono lauti guadagni, anche se con la sua percentuale, l'agente non riesce ancora ad avere una casa alle Hawaii, ma questo è sicuramente per colpa degli autori.

Se avete avuto anche voi un'esperienza diretta con un'agenzia letteraria, per cortesia comunicatecelo. Soprattutto se è stata positiva, vorremmo equilibrare un po' questo articolo.

Avete qualcosa da dire sull'argomento?
Potremmo inserirlo in queste pagine

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