Piccoli dubbi grammaticali
di Carlo Vanin

Questo breve articolo tratto dal commento di un racconto, vuole illustrare il parere di un lettore "tipo". Gli autori devono naturalmente sentirsi liberi di scrivere come preferiscono.

Argomenti trattati:

Le eufoniche.

Si chiamano così le -d grazie alle quali "e" e "a" si "adattano" (eu-fonia significa "suonare bene assieme") alla vocale seguente. Ricordati di usarle solo se "e" e "a" sono seguite dalla stessa vocale, cioè:
ed eccolo
ma non
ed ancora.
Lo stesso vale per la "a": si scrive ad Ancona, ma non ad esempio, per quanto suoni bene.
Non è una regola precisa, naturalmente: i manuali preferiscono soprassedere, dato che gli scrittori fanno molto spesso di testa loro. Sappi, comunque, che la regola che ti ho illustrato è la più certa... e ti toglie il dubbio se mettere o non mettere la -d eufonica.

Il discorso diretto

«Ciao!» Disse Gino. «Come va?»

Questa è la forma più corretta possibile. Usa la maiuscola quando comincia e dopo le virgolette di chiusura. Ricordati sempre, poi, che il discorso diretto va sempre fatto finire con un segno di interpunzione... visto che è una frase di senso compiuto (come il punto esclamativo che ho messo io nell'esempio).
Dopo Disse Gino ho messo un punto. Quando lo stesso personaggio continua a parlare, però, preferisco usare la virgola... leggermente meno corretto ma più agile.

«Ciao!» Disse Gino, «Come va?»

Altra virgola si può usare in casi estremi anche alla fine di un discorso diretto, prima delle virgolette (o degli apici) di chiusura. Questo serve per far capire al lettore che la frase continuerà alla prossima apertura del discorso diretto.

«Lo so,» Affermò Gino: «È meglio così.»
In questi casi io uso i due punti dopo l'inciso... e, lo stesso, la maiuscola dopo la seconda apertura.
«È meglio così». Non «è meglio così.»
Ricorda quindi che la maiuscola, come la punteggiatura, aiuta il lettore a "staccarsi" dal livello narrativo del testo ed entrare in quello dialogico.
Anche qui ci sono numerosi esempi che mi smentiranno... e spesso provengono tutti da grandi scrittori. Beh... finché non saremo grandi seguiamo le regole, ok? Basta un po' d'uso continuo e ti verrà automatico.

La punteggiatura

È la più grande amica di uno scrittore. I manuali ne possono parlare a lungo... ma la verità è che la punteggiatura bisogna sentirla, e la puoi veramente sentire quando rileggi il testo.
Ricordati di usare più spesso i due punti in frasi esplicative:

Sì: scrivere è bello.

Ma anche:

Abbattè l'astronave: era stato facile, in fondo.

Molti userebbero il punto, qui. Sono d'accordo. Tuttavia, l'effetto della frase sopraccitata possiede una sfumatura esplicativa in più.
Ricordati inoltre che a inizio frase, dopo locuzioni spaziali o temporali e dopo avverbi, la virgola è d'obbligo. Qualche esempio:

Quando la navetta uscì dall'atmosfera, i motori si accesero.
Improvvisamente, il capitano fece fuoco.
Tuttavia, niente era come sembrava.

Lo spazio mentale (e reale, quando leggiamo a voce alta) che la virgola indica è un importante strumento di micro-suspance. Improvvisamente, (per un attimo infinitamente breve ti chiedi cosa verrà dopo) il capitano fece fuoco. I puntini di sospensione usati in modo parco sono un altro valido aiuto. Stanno bene anche quando la narrazione imita lo scorrere dei pensieri del protagonista. Esempio:

Si chiese come avrebbe fatto a uscire da quella situazione... dato che l'avevano abbandonato.

Come vedi qui poteva starci anche una virgola, no? I puntini però "mostrano" meglio lo stato di ansia del personaggio. Mi ri-raccomando: usali poco perché sono lo strumento di punteggiatura più potente che hai e un uso eccessivo rischierebbe di rovinare il testo.

I sinonimi

Sembrerò un professore bacucco... ma il consiglio che mi hanno dato generazioni di docenti è sempre valido: scrivi sempre con un vocabolario al tuo fianco. È il tuo strumento di lavoro come il martello lo è del fabbro. Devi entrare in simbiosi col vocabolario, averlo vicino anche quando leggi il giornale o "Topolino" o Stephen King. E quando scrivi, naturalmente.
Il vocabolario aumenterà a dismisura il tuo repertorio fraseologico, oltre a illuminarti sul corretto uso di certe espressioni o preposizioni. A proposito: cerca di usare "disse" e "fare" solo quando è estremamente necessario... in situazioni di emergenza linguistica. Rispetto ad altri giovani scrittori tu sei un po' più avanti nell'uso e la scelta di parole, per questo non dubito che tu comprenda l'importanza di variare il testo il più possibile, mantenendolo fluido.

La fluidità

Questa è la caratteristica fondamentale del testo, forse addirittura più importante della perfezione ortografica. Il testo, oltre che una macchina, è una torre di Lego. Ogni pezzo deve incastrarsi perfettamente all'altro, ogni periodo dev'essere studiato, vagliato e sistemato al suo giusto posto. Ogni frase va limata fino a rasentare la perfezione e, in più, dev'essere messa nel giusto posto, all'interno del paragrafo.
Chiediti sempre: questo quando lo devo dire? È giusto che lo dica? Che sia meglio non dire niente?
È la grande qualità dei grandi scrittori: la coesione, il comporre un mosaico di elementi omogenei la cui esistenza è necessaria. Studiati bene i periodi quando rileggerai il racconto, ripetili ad alta voce.
Magari segui le mie indicazioni, se ti va. Sono solo consigli che mi derivano da una lunga esperienza. Nessuno possiede la verità rivelata sul modo corretto di scrivere.

Varie ed eventuali

 

Leggete anche Tramonto, un racconto di
Carlo Vanin, autore di questo articolo.