Ricarica     Introduzione (del tutto personale)
allo scrivere...

 

Perché personale? perché è mia convinzione che chiunque sia libero di scrivere quello che gli pare, e soprattutto, come gli pare.
Il lettore, adulto e consenziente, deciderà se leggere o meno un libro; deciderà se acquistarlo o lasciarlo sugli scaffali della libreria. Ci sono alcuni casi di libri d'autori popolari, prodotti per essere venduti e non per essere letti, ma prima di convincere un editore a pubblicarli bisogna diventare autori famosi.

Per chi scriviamo?
Se siete convinti di scrivere solo per voi stessi, allora, come precisato nel paragrafo precedente, sentitevi liberi di comportarvi come volete, ma se scrivete per chi vi leggerà, allora bisognerebbe seguire alcuni principi.
Qualcuno potrebbe dire che lo scopo principale di un autore esordiente, sia quello di convincere un editore a pubblicarlo. Fingiamo però, che il nostro primo pensiero vada al lettore, che gentilmente si appresterà a leggere il nostro lavoro.
L'obiettivo principale, è quello di coinvolgerlo. Dovremmo avere la costante preoccupazione di non annoiarlo per evitare di perderlo. Ricordiamo che ci ha fatto un favore iniziando a leggere e non vogliamo deluderlo.
I racconti che hanno una trama (non sempre la hanno), di solito si possono dividere in tre parti: Un inizio, uno svolgimento e un finale. Le tre fasi non devono corrispondere all'ordine temporale della storia, per questo il risultato si chiama "intreccio".

L'inizio può descrivere il protagonista già vecchio che ricorda la sua storia passata, ma avrà sempre le caratteristiche peculiari di un inizio.
Nelle prime righe, cercheremo di far capire nel modo più chiaro possibile di che cosa tratta la storia che seguirà, allo scopo di creare una certa aspettativa in chi sarà interessato a proseguire nella lettura, e di far abbandonare subito il libro a chi si aspettava qualche cosa di diverso.
In questa fase si tende a fornire troppe spiegazioni e descrivere troppo i protagonisti, rendendo pesante la lettura, spiegherò in seguito alcuni accorgimenti per diluire le noiose, ma necessarie spiegazioni.

Lo svolgimento è una parte critica, perché deve curare la transizione dallo stato iniziale di incertezza all'inevitabile conclusione che chiarirà tutti i dubbi. Va trattata con cura, essendo la fase più lunga è qui che si perdono la maggior parte dei lettori.
Se si tratta di un racconto breve, non ci sono particolari problemi nel mantenere vivo l'interesse per un paio di pagine, ma nel caso di un lungo libro forse è meglio inserire qualche piccolo episodio movimentato per risvegliare l'attenzione.

Ritengo che sia un diritto del lettore non rimanere deluso nel finale. Bisogna mantenere le promesse fatte quando abbiamo creato le aspettative nella parte iniziale. Il carattere del protagonista andrebbe descritto nuovamente, perché la maggior parte delle volte si è evoluto rispetto a come era all'inizio. L'esperienza che ha vissuto dovrebbe essere significativa, altrimenti che scopo avremmo avuto nel raccontarla?

Il tempo narrativo
Come già accennato non è obbligatorio che coincida con il tempo della storia nella costruzione dell'intreccio.
Nel libro "La Fabbrica", per diluire le spiegazioni, ho diviso i cinque capitoli nel seguente modo:
nel 1o capitolo descrivo il tempo "centrale" della storia.
nel 2o capitolo ci muoviamo un passo indietro rispetto al 1o
nel 3o capitolo ci muoviamo un passo in avanti rispetto al 1o
nel 4o due passi indietro rispetto al 1o
nel 5o due passi in avanti rispetto al 1o
Complessivamente il reale ordine cronologico dei capitoli è: 4, 2, 1, 3, 5.
L'effetto complessivo non mi ha deluso, la storia continua ad avere un senso e questo rimpallo
(0, -1, +1, -2 e +2) non ha infastidito i lettori che gentilmente hanno fornito il loro parere.

I personaggi
Spesso ci sono problemi per trovare i nomi dei personaggi. Per i racconti brevi gli attori sono pochi e il carattere del protagonista assomiglia a quello di chi ha fornito involontariamente lo spunto per la storia. Nei libri è più difficile.
Scegliere dei nomi italiani non dovrebbe essere difficile (avete un elenco telefonico in casa?) ma a volte può esser utile usare nomi anglosassoni. Per questo potete trovare utile il generatore casuale di nomi che mettiamo a vostra disposizione in questo sito Web.

La stesura, il dialogo e l'ambientazione
Può essere consigliabile scrivere almeno due volte. La prima, spinti dalla creatività, si possono buttare letteralmente su carta i vostri pensieri, senza far caso alla forma e alle ripetizioni. Le idee possono arrivare nei momenti più impensati, e si può scrivere usando materiali di fortuna, avendo come limite lo spazio libero sulla carta trovata e la resistenza del polso destro.
La seconda volta si possono trascrivere gli appunti sul PC. In questa operazione si può avere l'occasione di rileggere il testo cercando di scriverlo in una forma accettabile.
Dopo aver finito, è meglio lasciar trascorrere alcuni giorni, per staccarsi emotivamente dalla storia, e dopo averla stampata cercare di leggerla come farebbe un ipotetico lettore ideale.
I dialoghi, per non offendere il lettore, dovrebbero essere almeno simili a quelli reali, e usare un linguaggio simile a quello parlato.
Creare delle ambientazioni per i libri, è forse la parte più divertente, ma che rischia di diventare noiosa per chi dovrà leggere le descrizioni. Potrebbe essere necessario all'autore, pianificare al dettaglio i vari luoghi, ma è poi sconsigliabile inserire tutte le spiegazioni all'interno del testo.

L'idea
Chi può sapere come nascono le idee?
Nel mio caso l'idea nasce spesso da una scena particolare che mi ha colpito. Poi inserisco un protagonista nella situazione che ho immaginato e vedo come se la cava.
Spesso non so come finiscono i racconti. Può capitare che rimangano in sospeso sin quando il protagonista non "decide" di agire.

In conclusione
Come scrive Shakespeare: completate le nostre lacune coi vostri pensieri... facciamo appello alla vostra umile pazienza, perché cortesemente ascoltiate e poi gentilmente giudichiate il nostro spettacolo.

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