Lì e Lù erano fratelli gemelli.
Lì, derivava da Libero, ma era un controsenso per lui, intrappolato in quella specie di vita.
Lu', derivava da Ludovico, troppo importante per un ragazzo del suo quartiere. Lu' era un ragazzo d'indole più serio, più gentile e ubbidiente, troppo magro per la sua età, bruno,aveva gli occhi sporgenti come un gambero, parlava così frettolosamente che inghiottiva a metà le parole, guardava sempre attorno a sé misteriosamente come se cercasse qualcosa,o meglio come se volesse scappare o nascondersi. Quando era eccitato gli tremavano gli occhi.
Lì,invece, più robusto, era un ragazzo più quieto, dagli occhi malinconici, aveva dei brutti denti che sporgevano dalla bocca, tanto che aveva sempre le dita in bocca premendoli come se volesse spingerli dentro.
Nel momento in cui sia Lu che Lì poterono reggere il cucchiaio da soli, in quello stesso momento dovettero fare tutto da soli. Se erano ammalati o avevano qualche dolore si aiutavano tra di loro senza lamentarsi. Si mettevano accanto nello stesso letto, cullandosi. Qualche volta Lu' essendo più delicato cominciava a battere i denti preso da una febbre improvvisa e Li' non si muoveva dal suo letto si rannicchiava accanto come un cucciolo e gli cantava qualche canzoncina oppure gli recitava qualche sua poesia,dal momento che gli piaceva scrivere. Una volta approfittando che suo fratello dormiva, incominciò a canticchiare questi suoi semplici versi:

Piccola casa
di questo vicolo
sporco e malfamato
con tanta voglia di vivere,
e voglia di scoprire,
questo è il nostro mondo, o mio fratello!
Insieme cammineremo
lungo quella strada, lungo quel sentiero
e un giorno ci lasceremo dietro
questo mondo di barriere
muto e sordo alle nostre preghiere.
La porta che ogni mattina la mamma
chiude di corsa
apre il dolore nel nostro cuore
Ma credimi,fratello,noi non siamo soli
io e te un giorno ce la faremo e
un giusto mondo insieme scopriremo

O Dio se Tu sai
se Tu puoi
se tu conosci tutte le strade
dà a noi un indizio
affinché possiamo
prendere quella gusta.

Così cantando Lì si addormentava ai piedi del letto, finché non venivano svegliati, bruscamente dalla madre che doveva andare a lavorare come domestica.
Avevano paura della notte, della solitudine, ma erano in due e questo l'aiutava a superare tutto. Non c'era nessuno che sarebbe andato a consolarli.
Non conoscevano cosa fosse il gioco, oppure ricevere qualche giocattolo, riuscivano ad essere liberi solo nella casa dei piccoli amici che li accoglieva. Il loro gioco preferito era una vecchia palla che per loro rappresentava la felicità quando all'aperto potevano finalmente correre e giocare, dopo aver preparato da mangiare o aver riassettato la casa. A dodici anni facevano tutto quello che era il lavoro di un adulto.
Fin che erano piccolissimi avevano creduto che anche gli altri bambini avevano una madre come la loro, una vita simile, ma piano, piano si accorsero che non era per tutti così. E perché solo a loro la vita gli aveva negato un bacio, una carezza una parola dolce, l'amore vero di una madre e di un padre.
Una baracca vecchia e malandata dove pioveva da tutte le parti, era la loro casa. La madre, una donna troppo giovane per interessarsi dei suoi bambini e li picchiava perché a sei anni volevano andare a scuola o trascorrere qualche ora insieme agli altri bambini.
Invece dovevano stare davanti alla porta di casa o per la strada, quando lei era impegnata in casa o quando lei era a passeggio, anche se era di notte e loro cascavano dal sonno. Quel sonno scendeva sulle loro palpebre ribelli che nascondevano quegli occhi tristi ma pieni di sogni. Avevano freddo con quei pantaloni consumati e la giacchetta di finta pelle imbottita. Malgrado tutto la madre cercava di provvedere sempre al loro sostentamento, Lì e Lu, anche se ognuno per conto suo, sognavano le stesse cose: qualunque cosa pur di andar via da quel rione, da quella sudicia casa, provvedere da soli a tutto, anche alla madre... che pur essendo scellerata, l'amavano tanto. A quattordici anni chiusero la porta alle loro spalle e scapparono come se avessero le ali alle gambe pronti a fuggire di casa, o meglio per ritornare con qualche soldo in più.
Vani furono i tentativi di chi si interessava di loro, si cercò di riportarli nella casa di accoglienza, ma fu tutto inutile.
I sogni però non bastavano per vivere da soli e così ritornarono, ma il destino fu con loro inesorabile perché incontrarono il solito amico, amico di un amico importante che promise loro di aiutarli. Ma erano sempre due bambini, ingenui e pieni di fiducia.

Così accadde che Lì e Lu si ritrovarono a far da pali a due ladri che rapinavano una gioielleria. Troppo giovani e quindi inesperti rimasero là anche quando arrivarono i poliziotti che subito li arrestarono.
Erano proprio davanti al negozio quando, troppo ingenui e maldestri, cominciarono a farsi notare dalla gente, Lu' entrò nel negozio ma fu subito preso e Lì si precipitò in aiuto del fratello. Sentirono due braccia robuste che gli stringevano i polsi e delle voci urlare: "piccoli delinquenti".
Furono rinchiusi in una casa di rieducazione, portati davanti ad un omone in divisa che li accompagnò nella loro cella dove rimasero fino alla loro maggiore età. Avevano le lagrime ferme in gola, quelle maledette lagrime che non si scioglievano mai in pianto, perché si sentivano già uomini forti e, non potevano piangere come due femminucce.
Qui, nel riformatorio, si scontrarono con una realtà molto dura: con delinquenti baby di ogni misura, per sopravvivere alle loro imposizioni si immedesimarono nella parte di bulli e prepotenti e fecero capire che erano due duri anche loro che stavano progettando un grosso piano che li avrebbero resi ricchi.
Gli altri li invidiavano perché loro in due erano già una forza.
Lì, allora disse al fratello: "noi siamo due e possiamo unire le nostre idee, i nostri sogni e farcela per cambiare la nostra vita."
Lu, rispose: "Se la casa di rieducazione è questa, la galera sarà ancora peggiore io non voglio entrarci."

Scontata la pena uscirono con solo un fagottino sotto il braccio, ma con molta determinazione e un mestiere in mano. Cominciarono con lavori occasionali, lavare le auto, scaricare la merce al porto, scaricando cassette di pesce e qualche volta portavano la spesa a domicilio, oppure aiutavano gli anziani. Sempre disponibili per poche lire e per un pezzo di pane. Dormivano dove capitava, per la strada,in stazione o in quei luoghi di accoglienza tra barboni e gente poco fidabile.
Con l'andar del tempo si convincevano che questa non era certo la vita che loro sognavano. Ma qual era il loro sogno? Forse troppo irrealizzabile?
Il loro sogno era un'officina, dove avrebbero potuto lavorare e anche dormire. Qualcuno scommise su di loro due; fu quasi per gioco che un concessionario di auto affittò loro un vecchio capannone per pochi soldi con l'impegno che avrebbero lucidato le nuove auto. I due fratelli con le loro tute azzurre sembravano degli autentici operai,tanto che il padrone pensò di giocare ancora su di loro e fornì gli attrezzi del mestiere di meccanico dicendo: "e ora datevi da fare."
Era stato davvero un gioco?
Una scommessa?
O forse solo solidarietà?

L'amore è la radice elevata alla
infinita potenza che diventa il massimo comune denominatore della vita.
Il cuore dovrebbe comportarsi sempre
come una equazione di sentimenti
la speranza alla fiducia, la sicurezza alla certezza
in un unico risultato" la felicità."

Lì e Lu, nel mondo si sono ritrovati sempre l'uno nell'altro e guardandosi
in fondo al cuore hanno ritrovato sempre due emozioni in una sola "la
speranza" grande premio per la loro esistenza.


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