Sto tornando a casa e sono euforico, perché stasera Alessia mi ha sorriso.
Nello stereo ho messo "Nevermind" dei Nirvana, un album tosto per guidare.
Mi immetto in via Togliatti senza cattiveria e un'auto arriva da sinistra come un treno, facendo i fari per impormi di aspettare. Mi immetto nella strada e l'auto è già parecchio avanti: sta lampeggiando nuovamente, stavolta a un'altra macchina che la precede.
Stronzo.
Odio la gente che fa così, persino a notte fonda, quando non c'è l'ossessione di arrivare in orario sul posto di lavoro. Si credono gran piloti e i padroni della strada, e corrono anche se davanti a loro la gente sta andando inevitabilmente piano, a causa della fila.
Poiché la macchina davanti al gran pilota si sposta sulla destra, per dare strada, mi infilo nella corsia a sinistra anch'io, mentre la musica dei Nirvana comincia ad esaltarmi un po'.
È un'alfa 33, l'auto che lampeggia: un'auto datata, con le marce corte e cavalli di potenza non indifferenti, ma deve rallentare perché davanti a lei tre-quattro macchine sono in fila. Gli sono dietro e per un attimo la illumino con gli abbaglianti, così il pilota gusta la stessa medicina che sta imponendo agli altri.
Mi sento un giustiziere che vendica la comunità.
"Smell like teen spirit" rimbomba dalle casse e aumenta i battiti del mio cuore, pompando sangue più veloce. In un articolo che ho letto recentemente, i brani dei Nirvana risultano tra i più pericolosi in assoluto, durante la guida di una vettura.
«E-lòu, e-lòu», canticchio sorridendo. È come se avessi bevuto birra fresca e sostanziosa: quella che ti dà più forza e percezione.
Scalo dalla quarta in terza e premo l'acceleratore. La macchina risponde alla pressione del mio piede, densa di promesse, e quando insisto obbedisce con docilità.
Ne godo intimamente, come se fossi un pugile che affonda i colpi contro un sacco.
Sorrido e sono un calcolatore, una macchina balistica di precisione. Ho in testa la piantina esatta di tutto il traffico circostante. Quando rallentano, sono pronto; quando riprendono, so perfettamente cosa fare.
"E-lòu, e-lòu" e sento il volante e le vibrazioni del motore; "e-lòu, e-lòu" e vedo ogni movimento e ogni variazione.
I Nirvana sono la colonna sonora del mio dominio: sono il dio della benzina e dell'accelerazione.
Rallentano, all'interno dello spazio che percepisco. L'Alfa 33 del mio avversario, davanti a me, rallenta un istante dopo.
È tempo di elaborare i dati.
Alla nostra destra si scorre un filo più velocemente. L'Alfa realizza i propri calcoli balistici e si sposta a destra senza mettere la freccia.
Conviene? Non conviene? Gli stop di chi sta più avanti di tutti gli altri, sulla corsia di destra, si illuminano come fari. Rimango nella mia corsia, rischiando, e mi preparo a sfruttare la minima occasione.
«Andiamo», mormoro, con più fervore di un credente. Invoco la divinità del traffico e del poker affinché le luci rossi davanti a me rimangano neutrali.
Sulla corsia di destra, davanti all'Alfa, è tutto un luccicare di stop frustrati.
Sento che il mio avversario si sta preparando al gran ritorno sulla corsia a sinistra, ma è terra che controllo, ora, e sono pronto a tutto: mi attacco alla station wagon che mi precede e costringo il gran bastardo che ci prova, spostando il muso, ad aspettare.
Wow! Che sensazione di goduria e di vittoria sul nemico. È come se Napoleone avesse schiacciato in una trappola mortale le truppe pompose e tracotanti dei prussiani e degli inglesi. Ho dimostrato il mio valore al mondo e godo, ma il mio trionfo deve essere difeso.
Guardo nello specchietto in alto e valuto la situazione attuale: il pilota dell'Alfa è riuscito a tornare sul mio lato, ma c'è un'altra auto tra la mia e la sua.
Il problema è che un po' più avanti è piazzato un incrocio con un semaforo a doppio taglio: permette di girare a sinistra o di proseguire. L'azzardo è che quando la corsia di sinistra rimane libera, si può sfruttare per andare dritto più veloci.
Tutto dipende da quanto sono fessi i guidatori avanti. Se anche soltanto uno mette la freccia per girare all'ultimo secondo, sono fregato e perdo il mio vantaggio; se invece vanno dritti, mi conviene assolutamente restargli dietro. È un calcolo sublime, una roulette fatale per sfruttare la corsia di sorpasso; se sbaglio la decisione, i bastardi che sono a destra non mi permetteranno certo di cambiare la corsia.
Un muso d'automobile, dietro, si sporge verso destra. È il tizio dentro l'Alfa, che ha già deciso cosa fare.
Lascio perdere gli indugi e mi sposto a destra ora che posso. Lo faccio appena in tempo, visto che nella mia corsia, a sinistra, un attimo dopo stanno rallentando.
La macchina perfetta; il pilota che non perdona. Passo l'incrocio e finalmente in testa, seguito da uno sconosciuto e dall'Alfa scura dietro.
Le due corsie di fronte a noi adesso sono entrambe libere. Tra noi e le macchine più vicine intercorrono secondi preziosi.
Controllo la situazione dal retrovisore e l'Alfa si è già spostata tutta a sinistra bruscamente, cazzo, con l'intenzione di sorpassare.
Che fare? Davanti a me non c'è nessuno da superare, per cui non avrei ragione di spostarmi di corsia, ma posso permettere a questo stronzo di passare?
Neanche per sogno, porca puttana ladra, e mentre schiaccio per ottenere il massimo, metto la freccia a sinistra per avvertirlo e per spaventarlo un po'.
Ne ho il diritto: io ero avanti e ormai siamo addosso alle vetture che ci precedono.
L'Alfa però non si rassegna e mi lampeggia, provando comunque ad infilarsi.
«Non ci provare», sibilo, deciso, e me ne frego dei suoi lampeggianti e della sua accelerazione. Inchioda e si scompone da una parte, facendo fumo per la frenata, ma non perde il controllo e non esce di strada.
Mi chiedo se ha strusciato contro lo spartitraffico, con la sbandata, però sono convinto che così s'impara.
Non può sorpassare chi gli pare; non può costringere tutti a farsi da parte. Ho qualche dubbio e mi ripeto di essere il migliore. Sono il castigatore dei prepotenti e ho vendicato tante vittime innocenti. Però...
Due fari mi accecano gli specchietti e la massa di un'auto nera mi passa accanto sulla destra.
L'Alfa, realizzo, e la 33 mi taglia la strada. Inchioda con violenza, costringendomi a frenare.
Si aprono gli sportelli mentre rimetto il cambio in folle, e dall'auto del nemico scendono due tizi minacciosi.
Cazzo, mi pestano.
Ingrano la retromarcia, schizzo tre metri indietro, spingo la prima e schiaccio l'acceleratore a morte, sfruttando il buco libero rimasto a destra della strada.
Porca puttana, e adesso?
Dallo specchietto li vedo rimontare sulla macchina per venirmi dietro. Anche se ho
del vantaggio, la loro 33 mi sembra più potente... e inoltre più avanti c'è un maledetto incrocio!
Andiamo, cazzo, andiamo!
Sorpasso due macchine e spero nel verde fisso, ma quando ho quasi raggiunto l'incrocio e sono il primo, il semaforo diventa rosso e le macchine che provengono da destra scattano immediatamente avanti, tagliandomi la strada.
Guardo nello specchietto in alto e vedo che alle mie spalle stanno arrivando come un treno. Riesco ad avanzare un poco, per ridurre almeno in parte la forza dell'impatto, ma il "TUM" che sento, fino al midollo, è come una spallata datami con cattiveria.
Scendono, anche se riesco a vederne solo uno. È basso, tarchiato e forte; arriva al mio sportello che ho chiuso affannosamente con la sicura. Prova ad aprirlo, quindi mi guarda fisso e bussa sul finestrino.
«Che vuoi?», protesto, senza troppa convinzione. Ciò che mi impressiona è il fatto che il suo viso è assolutamente inespressivo.
Si tira indietro e dà un gran pugno contro il vetro, senza nessun effetto. Dà un altro pugno, quindi si tira indietro e mi rendo conto che sta per dare un calcio allo sportello.
Si ammaccherà! Danno, rovina e soldi da sborsare.
Ingrano la prima e scatto per istinto avanti, cercando di passare.
La prima macchina si ferma, dondolando; la seconda però è più grande e non si lascia impressionare. Sono costretto a fermarmi nuovamente, mentre qualcuno suona il clacson in segno di protesta e rabbia da sfogare.
L'uomo tarchiato raggiunge il mio sportello, come prima. Mi pizzica la pelle: è la paura. Sul finestrino a destra sbatte qualcosa molto forte, e alla seconda botta, quando il vetro si frantuma, istintivamente alzo le braccia per proteggermi gli occhi e il viso.
Cazzo! Cazzo! Mi tiro indietro e appoggio la schiena contro lo sportello di sinistra chiuso, ma dall'altro lato entrano due braccia molto forti, che mi tirano con violenza per farmi venire fuori.
Scalcio, agito le braccia, tiro cazzotti e sberle. La mano destra mi fa male, perché ho colpito o sono stato colpito da qualche cosa di tagliente. Sento che si rompe anche il vetro alle mie spalle e mi arriva una forte botta sulla nuca.
Perché non interviene nessuno per dividerci? Che fine ha fatto tutta la gente in auto che ci circondava?
Mi salveranno, mi salveranno in tempo... Intanto mi danno un'altra botta e mi strappano fuori dal finestrino.
Urlo, mi pare, e sento tagli dappertutto; anche quando mi sbattono per terra, sopra l'asfalto duro.
Cerco di tirarmi su e mi arriva un'altra botta: un pugno sulla faccia che stranamente non mi fa male. Quello che mi fa male e mi terrorizza veramente, è la sensazione di pericolo mortale.
Mi sento stordito, però, e con un altro colpo cado sulle ginocchia. Credo di avere detto "basta", ma mi arriva un calcio terribile contro un fianco, e questa volta il dolore è molto forte.
Signore Iddio, Cristo ti prego salvami... Mi premo le mani dove duole, poggiandomi su un fianco, sull'asfalto. Mi avvicino le ginocchia contro il petto.
Ci sono i fari delle macchine, intorno al mio calvario, e sento le voci dei soccorritori.
Mi salveranno, sono pentito e voglio tornare a casa. Perché non sento le sirene della
polizia?
"BAM!" Un lampo di luce e di dolore in faccia.
Mi hanno... Mi hanno dato un calcio in faccia, credo.
Mi raggomitolo più stretto e chiudo il mio scheletro tra le ginocchia e il volto, per proteggermi dal mondo e dal dolore.
Mi pento, mi pento! Mi salveranno perché sto chiedendo perdono a Dio.
Infatti smettono e riesco a guardare verso l'alto. Un occhio solo è sufficiente per dire di nuovo "basta", piano.
Mi cureranno e mi rimetteranno in piedi... Il tipo tarchiato ha un bastone, una sbarra che luccica e che mi ipnotizza.
Le sento bene le sirene, ora. I poliziotti lo arresteranno afferrandolo per le braccia con forza travolgente. Infermiere bellissime mi allatteranno coi loro seni.
Io sono la realtà che esiste: non è possibile che si possa fare a meno di me...
Lo guardo muoversi e penso all'ordine dell'universo, al freddo e al gelo, e mi sento mancare il fiato.
Cala con forza la sbarra verso il basso.
Un attimo di lucidità assoluta e so perfettamente di morire.


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