Pensieri d'autore...
Quattro rondini che volano nel cielo blu, la mistica immagine del principio della vita. Il pianto di un bambino, i primi movimenti. Il vero senso della vita è racchiuso in tutto ciò, in come mettiamo in ordine le idee fin dall'inizio, in come ci poniamo rispetto agli eventi ancora prima di poterli prevedere. Un cerchio si allarga sulle nostre esistenze, arriviamo come stranieri, sconosciuti, per incuriosire chi ci circonda; dopo di che iniziamo ad abbattere le nostre frontiere, a far parte del grande progetto terreno. Cosa significa tutto questo delirio?
Semplicemente che non esiste una vita tanto indegna da non essere vissuta, esiste una vita offerta ad ognuno di noi da sfruttare nel modo giusto per favorire noi stessi e gli altri. Partiamo dal piano dell'esperienza, dove ognuno di noi si ritrova a raccogliere i cocci qua e là per costruire le prime fondamenta; c'è chi inizia a piangersi addosso, incapace di andare avanti e consapevole di essere solo, c'è chi pretende da subito il meglio e dimentica il concetto di collettività tra i singoli. Insomma, è un terribile rompicapo, che non è mai stato sostituito da progetti divinatori più semplici, è il primo cancelletto ad una corsa di cavalli, dove il più veloce ha maggiori speranze di raggiungere il traguardo da vincente.

Sono esperienze presto dimenticate, sostituite da una falsa nostalgia per tempi migliori, ostruite da mille bugie.

La vera e propria partenza sembra si abbia con la stesura delle più assurde riflessioni durante l'adolescenza, quando sembra che sia il mondo a cambiare invece di noi. Iniziamo così ad elaborare pensieri complicati e profondi, veri e propri capolavori, dei quali però ci vergogniamo e rifiutiamo di mostrare alla società.

Inizia così la storia di Jo.

Parte prima

Era una ragazza, come tante altre sembrava non avere nulla di speciale, la si poteva definire accettabile.
Jo, addormentata sul bianco letto di un ospedale; quel corpo inerme nel quale sono racchiusi i ricordi più belli di pochi anni d'esistenza.
Jo, in coma da quasi tre settimane, legata a questo mondo da un freddo computer che batte i secondi con un BIP fastidioso. Non risplende più sul suo viso quel meraviglioso sorriso riflessivo di piccola ventenne, non brillano più i suoi occhi di quella luce magica. Non è più come prima tenerle la mano; le sue dita fredde non fanno altro che riportare alla memoria questa triste realtà.
Le sono sempre stato vicino, la spiavo, in un certo senso, senza neanche sapere perché lo facevo. Sentivo di doverla proteggere, sentivo che era parte di me, sentivo che la sua vita era anche mia; senza voltarmi ho condiviso con lei esperienze belle e brutte, abbiamo pianto, abbiamo riso, sempre insieme, consapevoli di essere due facce della stessa medaglia fuse nella medesima anima.
I primi raggi di un sole autunnale inondano la stanza, portando un po' di vita in questo luogo di morte; il silenzio dei corridoi contrasta terribilmente con il sapore fresco di gioia che entra dalla grande finestra.
Jo non può sentire tutto questo, i suoi pensieri viaggiano lontano, attraverso una misteriosa valle di musica e magia; un paradiso ideale, creatosi nemmeno un mese fa, un luogo nel quale è sola, coi suoi pensieri; incapace di riprendere la strada verso casa.
Sua madre le parla, così come suo padre; gli altri non possono entrare, le persone che l'hanno veramente amata e rispettata devono attendere fuori, il cenno di qualche medico o degli stessi genitori, il nutrimento di una speranza che sta perdendo la sua aura di luce, una parola, che possa cancellare il rimorso per ciò che è accaduto, il mio e quello di tutti gli altri.
Jo, sembra ieri, non riesco a pensare ad altro se non a tutto il tempo che hai vissuto; ricordo quando a quattordici anni riponesti in un cassetto i tuoi dubbi e le tue paure per lanciare la prima sfida al mondo, il cassetto in cui avevi abbandonato i tuoi sogni, le tue prime poesie per diventare un automa come gli altri, per ottenere stima e rispetto come pretende qualsiasi altra quattordicenne. Solo successivamente hai capito quanto avrebbe influito la poesia nella tua giovinezza, perché erano lì che si riflettevano le sensazioni e le delusioni da te provate nei primi anni di vita; e perché la poesia è una delle cose che ti hanno portato a questo.
Perché continuo a parlarle? Tanto è inutile, la sua mente è lontana, ha deciso di andarsene, e non so cosa potrebbe farla tornare.
Non riesco a capire, ha sempre dimostrato una grande forza, che nascondeva dietro la sua capacità di cambiare per gli altri, una doppia faccia, un concreto dualismo che riempiva il vuoto della mia esistenza, eppure adesso la vedo impotente, vuota, sembra morto il suo spirito battagliero, è rimasto uno sguardo addormentato, inespressivo; un velo immaginario sul suo viso che la divide da me e la rende uguale al resto del mondo. Ma non è giusto che sia così, perché Jo è sempre stata un'identità unica. Se anche fosse vero che tutti gli individui nascono con una stessa coscienza, Jo dimostrò sin dai primi anni di vita di avere qualcosa di speciale, non parlo necessariamente di qualche capacità extrasensoriale, ma di una sorta di consapevolezza di appartenere ad un altro mondo, ben diverso da quello da lei sempre sognato.
Una bambina che già sapeva abbandonarsi al ritmo della musica come se fosse qualcosa che le nasceva nel profondo della sua anima, una bambina che già progettava una vita al di là delle regole; uno scricciolo che non vedeva l'ora di abbandonare il suo nido per volare in uno sterminato cielo blu. La sua autonomia, il coraggio con cui affrontava i piccoli dispiaceri, la rendevano l'emblema di come sarebbe dovuta essere una persona. Ma soltanto io la vedevo così, quel suo carattere profondo che iniziò a rivelare troppo presto la rese una piccola incompresa, una bimba strana che sarebbe stata recuperata con una consona educazione. Io non avrei mai voluto che questo accadesse, ero orgoglioso della sua unicità, ero convinto che grazie al suo modo d'agire sarebbe arrivata lontano; ma gli eventi la cambiarono. Le avversità che le impedivano di andare avanti, la semplice presenza di troppa gente diversa, e quella parte di società che si conformava in maniera ossessiva ai parametri. La piccola Jo, divisa tra la sua gioia di vivere, circondata da mille animali e contemporaneamente ossessionata dall'orrido: come uno zio Tibia in miniatura raccontava le sue storie macabre nella penombra della sera, accarezzando il gatto che teneva in grembo.
Aveva un'incredibile fame di sapere e di dividere le sue conoscenze con gli altri, e proprio per questo la gente la considerava la classica saputella che altro non voleva che stare al centro dell'attenzione; ed infatti molti la ferirono, convincendola di non valere più di qualsiasi essere vivente. Jo allora iniziò ad emarginarsi, chiudendosi nel suo silenzio ed imparando ad agire come tutti gli altri. Perse la sua ingenuità, la sua spontaneità. Correva per il prato solo quando era certa che nessuno la stesse guardando, parlava di frivolezze, solo se si vedeva costretta, attendeva quei momenti in cui poteva chiudersi nella solitudine a pensare a ciò che realmente le importava. Rifletteva già in maniera ossessionante sulla morte, che non considerava sua nemica, ma anzi già vedeva come la cosa più naturale che sarebbe potuta accaderle. La incuriosiva, e non faceva nulla per tenerla lontana.
Le riempiva i pensieri come un'ombra, che la osservava senza agire, un'entità che in un certo senso le dava sicurezza. Ma tutto questo non trapelava dal suo sguardo, agli occhi di tutti era la positività fatta persona, per me era il puro ritratto dell'ipocrisia.


Intraprese la strada più ardua, chiudendosi nel suo silenzio ed imparando ad agire come tutti gli altri. Pensavo che avrebbe continuato il suo cammino senza dover affrontare ostacoli, ed invece lei scelse di porsi allo stesso livello di coloro che la circondavano. Per me, anche se al principio fu difficile capire, questa sua scelta dimostrò una volta di più quanto fosse speciale.


Jo divenne insomma una bimba comune, di buon cuore e di grandissima sensibilità; alimentava la sua fantasia e scaricava i suoi demoni scrivendo ed inventando, ma tutto ciò rimase nell'oscurità, rinunciò al diritto di dimostrare agli adulti le sue incredibili capacità; rinunciò a tirare fuori ciò che lei veramente era: un piccolo genio, che però non si sfamava di formule matematiche o di chissà quali altre discipline scolastiche; era uno spirito nato col desiderio di essere libero, sfuggendo dal dolore con un'incredibile profondità d'animo.
Sono quasi le sei, e tu, Jo, ancora non ti svegli.
Ricordo quando da piccola prima di addormentarti prendevi in mano un libro, ripromettendoti di riuscire a terminarlo, e invece, dopo poche righe eri già nelle braccia di Morfeo! Ti svegliavi la mattina cercando di redimerti recuperando il tempo perduto, leggendo in tutta fretta. Lo facevi perché ti piaceva, non eri come tanti altri tuoi coetanei legata al mondo della televisione. La consideravi come una nemica, soprattutto quando avevi la possibilità di stare fuori al sole con un emozionante libro in mano Avevi in un certo senso paura di cosa sarebbe potuto uscire da quello schermo. Come ogni bambino anche tu avevi dei timori rispetto a ciò che non conoscevi, è questa una delle facoltà che si perdono al raggiungimento di un'età adulta, una di quelle differenze tra bambini e grandi che separa maggiormente queste due generazioni.
Ti prego, come hai fatto tante altre volte, svegliati per fare ciò che ti eri ripromessa, c'è un mondo là fuori che ancora ti aspetta.
Mi viene naturale parlarle, accennare ai ricordi che condividiamo del passato; forse inconsciamente sono convinto che questo possa riportarla alla vita, forse m'illudo invano che rivivendo le sue tappe principali lei mi ascolti e capisca quante cose sta rischiando di perdere
Purtroppo non si rivelò mai convinta della vita che le toccava; questo rende ancora più drammatica la situazione che stiamo vivendo; in un certo senso appariva come la classica ragazzina insoddisfatta che voleva essere compatita. In realtà non fece mai pesare a nessuno questo suo senso di disagio, ricordo invece come s'infuriava quando incontrava qualcuno che passava il tempo a piangersi addosso nonostante vivesse un'esistenza degna di essere chiamata così.
Jo non visse una vita tutta rose e fiori. A parte per difficoltà a livello concreto, legata a luoghi e situazioni proprio perché era lì che le toccava crescere e lottare, per la sua estrema bontà d'animo, la grande sensibilità che mostrava, molte persone approfittarono di lei, altre la consideravano eccessivamente disponibile, e per questo la emarginavano o la ferivano senza nemmeno tentare di andarle incontro, di conoscere veramente le sue qualità, la sua generosità nel senso più puro del termine.
La verità è che Jo non trovò mai nessuno che la capisse veramente, non trovò mai un amico degno di questo nome; forse c'era una sorta d'energia negativa, forse era proprio il suo carattere complicato, sta di fatto che nessuno le restò vicino senza farle del male. Tutto ciò andò oltre, le cose presero una piega negativa quando Jo stava diventando adulta, quando a quattordici anni si scrollò di dosso le vesti di bambina e occupò il suo posto nell'immenso teatro della società. Proprio in questo gioco di ruoli Jo per se la sua vera identità, dimenticò completamente quel cassetto dove erano nascosti i suoi pensieri, classificandolo come unico legame col passato ed allontanandolo dalla sua esistenza. Le sue credenze persero la loro aura. Quell'identità colma di ipocrisia che aveva mostrato per conservare la vera essenza della sua anima prese il sopravvento; Jo voleva farsi accettare, solo questo le importava.

Fu così che iniziò una lunga catena di sbagli, divenne ciò che le persone volevano vedere, ed iniziarono ad approfittare di questa nuova creatura alla soglia della giovinezza; così Jo si ritrovò a scendere il fondo.
La vedo distesa su quel letto d'ospedale, e sono convinto che sia veramente giunta al fondo; spero solo che ora ricominci a risalire, mi fa troppo male vederla così, se muore lei morirà anche una parte fondamentale della mia anima.
Visse già la morte in primo piano, come esperienza di perdita, quando persone come lei, che ridevano, soffrivano, il giorno dopo erano solo una foto inespressiva da qualche parte nel giornale. Jo lo visse proprio in quei quattordici anni, in un momento della sua esistenza in cui un episodio del genere diventava motivo di riflessione. Jo aveva perso un amico che non si era differenziato dalla massa, che come altri l'aveva ferita, ma l'averlo odiato non leniva il dolore, anzi lo enfatizzava, facendola sentire colpevole, della sua morte e della sua stessa sofferenza. Sentiva il bisogno di parlare di lui continuamente, ma questo non le faceva bene, in certi momenti si convinceva di trattare l'argomento come semplice ricerca di protagonismo, come dire, aveva qualcosa che altri non avevano, aveva provato sulla sua pelle cosa vuol dire aver conosciuto qualcuno ormai defunto. Ed il
suo senso di colpa aumentava. Da quell'esperienza non parlava più tanto calorosamente della morte, acquisì una sorta di superficialità sul tema, che però non era rancore, anzi non la vedeva come un'entità crudele, ma nemmeno come una compagna di viaggio, era la sua unica via di salvezza. La sua fobia era il desiderio di spiccare un grande salto; sì, nonostante fosse ormai consapevole di ciò che voleva dire per coloro che restavano sopportare il fardello di non trovare una spiegazione logica sul fenomeno, lei progettava come sarebbe dovuta terminare la sua vita, e proprio questi furono i pensieri che l'ispirarono nella stesura delle sue prime poesie; ben diverse dagli scritti infantili che lasciò dietro di sé; delle vere e proprie opere d'arte che come tema avevano la sua situazione di disagio e di lotta contro il mondo. Attraverso metafore descriveva in maniera quasi maniacale stralci di vita vissuta, esperienze non sempre rimpiante, pensieri troppo scontati per essere riportati, riflessi in cui stava sparendo la vera Jo, imprigionata in un mondo estetico che non poteva darle nulla.

"Un mare in tempesta
Una torbida foresta
Luci, rumori, odore di morte.
Il sangue si riversa nel fiume
L'uomo è morto,
Il suo cuore è in silenzio.
Non c'è battito, non c'è amore
Qui regna la morte, amico mio
Qui vive la morte.
Io l' ho già conosciuta,
Èin gamba, la morte,
Mi sono innamorata della morte.
È la messaggera tra il confine
È bene e male
È odio e amore.
Fugge un'altra anima
La morte la rapisce, la porta con sé
Le fa conoscere l'infinito.
È il tuo turno, amico mio.
Non farla aspettare."

Non sembra niente di speciale; non c'è rima, non c'è metrica, e appare come l'espediente per riempire un foglio. Io però non posso pensarla così, io ho visto Jo comporre ogni sua poesia, ho visto ciò che realmente significava per lei, ed anche se non sarà mai al livello di un grande poeta, è riuscita più di una volta a commuovermi, trasmettendomi il suo innato desiderio di fuggire lontano, lasciandosi dietro tutte le delusioni.
La verità è che la ho in un certo senso idealizzata; l'ho resa la donna perfetta, e ancora adesso, nonostante mi stia abbandonando, non riesco proprio ad ammettere i suoi difetti e la sua compatibilità con il resto della società. Non voglio assolutamente pensare che lei sia uguale a quelle persone là fuori, Jo è speciale, coma una qualsiasi donna può essere speciale per l'uomo che la ama. L'unica differenza è che io non la amo in quel modo; l' ho vista crescere, amalgamarsi nel modo d'agire delle altre persone, ora la vedo appesa ad un filo a combattere contro il forte vento che me la vuole portare via. La amo insomma nella maniera in cui un padre ama il proprio figlio, la amo perché è parte di me, per questo non può abbandonarsi in quel letto di morte, perché senza di lei anche la mia vita è destinata a finire.
Anche se adesso non mi senti, piccola Jo, spero che tu possa capire questo mio senso di disagio, quello stesso disagio che ti ha accompagnato fino a qui. La solitudine, uno spettro terribile, un'amica forte che assorbe la tua energia; il più grande nemico dell'uomo. È sempre stata accanto a te, eppure non hai mai dato segno di disperazione; hai sempre lottato, ma a questo punto sembra che tutti i tuoi sforzi non siano serviti a nulla. Stiamo perdendo la battaglia più importante, la guerra volge verso la fine e tu ne esci come vittima. È atroce vederti adesso; non ti sei ancora arresa, continui a lottare, ma la tua vitalità ti ha abbandonato. Combatti come una macchina che sta terminando le sue energie e come lei ti stai spegnendo.
Sono stato ormai contagiato dal pessimismo di Jo; non riesco più a guardare al futuro con un sorriso. È da quasi tre settimane che attendo un segno che dimostri quanto sia inutile pensare sempre al peggio, eppure la sua teoria era che guardando le cose dal punto di vista negativo non c'era il rischio di illudersi invano e ciò che accadeva non poteva che essere la cosa migliore. La verità è che sono tutte sciocchezze, la mentalità di Jo era in realtà un fondersi di pessimismo ed ottimismo, una ricerca del piacere che, secondo gli eventi, poteva essere proprio dietro l'angolo o a migliaia di anni luce di distanza. Anche le sue poesie riportavano questa realtà, l'esempio più eclatante è uno scritto da lei considerato il migliore, quello che lei rileggeva quando si sentiva triste, quello da lei più letto in assoluto:

I primi fiocchi di neve
Volano nel vento;
Inizia una nuova stagione di lacrime
Che scorrono sui davanzali di un'altra dimensione.
Sciolte vecchie illusioni
Perdute antiche speranze
Scivoliamo nel sonno
Avvolti da un manto bianco, freddo e soffice.
Per ora va male così,
Non posso respirare
Non faccio altro che pensare
Annegando nella virtù.
Disinvolta principessa,
Il tuo viso è impallidito
Non è finita bene la tua favola?
Non può andare sempre così.
Ci sono giorni in cui
Vorresti riscrivere il tuo passato
Trovando la chiave del successo,
Altri non terminano più
E ti ossessionano i mostri.
Non scosto lo sguardo, ti affronto
Per ritrovare un po' me stessa
E per darti una speranza.
Sovrastanti le nevi i miei pensieri
Ti ridaranno vita
Lontano o più vicino da qui
In un luogo dove io ti seguirò
E mi guiderai.
Solo così potrò ritrovare la mia speranza
E ricordare le mie illusioni.
Partita.

Jo, come vorrei sentirti recitare di nuovo questa poesia, l'unica che ti faceva sorridere quando sembrava non avessi più alcuna ragione di vita.
Vorrei che nel luogo in cui si trova ora la mia Jo, queste parole possano darle una consapevolezza in più del bisogno che c'è ancora di lei in questo mondo.
Squarci di vita vissuta. Continuo ad avere davanti agli occhi tutte le esperienze significative della sua esistenza, come un film in replica. La rivedo poco più che bambina, che sfrutta la sua innata capacità di badare a se stessa, la rivedo nei suoi splendidi quattordici anni, nel momento in cui inizia una gara col tempo per bruciare la tappe principali. Un ragazzo, il primo approccio amoroso vissuto con ingenuità e con un pizzico di paura; e poi tanti altri ragazzi, brevi storie vissute intensamente e mai dimenticate. Non tanto voglia di trasgressione, ma desiderio di cogliere ogni attimo nella sua essenza più profonda, perché Jo aveva ormai imparato a vivere come tutti gli altri che la circondavano, e viveva ancora alla luce del sole, lontana da quel buio, da quell'abisso dove sarebbe successivamente precipitata.
Dava tanto, nonostante fosse condizionata da quella voglia di non distaccarsi troppo dalla massa. Restò legata per oltre un anno a quel giovane che le aveva insegnato cosa volesse dire vivere in completa simbiosi con un'altra persona. Estraniati dal mondo, vivevano la loro storia in una dimensione fiabesca, come ci si potrebbe aspettare da chiunque, a quell'età. Erano ingenuamente convinti che sarebbe potuto essere per sempre, non badavano al fatto che fossero ancora due ragazzini, ignoravano che nella loro bacheca mancavano troppi tasselli; per creare un futuro ci volevano delle fondamenta che andassero oltre i buoni propositi; pillole di saggezza dettate dall'esperienza, quella stessa esperienza di cui loro non avevano ancora consapevolezza.
Jo si sentiva già adulta, non voleva nient'altro, solo trascorrere l'eternità insieme a quello che avrebbe poi definito il suo primo amore, che avrebbe negato o ricordato con rimpianto negli anni a venire a seconda degli eventi. Una relazione mai finita completamente, una storia che le insegnò a prendersi il suo tempo, che la portò a sperimentare, prima di essere sicura della strada da intraprendere.
Alla fine Jo tornò a sentirsi un'adolescente, consapevole della sua condizione di dipendenza dagli altri, condizione che cambiò nel momento in cui si rese conto di quanto falsa fosse la società.
Anima ribelle, forse un po' nichilista, una personalità disillusa, stanca della precarietà che le si offriva. Ma forse ora è tardi per darle questi giudizi, adesso, che lei è fuggita lontano, adesso che sta lottando in un letto d'ospedale per riottenere ciò che avrebbe volentieri rifiutato. Spero solo che il suo atteggiamento rinunciatario non abbia la meglio su di lei in questa situazione, spero che il suo spirito si animi di un desiderio di riscattarsi e di ottenere qualcosa di importante.
Se solo questo fosse accaduto prima...
Aveva quindici anni, Jo, quando comprese la vera essenza della sua anima, dimenticando nuovamente ciò che era diventata; abbandonando per la seconda volta la maschera che aveva indossato per tanto tempo, riprendendo in mano le sue vecchie credenze ed adattandole ad una nuova presa di coscienza. Perché accadde? Non fu soltanto per colpa del mondo che la circondava, non fu per le delusioni che accumulava col passare del tempo; ognuno ha un proprio modo di crescere, lei trovò quella che sembrava la via migliore. Jo si scrollò di dosso l'ultimo grande senso di sconfitta; era sempre stato il mio sogno, già riuscivo a vederla come una donna affermata, che poteva ottenere qualunque cosa col minimo sforzo. Mi stavo sbagliando, in realtà Jo si fece del male, il sistema l'aveva plagiata, la guerra era stata vinta dal resto del mondo.
Per anni cercai di capire cosa accadde nell'anima di Jo; era partita come la classica delusione d'amore, ma la vera essenza di quella caduta andava molto oltre. L'anima gemella, il sogno di migliaia generazioni, Jo l'aveva trovata proprio all'inizio della sua ricerca. La persona con cui crescere, maturare e vivere un'esistenza superando insieme gli ostacoli, un confidente e un amante che sappia renderti felice.
Jo aveva vissuto questa situazione; per oltre un anno sorrise alla vita come non avrebbe più fatto. Un anno indimenticabile, terminato inesorabilmente al raggiungimento dei suoi sedici anni. Un anno di esperienze in un certo senso travagliate, e forse un po' esagerate, come una corsa in cui bisogna arrivare prima di tutti gli altri superando più ostacoli possibili. L'inesperta Jo si ritrovò dunque alla fine di questa storia con la testa piena di ricordi, bellissimi ma letali, che nella loro grandezza andarono a minare la sua psiche; li reinterpretò come un freno che le aveva pregiudicato il passaggio verso altre strade, per questo la sua vita continuò ad essere un vortice di esperienze, voleva sperimentare, raggiungere tutte le vette ricercando quella che poteva essere la migliore. Si gettò senza l'appoggio di nessuno, in compagnia di gente che le voleva bene più per ciò che faceva che per quello che era. Jo si fece del male, e ne fece anche a tutti coloro che le porgevano la mano, ma nonostante ciò trovò anche in queste esperienze trovò la chiave del successo ed un'effimera ragione di vita. Tanti amici, coi quali parlava di ciò che realmente pensava, consapevole che nessuno l'avrebbe mai capita, che nessuno avrebbe mai compreso ciò che voleva dire al mondo con le sue poesie; anzi sembrava che nell'aria ci fosse un desiderio di autodistruzione, suo e delle persone che la frequentavano, ma a nessuno sembrava importare più di tanto. E Jo fuggiva dalla realtà per dimenticare il passato, deteriorando lentamente ciò che aveva impiegato sedici anni a svilupparsi, ...Jo aveva bisogno di una scrollata, di una presa di coscienza, di qualcuno che l'ascoltasse e la sapesse consiliare della maniera giusta. Aveva bisogno di quel compagno che l'aveva abbandonata.
Un luogo di ritrovo che la vedeva protagonista dalla mattina fino alla sera, una panchina che aveva assistito a mille eventi diversi, ora seguiva le vicende di Jo, una giovane ragazza coi capelli scuri ed un viso troppo pallido per esprimere gioia.
Una magrezza terribile, che però non faceva sospettare nulla di ciò che accadeva tutte le volte che si chiudeva in bagno. Sfogava così il suo delirio, rifiutando tutto ciò che mangiava, convinta di agire nel modo migliore, di fare qualcosa di giusto per se stessa. Certo, viveva una paranoia incredibile, un desiderio di diventare sempre più magra, di sparire agli occhi della società. E poi la voglia di superare le barriere del mondo sensibile ogni qualvolta ne avesse avuto l'occasione; cocktail micidiali che intaccavano sempre di più il suo fisico già precario. Ogni momento del giorno era perfetto. Si trovava coi suoi amici ed iniziava a bere, senza fermarsi, con una frenesia che gli altri ammiravano. Era sempre più raro trovarla sobria, viveva ormai in una dimensione parallela. La mattina si alzava dal letto solo per andare a nascondersi in quel mondo invisibile; eppure nel suo inconscio sperava che qualcuno facesse qualcosa per lei, che le imponesse di riprendere in mano la sua vita, perché da sola non ce la faceva. La sera rientrava in casa desiderando arduamente che si accorgessero di lei, che la mettessero di fronte allo specchio per mostrarle cosa si stava facendo. Uno schiaffo che la riportasse indietro, non chiedeva altro. Ma quel gesto giunse quando tutto era già finito, quando non serviva più a nulla.
Durò per molti mesi, e tantissime volte Jo si trovò di fronte al capolinea, spesso svuotata del benché minimo desiderio di lottare. Io non potei fare nulla per lei, ero troppo coinvolto, ragionavo come lei e nella mia ingenuità pensavo ancora che non ci fosse niente di male in quella rinomata via di fuga che stava seguendo.
Jo, ti guardo impotente, in questo squallido luogo di dolore ho capito quanta sofferenza avremmo potuto evitare, se solo non fossimo stati tanto superficiali.
Ma in ogni caso penso che non avrei potuto agire in maniera differente: la sua personalità, così carismatica, così ambigua, mi aveva affascinato a tal punto che mi lasciavo travolgere volentieri da questi eventi.
Ciò che è la sua vita passata non deve essere paragonato a tutte quelle esistenze vissute interamente oltre i limiti, in realtà non fece mai nulla che l'avrebbe dannata per l'eternità; scriveva, ogni respiro d'aria che esalava lo riportava su di un foglio. Una potenza enorme che prendeva possesso di lei, e la faceva urlare, correre allo stremo, una potenza che le permetteva di esprimere la parte più profonda della sua mente e di quella degli altri, ma che si sfamava della sua voglia di vivere. Jo, quando affacciata ad una finestra si tirava indietro, impaurita da quella voce che le proponeva di spiccare un grande salto; Jo, invasa da una terribile forza autodistruttiva che le chiedeva sempre di più. Jo, ed il suo desiderio di farsi del male per scacciare i demoni che la tormentavano, pentita di aver abbandonato le vesti di ragazzina spensierata per tornare ad essere se stessa, perché si era ormai resa conto che era questa la vera Jo, diversa dal resto del mondo ma estremamente fragile, incapace di sorridere alla vita come qualsiasi altro essere vivente, debole, cercava una deviazione, qualcosa che cambiasse le cose, a prescindere se in meglio o in peggio.
Emarginata, disillusa; voleva giungere oltre, dove le sue parole indicavano:

Un viaggio
Ancora un altro viaggio
Ci pensi, amico, questo potrebbe essere l'ultimo
O forse No.
C'è da fare ancora il migliore,
Verso la morte
Verso la realtà dei sensi
L'apertura delle barriere della percezione.
Mi illudo che manchi ancora molto,
Per godermi questo sapore che assaporo,
Questo gas che respiro
Questo odio che provo.
Ma spero che la fine sia vicina,
Non è forse la nostra unica amica, la fine?
Non ne sono mai stata più sicura di adesso.
Ma certe volte,
Credo di non essere sulla buona strada,
Penso che la nostra barca ondeggi in alto mare
E il vento ci ha abbandonato;
Viaggiamo alla deriva.
Siamo lontani dal nostro sogno
E prima che si avveri
Vedremo ancora molte onde scagliarsi
Sui nostri corpi morti sulla sabbia
Col freddo d'ottobre, e la brezza che diviene gelo
E il cielo ci guarda, fregandosene
Di come stiamo affogando.
Come vorrei che tutto finisse...
...Che tutto abbandonasse tutto...
Come vorrei chiudere gli occhi e dimenticare...

***

Un mondo ultraterreno, dal quale guardare, e capire dove si ha sbagliato, un mondo dove rimpiangere di non poter tornare indietro...
Forse adesso è proprio in viaggio verso quel mondo, forse il suo desiderio più profondo si sta avverando, e magari è la cosa migliore. No, non riesco a vederla in questa maniera. La sua esistenza appare ancora come un puzzle incompleto, ci sono troppe cose che ci eravamo ripromessi di fare, esperienze che mancano all'appello.
Non può ancora intraprendere quel viaggio, perché di lei rimarrebbe un ricordo troppo precario, forse saldamente legato ai suoi scritti, e quindi in un certo senso eterno; ma non sarà mai abbastanza. Dicono tanto i suoi versi, ma troppo è lasciato sospeso.
Nessuna battaglia è ancora giunta alla fine.
La luce del buio, una luna pallida, demoni e cavalieri lottano incessantemente tra le righe delle sue poesie, tanti piccoli personaggi che nella loro crudeltà si rivelano folletti di un mondo magico; mille lucciole che hanno accompagnato Jo fino all'età adulta; proiezioni della sua anima, tanti piccolissimi atomi che costituiscono per intero il conflitto presente nella sua mente. E proprio la sua mente aveva il ruolo di grande, quanto unica amica. Aveva ormai rinunciato da tempo a fare affidamento ad altri; il pallido sorriso che mostrava in pubblico era il più delle volte una copertura della sua rabbia e della sua sete di vendetta, perché un'anima come la sua, fatta di una consistenza quasi materiale, non sarebbe mai dovuta giungere in questo universo. Non le importava più nulla di ciò che poteva accadere intorno a lei ed a lei stessa. I suoi pochi progetti consistevano in rocambolesche fughe lontano da coloro che la soffocavano, da quelle persone che non capivano il suo disagio e la opprimevano; lontano da quell'ambiente sconosciuto che non le apparteneva più, o che forse non le era neppure mai appartenuto.
Camminava a testa alta, quasi per nascondere il suo sentimento di estraneità, il suo senso di colpa rispetto la natura che le aveva dato vita, e cresceva il desiderio di fare qualcosa di veramente negativo, tutto, pur di tirarsi fuori dalla condizione di emarginata dal resto della società.
Ma la piccola Jo riuscì a risvegliarsi dallo stato apatico che la caratterizzava da ormai troppo tempo, e si allontanò dal fondo. Iniziò a risalire in superficie, almeno fino ad adesso. Ogni istante cerco di dimenticare cosa le è accaduto, chiudo gli occhi per non guardarla alla luce della realtà, che troppo ricorda quei quadri inondati dalla stessa luce di morte. Jo è ancora tra noi, almeno in parte; sono qui a raccontare la sua storia nella speranza che possa esserci un seguito, che vada ben oltre i suoi primi vent'anni di vita; voglio che capisca che le poche persone che l'amavano erano più di quante pensava, e stanno tutte facendo il tifo per lei.
Jo, sii forte, come lo sei stata migliaia di volte, hai sempre superato le difficoltà; tante storie iniziate su quello che sembrava il piede giusto, poi terminate nel peggiore dei modi, non hanno intaccato il tuo futuro, il tuo neonato desiderio di riscatto. E proprio adesso, quando ti si prospettava una dimensione più rosea, vorresti mollare tutto?
Jo, una creatura isterica, incapace di controllare le passioni, e perciò sfruttata, attirata dalla sua stessa indole di brava ragazza solidale, e poi abbandonata, più vuota, più cattiva di prima. Sembrava il procedimento più naturale in assoluto. Si avvicinava qualcuno che sembrava capirla, che sembrava vivere la sua stessa ineguatezza e lei, come una qualsiasi sedicenne, creava nella sua testa mille castelli di carta che crollavano inesorabilmente quando non c'era più nulla di salvabile. Jo cercava qualcuno come lei, un'immagine riflessa nello specchio che si animasse, qualcuno che la capisse veramente senza appropriarsi della sua dignità; quella stessa dignità che andò a perdere tante, troppe volte, per quella incapacità di farsi forza e cambiare strada.
Sarebbe dovuto arrivare il giorno del grande riscatto, in cui Jo sarebbe esplosa, tirando fuori tutta la sua rabbia. Ed anche per questo non deve assolutamente mollare, la sua testa deve ancora scaricare quell'odio nei confronti del mondo. Non può andarsene con quel grande peso sulla coscienza; non possono farla franca coloro che l'hanno fatta piangere, devono pagare e capire, in modo che ciò non accada più. Qualcosa cambiò, nella sua coscienza scelse di smetterla di farsi del male, richiuse in un armadio i suoi cattivi propositi ed affrontò il suo destino pronta anche a pagare gli errori che aveva commesso. Cosa avvenne alla Jo sedicenne, cosa le fece cambiare opinione sulla società? Non tanto una rivelazione mistica, come ci si sarebbe aspettati da lei, non la disperazione della sua famiglia, che altro non fece che innalzare un muro di silenzio ancora più alto tra lei ed i suoi genitori, ma poche parole, dette piano nella penombra della sera, e l'accrescersi di un sentimento di cui Jo aveva dimenticato la grandezza.
Iniziò come un gioco, un rapporto clandestino che viveva di fugaci incontri lontani da occhi indiscreti. Era una gara per fregare tutti gli altri, una relazione che non aveva nulla dietro la cortina estetica; non c'era coinvolgimento sentimentale, non c'erano progetti. Non era un legame. Non lo era ancora, perché anche questa storia avrebbe bussato di continuo nel cuore di Jo, attendendo una risposta che non sarebbe tardata a giungere, ma che avrebbe riportato alla luce la sua forte sensibilità, l'incapacità di agire in maniera puramente superficiale. E dietro ogni epilogo a lieto fine c'è sempre un risvolto negativo. Jo aveva ritrovato l'amore, ed una straordinaria voglia di vivere illuminava il suo viso; aveva abbandonato gli eccessi perché l'unica persona a cui voleva veramente bene le aveva chiesto di tornare in superficie. Ma neanche lui la capì; quando lei iniziò a sentirsi veramente coinvolta, le voltò le spalle, ed infatti fu un'altra storia effimera che andava ad aggiungersi ai fallimenti di Jo, perché nessuno riusciva a starle vicino senza farle, anche inconsapevolmente, del male.
Eppure questa sconfitta divenne per Jo il simbolo della sua battaglia, avrebbe ottenuto ciò che desiderava, anche a costo di fare del male agli altri, perché la sua vita ora sarebbe dovuta essere un vortice infinito di successi.
Fu uno dei periodi più belli della sua vita. Anche se non stava facendo ciò che realmente desiderava, era carica di energie, quelle stesse energie che le mancavano per allontanarsi completamente dal fondo.

Aveva ritrovato fiducia in se stessa, riusciva a dialogare di nuovo, a conoscere nuova gente. È pazzesco se si pensa che incontrò dei nuovi amici, più "normali", seguendo la persona che forse odiava in assoluto di più. Proprio così, una presenza negativa, un'anima egoista che Jo avrebbe volentieri evitato d'incontrare, la portò sulla strada, che adesso come adesso, guardando il passato, sembra essere stata la migliore. Era una persona infida, e Jo lo sapeva; le aveva messo i bastoni tra le ruote in svariate occasioni, eppure non riusciva ad affrontarla una volta per tutte.
Le permetteva in un certo senso di farsi manovrare, per questo l'aveva seguita. Non era ossessiva, però col passare del tempo diventava sempre più frequentemente presente nella sua vita. Ci volle un colpo di vento più forte per portarla via, come a Jo piaceva dire di lei. Aveva sacrificato anche una grande amicizia a causa sua, ma non provava rancore, perché comunque quella presenza l'aveva portata via dalla strada. Il perché Jo la seguì
rimarrà un mistero inviolato,una risposta che non si seppe mai dare neppure lei.
Rimpiangeva però la spiritualità ribelle che aveva lasciato alle sue spalle, riviveva nella sua mente lo scatenarsi degli impulsi più irrefrenabili; e proprio questa nostalgia avrebbe riportato quasi tutto come era in principio. Nella sua condizione tanto gioiosa, quanto misteriosa, Jo era la tipa che ascoltava senza sentire, come tanta gente aveva fatto con lei, era quella partita per un altro pianeta, che sulla sua pelle aveva provato cose da evitare. Si limitavano a questo giudizio perché non sapevano neanche la metà di quello che aveva veramente vissuto.
Proprio per l'opinione che avevano di lei, si era legata a quelle persone, dalle quali in precedenza era sempre fuggita. Non voleva disintossicarsi, le bastava dimostrare loro che anche una ragazza del suo calibro poteva dare molto. Tutto ciò andò avanti per un breve periodo che non le diede nemmeno l'opportunità di respirare quell'aria nuova, perché quella gente non era diversa da lei, intrapresero la stessa strada che aveva abbandonato Jo, o forse l'avevano già intrapresa tempo prima e lei ne ricadde, almeno parzialmente. Tutto questo non avvenne subito, e proprio per questo ho parlato di uno dei periodi più belli della sua vita. Jo era in un certo senso piena d'aspettative, aveva ricominciato a pensare al futuro, ed aveva già pianificato con chi trascorrere il resto della sua esistenza. Una piccola ossessione che si fece sempre più grande, ma che però non contaminò quel magnifico rapporto che aveva instaurato con la gente. La si poteva addirittura vedere a messa, incuriosita da quell'istituzione che non aveva mai fatto veramente parte della sua vita, e aveva scelto di continuare la sua strada lontano da qualsiasi tipo d'istituzione religiosa, non tanto in qualità d'atea, poiché sentiva di avere un rapporto diretto con un'entità superiore, ma come agnostica, come si definiva lei.
Purtroppo non dava segno si spegnersi quella piccola ossessione; voleva quel ragazzo, a qualsiasi prezzo. Aveva perso una grande occasione, l'estate precedente, rendendosi conto troppo tardi quanto fosse importante per lei. D'altronde prima d'allora non era riuscita a vedere le cose come realmente stavano; non era riuscita a vedere che il suo cuore apparteneva a lui, e lo avrebbe conquistato. Lo spiava, lo incontrava e gli si rivolgeva come ad un amico; lo fissava incurante del poco interesse che le dimostrava.
La sera si cullava nel ricordo dell'estate che aveva trascorso insieme a lui, lo aveva idealizzato; era una creatura perfetta, che già una volta l'aveva salvata dall'oblio. Non riusciva a vedere le cose come stavano realmente, aveva rimosso dalla sua mente il fatto che lui l'avesse scaricata senza una buona motivazione, negava a se stessa il ricordo di quanto l'avesse già fatta soffrire nel momento in cui le aveva voltato le spalle.
Era il giorno in cui Jo compiva sedici anni; lo festeggiava come la fine della sua vita precedente, rimpiangendo il passato. Quella sera lo rivide, e stretta in un abbraccio amichevole capì che doveva essere suo, a qualsiasi costo, anche se avrebbe dovuto fare del male ad altra gente.
È incredibile la tua forza di volontà, Jo. Sono poche le cose che non hai ottenuto, hai sempre lottato fino in fondo per i tuoi ideali, fino a quando capivi che non c'era più nulla di recuperabile, ed è anche per questo che hai sofferto molto.
Alla fine vinse anche quella battaglia, ma caddero molte teste. Iniziò il mito Jo in versione negativa, la leggenda di una ragazza incurante dei sentimenti altrui. Lo aveva conquistato lasciando in lacrime un'amica. Passata da amante a prima donna, una situazione che si sarebbe ripetuta tante altre volte, che avrebbe contribuito alla sua immagine di cattiva ragazza, anche quando non era lei a volerlo. Però che importa, accadde allora per la prima volta e non ne diede grande peso. Non chiedeva altro, si stava avverando un sogno, era tornata a due anni prima, ma con una consapevolezza maggiore, una sicurezza in più in se stessa. Anche questo idillio terminò prima di quando potesse prevedere, ma per una volta Jo seppe affrontare la situazione nel migliore dei modi, anzi per lungo tempo s'inorgoglì pensando a come ne fosse uscita vincente. Era stata lasciata, certo, ma fu una fine che pesò di più a lui, perché Jo non gli aveva permesso di ferire la sua dignità. I ricordi che conservò divennero strumento di crescita e non scalfirono nuovamente la sua stabilità mentale. Jo prese la sconfitta con un sorriso, riversò l'amara delusione in una poesia e ricominciò a vivere. Quella poesia, che vantava d'essere la prima che parlasse d'amore, raccontava le mille peripezie che passò per ottenere ciò che aveva appena perduto.

Una carezza del vento sfiorava il mio viso
La strada continuava, allungando il mio cammino.
Andavo cercando qualcosa di nuovo,
Che potesse colmare il vuoto del mio passato.
Un alito di vento più forte
Sussurrò tra i miei pensieri,
Il calore di una lacrima scivolò sul mio viso.
È così. L' ho perduto una volta
Nella foresta dei miei sogni
L' ho odiato
L' ho dimenticato.
Quel soffio di vita me l' ha riportato,
La sua immagine nella mente
Lo odio, lo amo
È una lotta tra due geni diversi
Nella moltitudine di una stessa razza.
Ho sofferto, adesso che avevo cancellato tutto,
Muoio dal dolore di una nuova spina nel cuore
Quanto sangue, ancora riverserò,
Nel fiume dell'amore?

Una ballata di dolore, che segnò la fine di un rapporto che sarebbe tornato troppe volte a scrollarla, coinvolgendola in una lotta che non avrebbe più dovuto appartenerle. Perché una caratteristica forte della sua vita era l'incostante ritorno del passato, il ripetersi di avvenimenti, la presenza delle stesse persone, che in un certo senso animavano la corsa di una giostra di cavalli, ed incessantemente Jo si ritrovava in mezzo a battaglie che aveva già affrontato in precedenza.

Forse il suo desiderio di allontanarsi, di vivere in una dimensione inedita era un'aspettativa troppo grande anche per lei, forse è il destino di tutta l'umanità il dover confrontarsi continuamente col proprio passato, un arabesco che dia la possibilità di riscattarsi, di imparare ad affrontare una determinata situazione nel modo migliore. Eppure Jo non imparò mai a non farsi del male. E ciò che le è accaduto adesso ne è la prova. L'incidente, e tutto il resto. Questa pesante atmosfera d'attesa, e poi, cosa stiamo aspettando veramente? Un epilogo che segni l'inizio di una lunga convalescenza, di tante sofferenze per Jo e per tutti i suoi cari, la continuazione di una vita che le è sempre stata avversa. Sì, è proprio questo ciò che desidero. Una parola, che risvegli la speranza di tutti noi, una lunga abilitazione che dimostri a Jo che tutti noi le siamo vicini e le dia la consapevolezza di essere speciale ed assolutamente indispensabile.

Oltre il vetro che la divide dal mondo c'è ancora tanta gente, un'aria pesante, molte lacrime; Jo, ti prego, guardali, pensa a loro, pensa a me e rispondi a questa domanda: cosa vuoi veramente? Vuoi lasciarci per sempre, magari convinta che questa sia la migliore vendetta, o vuoi imparare, che il perdono è sempre la cosa migliore?

Vorrei solo che capissi che hai ancora molto da dare, ed hai ancora molto da ottenere; il riscatto puoi averlo soltanto se continui a lottare. C'è molta gente ancora che non ti ha chiesto scusa. Ti prego, dai almeno loro la possibilità di farsi perdonare.

Sta entrando un medico nella stanza, ormai queste visite sono sempre più rare; i dottori non se la sentono di dirlo, ma sono convinti che non c'è alcuna speranza. Ripetono frasi sconnesse, verità nascoste dietro a termini medici, parlano del rischio che corre Jo di sopravvivere come vegetale, parlano della necessità che la ragazza trovi una forza interiore, e dicono poi che la cosa migliore sia affidarsi alla preghiera.

La preghiera, probabilmente se esiste un dio, ce l'avrebbe già riportata indietro, non le avrebbe permesso di andarsene; forse non avrebbe nemmeno mai fatto nascere una creatura fantastica come Jo. No, sbaglio a dire queste cose; Jo direbbe che esiste certamente qualcosa che sovrasta i nostri destini, Jo pregava giorno e notte, con nessuno aveva instaurato un dialogo così bello, ed era convinta dell'esistenza di una divina corrispondenza tra lei ed il creatore di tutto. Credeva nel destino, era convinta che tutto ciò che le accadeva faceva parte di un disegno prestabilito, intrecciato con tante altre vite, e che persino la cosa peggiore che le fosse dovuta capitare sarebbe servita a qualcuno. In pratica, secondo questa teoria, lei è legata ad un filo a questo mondo per favorire qualcun altro: no, non lo trovo giusto, tutto deve tornare indietro, a prima di quella sera, e Jo deve tornare a sorridere.
Nessuno sapeva sorridere con la sua stessa vitalità; forse perché era una cosa che accadeva molto di rado. Sorrideva quando ritrovava uno scopo nella vita, nei momenti in cui si sentiva viva, per qualche risultato o per qualche bicchiere di troppo; per una qualche alterazione mentale o per un bel film alla televisione. In ogni sua azione c'era un dualismo, la sua anima divisa in due fronti, spesso in lotta; c'era da una parte una ragazza pulita e sensibile, razionale ma un po' ingenua; dall'altra c'era invece uno spirito ribelle, superficiale, che inconsapevolmente era portato a fare del male, a sé e a tutto il resto della gente. Spesso prevaleva quest'ultima personalità, quella in cui mi rispecchio maggiormente io; veniva a mancare quando Jo si lasciava incantare, abbandonandosi alle persone sicura della loro buona fede e finendo immancabilmente a farsi così del male. Ha sbagliato innumerevoli volte come tanti altri, ma la cosa peggiore che doveva sopportare era la lotta interiore tra quelle due anime; quando si ritrovava sola, a riflettere sulle sue azioni, su ciò che aveva fatto e ciò che avrebbe dovuto fare, furono poche la volte che si sentì soddisfatta del suo agire.
Non voleva dar peso agli altri, progettava il suo futuro, e senza parlarne con nessuno lottava affinché le cose andassero come voleva lei. Spesso però faceva un bilancio della sua vita e troppe volte si rendeva conto di non aver portato a termine qualcosa. Questo la faceva stare male, si rendeva conto di essere una nullità, per quanto ora io so che non è giusto definire così una sedicenne che ancora non aveva trovato la sua strada.
Desiderosa di sapere, assetata di ebbrezza, viveva come una tragedia antica, divisa in uno spirito dionisiaco ed uno spirito apollineo, che però non potevano convivere insieme in pace per un innato desiderio di supremazia. Anche questa condizione era descritta ad arte nelle sue poesie, in ogni elemento idealizzava un dualismo, perché il due era per lei la chiave del sapere, solo arrivando alle radici di ciò che era lei stessa avrebbe potuto capire come sconfiggere i suoi demoni. Neanche a questo giunse mai. Ancora adesso non capisco quale battaglia stesse combattendo nella sua interiorità, e poi il mio ruolo... Chi sono io? Chi è Jo? Neppure nelle sue poesie ho trovato chiarezza.
Spesso ricorreva a creature miti, gioiose, che però non agivano allo stesso modo; come due puledri, governati dal germe della pazzia, portati ad odiarsi ed inconsapevoli di trainare la stessa carrozza.

Un'ombra oscura
È annegata nel mio silenzio,
Ingoiando i resti
Di quel soffio di vita
Animava la mia anima.
Una parete d'incomprensione,
Di missioni fallite,
Di occasioni perdute
Si erge dinnanzi al mio sguardo.
In una marcia funebre
Sotto ai tuoni della tempesta
Si è realizzato il conflitto.
Scintille,fuoco tra le lacrime
In una nebbia tempestata di perle.
Il destino ha lasciato le briglie
Abbandonandosi in una corsa azzardata.
Due puledri corrono tra le rocce
Gareggiando contro il vento,
Gareggiando insieme
Lontano da ogni competitività.
Un barlume di luce, germe di pazzia,
Un odio sfrenato sorto dalla terra
Sfamato da un passato violento.
Due puledri che si battono
Fuggono e si scontrano.
Divengono due facce
Di due mondi lontani.
Anni luce di traversata
Racchiusi in una piccola parola.
Un gesto, uno sguardo sbagliato.
Intravedo la discesa dal monte
Torno verso la città
E mi sciolgo tra le acque del mare.

Un dualismo insomma realmente esistente, governato da una forza interiore che proponeva la prevalenza di un'attitudine o di un'altra, creando scompiglio e desiderio di supremazia assoluta; una storia ben diversa dal classico caso di doppia personalità, perché in Jo aveva luogo una vera e propria guerra tra mille anime, per questo si faceva del male, e per questo il suo sorriso era la cosa più preziosa che potevo ottenere.
Quante persone ti aspettano, quanti ricordi di te conservano, e tutti fanno il tifo per te. Adesso molti di loro capiscono quanto male ti hanno fatto, alcuni di loro cambieranno vita dopo quello che ti è successo, e forse è questo che intendevi quando parlavi del giovamento che poteva dare anche l'episodio più negativo. Sorridevi, parlando di queste cose, ti ridavano una speranza e sembravi un vero profeta agli occhi di molte persone; ti piaceva sentirti dire che eri una ragazza matura e poco superficiale, ti piaceva quella consapevolezza di avere un ruolo importante nella loro vita. Ma tutte le cose belle portavano sempre un vento freddo tra i tuoi pensieri.
Come quando a diciassette anni, un anno dopo il tracollo fisico e psicologico, riassaporò l'ebbrezza di abbandonarsi al ritmo del suo terzo occhio. Aveva lasciato alle sua spalle quelle prediche che le chiedevano semplicemente di vivere una vita che potesse preservarsi nel tempo, aveva capito che il presente era più importante del futuro, non voleva nascondersi nello squallore della società, diventando una borghese qualsiasi incapace di capire i suoi stessi figli, solamente per aver indugiato troppo invece di agire cogliendo l'attimo.
Non avvenne però la tempesta dell'anno precedente, Jo era consapevole del fatto che doveva far affidamento esclusivamente alla sua testa; gli amici erano cambiati, così come i luoghi in cui girava, e tutto ciò pretendeva qualcosa di più profondo. Anche se Jo continuò a farsi del male, crebbe la sua sensibilità, migliorò il modo in cui vedeva la realtà, perdendo quella mentalità estetica e permettendo al suo fisico di liberarsi da vincoli pericolosi che l'avevano portata all'orlo del baratro. La figura pallida, magrissima, lasciò spazio ad un corpo cresciuto, al massimo della forma, che però sarebbe poi giunto all'estremo opposto. La sua mente non riusciva più a stare dietro agli eventi, Jo pretendeva sempre qualcosa che andava oltre le sue capacità da se stessa. Studiava, non tanto per imparare cose nuove, non per ottenere un riconoscimento; tramava vendetta, voleva che tutti capissero le sue grandi capacità; dall'altra parte si comportava come la più sbandata delle persone, voleva dimostrare che era in grado di ottenere tutto anche in condizioni avverse.
Pochi riuscivano a stare al suo passo, pochi ammettevano la sua vittoria, e nessuno l'avvertì più degli sbagli che stava commettendo. Ne rimasi fuori anch'io, pensavo non potesse esistere un modo per tirare fuori da questa situazione Jo, se non fosse stata proprio lei a volerlo.

***

La profondità d'animo che stava acquisendo non aveva nulla a che fare col suo passato, poche erano le volte in cui rimpiangeva i momenti di sballo totale trascorsi l'anno precedente. L'unica ossessione era lui, lo inseguì per molto, troppo tempo, lo acchiappò, se lo fece scappare; ma questa è solo un'altra storia parallela, che rafforzò nell'inconscio di Jo la convinzione della necessità di cancellare i demoni intossicando il corpo. Era un ragazzo che come lei non aveva desiderio di pensare al futuro, ma che l'aveva illusa facendola sentire speciale; uno come tanti, al quale piaceva manovrare la gente. Aveva manovrato anche Jo, svuotandola, rendendola più cattiva di prima, pronta a ricadere nel baratro. Solo una persona in quel periodo aveva libero accesso nei suoi pensieri, un amico, un fratello col quale per due anni affrontò i piaceri e le difficoltà della vita. Lui come lei scriveva e questo li legava ulteriormente. Passavano serate intere a scambiarsi opinioni su poesie e stralci di filosofia. Certo non condividevano ogni cosa, soprattutto verso la fine di quest'amicizia i contrasti aumentarono; ma non arrivarono mai ad odiarsi veramente, ed ora lui è lì fuori, insieme a tutti gli altri sta aspettando il tuo risveglio e un tuo sorriso.
Invece sei qui attaccata ad una macchina, hai perduto tutta l'autonomia che avevi inseguito per vent'anni; certo, i medici dicono che il tuo fisico è forte, ma cosa sanno dei tuoi pensieri, cosa sanno delle delusioni che ti hanno portato qui? Parlano tutti di fatalità, si raccontano mille frottole, e non tanto per preservarti dalle malelingue,lo fanno per paura di dover ammettere le loro colpe, il loro ruolo in questo epilogo. Non è stato un incidente, non è stato il normale corso del destino;
io, tu ed anche qualcun altro lo sappiamo; forse tutti. Perché hai voluto farmi questo, Jo?
Non è giusto. Tu stai morendo ed io continuo a rivivere quella scena col rimorso di non aver fatto nulla per cambiare il corso del tuo destino. Ero lì con te, questo me lo ricordo benissimo, e non ho reagito, o forse tu non me l'hai permesso. I ricordi tornano sempre più distorti dal dolore, non posso incolpare te, perché so di aver partecipato anch'io a tutto questo, e sto pagando, costretto ad assistere al tuo calvario, sognando un futuro migliore, ma terrorizzato dall'ignoto che mi si prospetta. Che sarà di noi, piccola Jo? Diventeremo come quelle nubi, grigie, evanescenti, ed abbracceremo i nostri cari attraverso quelle piccole gocce d'acqua?
Piove, forse sono le gocce di chi ci ha preceduto. Ancora qualche settimana e quelle montagne saranno avvolte da un manto bianco. Inizia a fare freddo, anche se dentro di me tutto è gelato da quella sera.
Jo, volevi soltanto vivere, è così che dicevi, no? E allora perché non reagisci?
Quale misteriosa ragione non ti permette di tornare?
La disperazione sta prendendo il sopravvento nel mio cuore, vorrei urlare contro questo mondo ingiusto, ma ormai inizio a capire che è finita, sento il suo respiro rallentare, lo sento nella mia mente; sto per ammettere la sconfitta, ed insieme alla sconfitta cresce in me la consapevolezza di essere colpevole, di essere stato incapace di proteggerla. Io, che mi credevo il suo angelo custode, non sono diverso da coloro che hanno abusato di lei, facendole del male. Io ho sempre assistito come spettatore muto, assorto nello show; non merito di vivere.

CONTINUA... leggete la: Seconda e ultima parte


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