Ma come si fa a dire che è morta la moglie del fotografo? Che era giovane, che lavorava in negozio col marito e che non aveva per niente un buon carattere?
Sta donna non aveva un nome? Una dignità? Senza essere per forza la moglie del fotografo? Quello che ha il negozio proprio sulla strettoia?
Questo tizio, Ciso per tutti, con qualche anno più di me, era appoggiato al bancone del bar ed insisteva a raccontarmi la tremenda malattia che ha portato al cimitero la moglie del fotografo.
Sembrava non capire il mio stupore davanti a questa tragedia famigliare. Continuava a bere e a raccontarmi la stessa storia, più volte nell'ultima mezz'ora, convinto che mi fossi giocato la sensibilità. E dal suo punto di vista credo lui avesse ragione.
Stava parlando non con un estraneo e gli stava raccontando di un fatto drammatico.
Un bambino di circa otto anni era rimasto senza madre e un uomo attorno ai quaranta, il giorno dopo avrebbe accompagnato la moglie al cimitero e quello che aveva di fronte, io, non sembrava capire la disgrazia.
-Ma in casa tua nessuno è mai andato al creatore?- Mi disse ad un certo punto, pulendosi la bocca con la manica della camicia, al limite della sopportabilità a causa della mia apparente indifferenza.
-So che hai perso tuo padre qualche anno fa.- Disse ad un certo punto, togliendosi dalla faccia l'espressione irritata, come a volersi scusare di ciò che aveva detto.
Inspirai con forza dalle narici e togliendo le mani insaccate nelle tasche, gli feci notare, alzando di poco la voce, che mio padre si chiamava Pietro e che non era il padre di.., o il marito di... ma era un uomo per bene, di nome Pietro ed aveva un grande cuore, specialmente con i vagabondi che passavano da casa nostra, a cui non aveva mai rifiutato un piatto di pasta.
Ciso ordinò un altro goccio ed abbassando la testa disse –Ho capito, ma che bisogno c'è di giocare con le parole o tirarmi in tranelli, quando stiamo parlando di una giovane signora che è morta, morta, non c'è più-.
A quel punto pensai che donna era scomparsa per se stessa, prima che per il marito o per il figlio. Che senz'altro saranno stati addolorati, ma era lei che se n'era andata, per sempre e troppo presto. E glielo dissi a Ciso, facendogli notare che non era morta la moglie del fotografo, ma era morta lei in prima persona, col suo nome cognome, con i suoi dolori e i suoi desideri. Che a questo punto non avrebbe più realizzato.
Ingollò il contenuto del bicchiere e nel farlo lo vidi come soprappensiero, come stesse elaborando le parole che gli avevo appena detto. Poi volle a tutti i costi che bevessi con lui. Voleva farsi perdonare per la forma poco riguardosa con cui aveva trattato la donna che se n'era andata qualche ora prima.
-Si chiamava Ottorina, Rina per tutti.- Dissi in direzione della testa abbassata di Ciso, ricca di una massa di capelli cespugliosi ed ingrigiti, mentre la barista mi riempiva il bicchiere.
-Ottorina.- Ripeté Ciso, poi alzò lo sguardo ed iniziò a raccontarmi di quella volta, almeno una decina d'anni prima, che andò a far sviluppare le foto del raduno degli alpini da Rina. Ne parlava con un ritrovato rispetto, anche se intuivo che la donna, com'era un po' nel suo carattere, l'aveva trattato con distacco, quasi con disprezzo.
Ma di questo Ciso non approfondì.
-Salute.- Mi disse, mentre anch'io stavo bevendo ed alzando il bicchiere pensai che la salute di Ciso era quasi al capolinea.


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