Il Cerchio di GiOtto - Seconda parte
EPISODIO 6
L'uomo davanti a loro saltò all'indietro ed emise un rantolo e nello stesso momento, Duke vide esplodere dal suo petto una rosa di sangue, mentre si abbatteva accanto alla pompa del carburante self-service.
«A terra!» strillò Nathan.
Si ritrovarono sdraiati l'uno accanto all'altro sotto il reattore del caccia.
«Trovato.» disse Nathan, ansimando. «Te l'avevo detto.»
«Deve aver sparato dalla piattaforma.» rispose Duke. «Bisogna prenderlo prima che scappi.»
«Hai tutto?»
Duke si toccò la cinta alla quale era appesa la fondina. «Sì. Dividiamoci.»
«Okay. Io prendo la destra. Copriamoci.»
Uscirono correndo allo scoperto, ma come Duke prevedeva il cecchino non sparò loro contro.
Cazzo, sarà già in volo verso il prossimo diavolo da accoppare. Bisogna che corra più veloce.
Raggiunse il pilone di cemento e cominciò ad arrampicarsi in fretta, ansimando.
Sbrigati, maledetto omino meccanico, sbrigati.
Quanto odio questo mestiere.
Saltò sulla piattaforma con la pistola in mano.
Lui e Gottlob Mekkano fecero fuoco contemporaneamente l'uno contro l'altro e si colpirono a vicenda.
Duke cadde sul cemento premendosi una mano sul braccio, e quando alzò lo sguardo si rese conto di aver colpito Mekkano a una gamba.
Okay. Ora resta vivo e avrai quella gratifica.
A terra, Gottlob Mekkano lo guardò a sua volta. Sembrava terribilmente normale e terribilmente colpito a una gamba. Allo stesso tempo, Duke avvertì in lui qualcosa di ripugnante. Mekkano ansimò ed emise un gemito.
Ti ho colpito come tu hai colpito loro.
«Resta dove sei.» gridò poi. «Sei in arresto. Hai il diritto a non essere ferito ulteriormente e hai il diritto a non essere disattivato. Hai a disposizione...»
«Perché dici così?» lo interruppe lui, il Cecchino Numero Uno, Gottlob Mekkano. «Disattivare? Pensi sia un NonC4? Pensi che sia diverso da te?»
«Non appartieni alla categoria degli esseri a chimica organica.»
Ma che dico?
«Sei anche in arresto.» concluse.
«Guardami, stupido sbirro.» Si toccò la gamba ferita e mostrò a Duke il sangue. Poi portò la mano all'occhio, e sotto lo sguardo disgustato di Ralph si prese la palpebra e la rigirò su se stessa, mostrando una putrida orzaiola infetta. Duke si sentì scosso da un conato di vomito.
«E tu, che requisiti hai, omuncolo?» ghignò, soffocando un gemito di dolore. «Chi mi garantisce che tu non sia un Falsone?» tornò serio, mentre Duke stringeva i denti per non gemere di dolore.
«Una vita intera.» disse. «Una vita intera trattato come un Falsone, un reietto, una cosa senza diritti.»
«Hai il diritto...»
«Che cosa è la dignità?» disse all'improvviso Gottlob Mekkano, disteso nel suo sangue nero. «Da cosa è data? Un essere umano la possiede dalla nascita, eppure basta un errore per togliergliela via. Ma allora come può essere così preziosa? Per tutti questi anni, me la sono tenuta stretta, per portarla fuori...» emise un rantolo. «Prima o poi, prima o poi. Ma un giorno ho perso anche quest'illusione, e mi sono trovato come una cosa, un essere che non è al mondo se non per eseguire... pur essendo di carne come te, ma come è possibile?»
Ma cosa sta dicendo?
Questo doveva essere un Falsone. E invece sto ammazzando una persona.
«Io sono vivo!» gridò Gottlob Mekkano, e si contorse su se stesso. «Eppure ho perso la mia anima... ridotto come un Automatico. Ma allora... dov'è andata la mia dignità, dov'è l'anima?» Guardò Duke spalancando gli occhi. «È solo quello che crediamo di meritare che ci dà l'illusione di uno spirito! Siamo davvero animati, nel senso più letterale e insieme più alto della parola?» Alzò la sua pistola verso Duke. «O piuttosto non siamo forse tutti tanti buffi omini meccanici, che meritano di morire senza ragione né conoscenza, per caso, allo stesso modo in cui hanno ricevuto la loro dignità alla nascita?» Puntò il mirino verso Duke sdraiato a pochi metri.
Sto per morire.
Duke vide distintamente il viso di Gottlob Mekkano incorniciato dallo spazio siderale, nel quale si aprivano lentamente enormi Rinnovabili Buchi Neri Eterni.
È Dio per davvero. Lui è l'Angelo della Morte.
Un Essere Umano.
Oltre il vuoto gorgogliante di un buco nero, Duke vide profilarsi la sagoma zoppicante di Nathan DeSouza.
Il Mezzo Falsone.
Stava muovendo le labbra e le braccia con una lentezza esasperante.
«Raaalph!»
Voce distorta. Riflessi sulla canna della sua pistola.
Rosa.
Un colpo esplose nelle sue orecchie, e subito dopo nel petto di Gottlob Mekkano. Duke udì la pallottola sparata dall'arma di Mekkano fischiargli accanto alla guancia e si premette per terra con un grido.
Nathan DeSouza barcollò di corsa fino a crollare accanto a Duke, e presto il sangue dei due legionari si mischiò nella stessa lurida pozzanghera.
«È morto stecchito.» disse DeSouza. Nei suoi occhi Duke scorse delle lacrime.
«Perché ci hai messo tanto?» mormorò. I Buchi Neri si erano già richiusi tutto intorno a loro.
«Mi ha colpito.» si toccò la gamba meccanica. «La protesi. Cazzo, è morto, Ralph. Non ho potuto fare nulla!»
«Cosa?»
«L'uomo alla pompa di carburante. Morto stecchito. Morto!»
Duke espirò, e dalla sua bocca uscì un rantolo.
«Come... accidenti! Non si può essere ammazzati così.» Stava piangendo, premendosi intanto le mani sulla coscia. «Non ha senso. Cazzo, cazzo!»
«Non dirmi che non te n'eri mai accorto.» sussurrò Duke.
Siamo solo buffi omini meccanici.
«Accidenti! Maledetto pezzo di ferro!»
«Era un essere umano.»
«Ah, sì? Ti sembra umano, quello?»
Duke alzò lo sguardo dal cemento, osando guardare per la prima volta il corpo di Gottlob Mekkano.
Tutto intorno al cadavere, bagnandosi di sangue nero, rotolavano pigramente sottili rondelle d'acciaio.EPISODIO 7
Pris si affacciò.
«Tutto a posto?»
Margot annuì e si sistemò sul naso gli occhiali da sole, tenendo la sigaretta tra due dita.
«Vuoi qualcosa?» sorrise piano. «Una lampada?»
Margot scosse la testa.
Pris sparì; un attimo dopo, la sua testa rossa fece di nuovo capolino.
«Che ti succede? Problemi con Matthew?»
Margot scosse la testa.
Pris entrò. «E allora? Dimmi qualcosa.»
Margot si levò lentamente gli occhiali da sole. I suoi occhi erano solcati da capillari carbonizzati.
«Oddio.» disse piano Pris.
«Video.» disse Margot con voce assente. « Ne ho provato uno ieri sera. Troppo forti.»
«E adesso? Ti fa male?»
«No. Ma sono quasi cieca. Domani mattina devo andare da un medico.»
«Perché domani? Perché così tardi? Vuoi che ti porti...»
«È per mio marito. Non deve sapere.» Alzò le spalle.
Pris anuì. «Ti porto qualcosa. » Uscì.
Il giorno prima, Margot era tornata a casa tardi come di consueto, dopo la chiusura del locale di Pris.
Davanti alla porta di casa, seduto sugli scalini, aveva trovato Martin Chil, il suo amante.
«O meglio, sono io ad essere la sua amante.» si era detta una volta al proposito. «Lui non mi ama affatto. Del resto, nemmeno io.»
«Che ci fai qui?» disse a Martin. Lui si era alzato.
«Sei sola, stanotte?» aveva detto.
«Come tutte le notti.» aveva risposto Margot, e poi aveva aperto la porta per farlo entrare.
Più tardi, Martin si era guardato intorno e poi aveva guardato Margot nel letto accanto a lui, e lei aveva capito che c'era qualcosa che doveva dirle.
«Posso immaginare cosa.» pensò.
«Margot.» cominciò Martin. «C'è una cosa importante.»
«L'avevo capito. È quella cosa?»
Martin sospirò. «Laura mi... ha parlato. Penso di stare con lei. Di mettermi con lei.»
«Erano questi i patti.» aveva pensato intanto Margot. «Nessun legame né coinvolgimento.»
«Perché ho accettato una cosa così crudele?» pensò subito dopo.
«Cosa ne pensi?» le aveva chiesto Martin.
«Nulla.» Si era accesa una sigaretta. «Che aspetti ad andartene?»
Lo aveva osservato rivestirsi, con aria indifferente, e non lo aveva accompagnato alla porta. Aveva sentito i suoi passi nel salone e la porta che si chiudeva.
«È andato.» pensò. «E a me non importa assolutamente nulla.»
Poi una smorfia di dolore l'aveva scossa, e aveva sentito le lacrime scorrerle lungo le guance. Lentamente, aveva cominciato a piangere e poi a singhiozzare. Si era tirata a sedere piangendo, senza riuscire a smettere.
«Ci sono dentro.» aveva pensato. «Mi sono invischiata con quel bastardo. E lui lo sa e non gli è mai importato niente.»
Si era tirata in piedi barcollando, mentre le arrivava alle orecchie il suono secco dei propri stessi singhiozzi.
«Del resto, è quello che faccio anch'io con Matthew. E anche lui, come me, sa bene come stanno le cose. E mi ama da matti. E io amo da matti Matthew e odio me per il male che gli faccio. E odio la cosa stupida e crudele che si chiama amore. Come ho potuto tradirlo? E come ho potuto farmi usare da quello stronzo? Questo è un enorme, grandissimo Rinnovabile Buco Nero Monouso. Un Buco Nero Eterno.»
Barcollando, entrò in soggiorno. Per un momento rimase immobile, appoggiata all'uscio.
«Adesso si suppone che dovrei suicidarmi, dato che è una vita che voglio morire. Ma non voglio farmi del male. Non posso sopportarlo. La cosa migliore è Idol.»
Tremando, predispose il visore e impostò al massimo l'intensità. Rovistò piangendo nella sua cassaforte, per trovare Idol e poter vedere ancora per l'ultima volta Matthew davanti a sé: e insieme un Martin gentile, onesto, che si preoccupava di lei e a cui non capitava di non volerla allo stesso modo in cui a lei era capitato di non essere voluta da lui.
«E invece ho sbagliato merce.» pensò, nel separé in penombra, non ancora riempito del tutto dallo smog. «Proprio io ho confuso quello di cui mi occupo. Buffo, ma forse è meglio così. Non avevo nemmeno fumato l'ultima sigaretta.»
Spegnendo la sigaretta nel posacenere, si sorprese inaspettatamente a sorridere piano.EPISODIO 8
Duke si sistemò sul sedile.
«Che colpo.» disse Matthew Goldenbaum. «Siete stati grandi.»
Accanto a Duke, Nathan DeSouza taceva con sguardo assente. Non aveva più detto una parola da quando Duke lo aveva accompagnato in infermeria.
«Questo permetterà la gratifica?» disse stancamente Duke.
Goldenbaum ingoiò la caramella. «Forse.»
«Che cazzo significa forse?»
«Tra qualche minuto ci sarà la conferenza stampa. Siamo la Centuria più famosa del momento.»
«Fantastico.» disse senza entusiasmo Duke. «Gli Uccisori dell'Angelo della Morte. Biblico.»
Matthew Goldenbaum lo guardò in modo strano, poi si sedette accanto a lui.
«È strano che tu abbia detto questo. Anch'io avevo pensato a qualcosa di simile.»
«Sai che pensava di essere umano?»
Goldenbaum lo guardò ancora.
«L'avevo sentito.» disse infine.
«Che altro hai sentito, che non ci hai detto a tempo debito?»
Nella voce di Duke non c'era traccia di rimprovero né risentimento. Piuttosto, stanchezza e mera constatazione. Goldenbaum sospirò lentamente.
«Gottlob Mekkano» disse piano «è un nome che si è dato da solo. In realtà, era un NonC4 di nome G8.»
Duke alzò un sopracciglio. «Mh.» disse soltanto.
«Sì, pensava di essere umano. In realtà...era qualcosa... di più.»
Lentamente, Duke voltò il viso fino a guardare Goldenbaum negli occhi. Il Centurione ricambiò lo sguardo.
«È nuovo.» continuò. «L'ultimo modello... manipolazione genetica su cellule meccanizzate.»
«Ne ho sentito parlare.» disse all'improvviso Nathan DeSouza. Duke trasalì. «Pensavo fosse leggenda.»
Goldenbaum scosse la testa.
«Più di un essere umano?» disse Duke.
Goldenbaum si morse un labbro. «Questo è strettamente confidenziale. Hum, persino per me. Ma lui... pare che il suo DNA corrisponda ad un'evoluzione di quello umano. Quasi del tutto spontanea.»
«Eh?» disse Duke.
„Ma non è possibile.« disse DeSouza.
«Perché no? Da molto tempo i NonC4 fanno parte... dell'ecosistema, diciamo. A quanto pare il G8 ha trovato la strada per andare avanti.»
«Questo che vuol dire?» lo interruppe Duke. «Che cosa fa, vola, legge nel pensiero? Da quello che ho visto, è un pazzo complessato con manie di grandezza.»
«Già.» Goldenbaum abbassò lo sguardo. «Quello che è stato l'uomo dal momento in cui si è reso conto di essere superiore alle altre specie.»
«Oh, avanti. Noi non...» si interruppe. «Insomma, che ha di speciale?»
Goldenbaum prese un foglio di carta e una penna.
«Il suo Dna» disse piano, «si è chiuso.»
«Eh?» ripeté Duke.
«Hai sentito. Ha trovato una combinazione atomica per cui è riuscito a saldarsi.»
Nel silenzio, tracciò lentamente sul foglio bianco un cerchio.
«È questo qui?» disse piano Duke, toccando il cerchio tracciato sulla carta.
Goldenbaum annuì.
«E che comporta?» chiese DeSouza guardando a sua volta il cerchio.
Goldenbaum scosse la testa. «Non lo so.»
«Ci... questo essere ci sostituirà?» mormorò DeSouza.
«Non lo so.» ripeté Goldenbaum.
«Che importanza ha?» disse Duke.
Non siamo forse tutti tanti buffi omini meccanici?
«Forse avremmo dovuto farci ammazzare da G8.» continuò. «Come l'uomo alla pompa di benzina.»
Voglia di morire.
DeSouza rabbrividì e gemette piano.
Lui invece ha voglia di vivere.
«Scusate.» disse subito dopo. «Questa storia mi ha scosso parecchio.»
Eppure è pur sempre un mezzo Falsone.
Invece io...
Goldenbaum si alzò di scatto.
«Adesso basta. La stampa ci aspetta. Le cose che vi ho detto farete bene a tenervele per voi.»
«Posso passare il turno?» chiese Duke senza muoversi.
«Andiamo, fai questo sforzo. Tanto, sono io che devo parlare. Tu fatti riprendere, e io vi metto in lista per la gratifica..»
«E va bene.» Duke si alzò. «Andiamo a impersonare gli Uccisori dell'Angelo della Morte.»
Guardò DeSouza ancora immobile.
«I momentanei salvatori della Razza Umana.» aggiunse piano.
Nathan DeSouza si alzò a sua volta lentamente.EPISODIO 9
Margot si sistemò la molletta rettangolare tra i capelli.
«Interessante.» disse. «Suppongo che da mio marito non lo avrei mai saputo.»
«È meglio che tieni il becco chiuso, allora.» disse Duke.
«Di solito, quando parlo non mi ascoltano nemmeno le sedie. Non ti preoccupare.»
«È molto importante, Margot. Io.. io.. non riesco a venirne a capo e tu devi dirmi la verità.»
«Riguardo cosa?»
Duke finì in un sorso il rhum.
«Io... sono... umano?»
Margot lo guardò in silenzio.
«Margot? Che tu sappia, io sono umano? Non sono... un Falsone, vero?»
Margot sorrise con aria assente.
«Capisco.» disse «La storia dell'omino meccanico. Brutti tempi, questi qui.»
«Margot, è importante.» Si sporse verso di lei. «Le allucinazioni, i gas... non è droga, vero? È manutenzione, io... cadrò in mille pezzi meccanici, il giorno in cui entrerò in un di quei Buchi Neri, vero?»
«Calmati.» Posò una mano bianca su quella di Duke. «Ti dico una cosa. Quello che ti ho venduto fin'ora ti avrebbe fatto saltare le rotelle, se tu fossi stato un Auto. Contento?»
Duke, pallido, spalancò gli occhi e respirò lentamente.
«Dimmi la verità.»
«Sei un essere umano. Si vede lontano un miglio.»
«Non sono... uno di quei cosi impazziti, vero? Un G8. Lui pensava... pensava davvero di avere una storia.»
«Non sei un G8.» Aspirò il fumo dalla sigaretta. «Sei troppo incompleto per avere un DNA superiore a quello di tutti gli altri.»
Duke sorrise incoerentemente. Sul suo viso risultò uno strano ghigno che non spaventò in ogni caso Margot.
«Strano.» continuò Margot. «Chissà come dev'essere, essere completi. Secondo te questi tizi basteranno a loro stessi?»
«Non lo so. Può darsi.»
«Poverini.»
Duke sorrise ancora. «Sì. Già.»
Margot prese un pasticcino dal vassoio.
«Permetti?» disse a Duke, poi leccò via il cioccolato dal biscotto concavo. «Mi piace solo la farcitura.»
Duke osservò il biscotto giallognolo, privo di cioccolato, che Margot posava di nuovo sul vassoio. Lo prese.
Sulla superficie chiara, qualche macchia di cioccolato era rimasta a disegnare, del tutto casualmente, una forma curiosamente sensata.
«Un teschio.» disse piano Duke, e rabbrividì posando in fretta il biscotto. «Distruggilo.» disse a Margot.
Margot sbriciolò con una mano il biscotto.
«Un essere umano DOC. Non avevi voglia di crepare?» Si accese l'ennesima sigaretta. «Pris è vestita di rosa, oggi. Io in viola. Seccante.»
«Vi mettete ancora d'accordo su cosa mettervi?»
«Le telefono tutte le mattine.»
«Curioso.»
«Cosa non lo è? Hai provato il iideo?»
«Sì.»
«Cos'hai visto?»
Tacque per un momento.
«Qualcosa che ho perso.» disse infine. «Qualcosa del passato.»
«E ti ha reso felice?»
«Molto. Per questo» Posò il pacchetto nero sul tavolo, «te lo restituisco.»
Margot alzò le sopracciglia. «Più furbo di quanto sperassi.»
«Hum.» Commentò Duke. «Posso sempre venire a supplicarti di ridarmelo. Ma basta G8 ad essere... completo da solo.»
Margot tacque a lungo, guardando Duke oltre il suo trucco nero.
«Dio.» disse infine. «Questo merita che ti offra da bere.»
«Grazie.»
Margot chiamò Pris e indicò il bicchiere vuoto di Duke. La ragazza tornò con una bottiglia di rhum.
«Offro io.» disse.
Margot alzò un sopracciglio.
«Caspita.» disse. «Dovrò mettermi in fila.»
Duke sorrise e versò il rhum nei bicchieri. Poi disse: «Devo chiederti una cosa, Margot.» Porse il bicchiere a Pris.
La donna alzò le sopracciglia per invitarlo a parlare.
Duke le porse il bicchiere. «Che cosa significa ascoltare davvero?»
Margot sorrise.
«Significa» disse, alzando il bicchiere, «partecipare. Cin Cin.»FINE
JU19ott2002
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