22. Contributi: Il tramonto dell'uomo
recensione di Paolo Calabr�

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Marchesini    Roberto Marchesini,
Il tramonto dell'uomo. La prospettiva post-umanista
Dedalo, 2009, pp. 216

La tesi che Marchesini sostiene in questo suo ultimo libro � chiara fin dalle prime pagine: il Novecento � l'epoca nella quale il paradigma umanistico � tramontato mentre nasceva, al suo posto, quello post-umanistico. Prima di spiegare i motivi del declino dell'Umanismo, l'autore ne ricapitola i tratti salienti: la disgiuntivit�, cio� l'idea che l'uomo spicchi nella realt� come entit� separata, �totalmente altra' rispetto a ogni cosa; l'antropocentrismo, ossia il ritenere le entit� non umane funzionali al destino dell'uomo (da cui consegue la strumentalizzazione e reificazione di tutto ci� che non appartiene al genere umano); l'auto poiesi, vale a dire l'autosufficienza dell'uomo in ordine alla creazione e gestione della sua propria dimensione, all'emanazione dei suoi predicati e al dispiegamento delle qualit� a lui inerenti; la sussuntivit�, ovvero l'idea di uomo come summa di ogni ente, capace cio� di contenere il mondo, di essere ad esso co-estensivo e parimenti di essere misura del mondo; infine, la virtualit�, l'idea di totale mancanza di limiti, ovvero possibilit� di qualunque declinazione, l'umano come aprirono (pp. 7-8).
Il post-umanismo ritiene che questi assunti siano oggi insostenibili o quanto meno inadeguati a dar conto di una realt� umana che sempre pi� frequentemente � sottoposta all'invasione della tecnologia; se fino a poco tempo fa si poteva ancora pensare alla tecnologia in senso �ergonomico' (cio� come qualcosa che si aggiungeva alla natura umana senza alterarne le qualit�, anzi assecondandole, tutt'al pi� potenziando alcune facolt�: si pensi ad esempio all'apparecchio acustico o agli occhiali), tale prospettiva viene oggi invalidata dallo sviluppo incessante della tecnologia, che rende manifesta l'ibridazione tra l'umano e il tecnico e l'emergere di caratteristiche nuove, frutto appunto del meticciato: �oggi sappiamo, per esempio, che le prassi incidono sulla cablatura sinaptica del cervello, il che equivale a dire che le tecniche si incarnano, ovvero danno struttura al nostro corpo� (p. 20). Non � dunque pi� possibile sostenere una visione disgiuntiva, che si rif� ad una �purezza' e ad un'�essenza' umane che crollano sotto i colpi del cambiamento continuo ad opera della tecnologia cui assistiamo. Similmente ne esce incrinata anche la pretesa antropo-poietica tipica dell'Umanismo, l'idea cio� che l'uomo possegga la titolarit� piena della propria umanit� e che pertanto la questione dell'influenza della tecnologia nella vita dell'uomo sia solo un problema di modalit� d'uso. I due presupposti dell'Umanismo (1. la tecnologia viene usata dall'uomo ma non modifica i predicati, ossia le qualit� e i fini, dell'umano e 2. la tecnologia � emanazione dell'uomo, sua esclusiva e diretta produzione, intuitiva e creativa, pertanto non intacca la purezza dell'essenza uomo, semmai la magnifica) non sopravvivono agli esiti dello sviluppo tecnologico del ventesimo secolo. Per il post-umanismo, infatti, la tecnologia non � solo strumento, ma partner che modifica l'uomo in quanto entit� biologica; in pi�, la tecnologia non � un'emanazione dell'uomo bens� il frutto della coniugazione con il non umano: �la tecnologica trasforma l'epistemica umana, importa modelli non umani nella dimensione ontopoietica dell'uomo, modifica la percezione performativa che l'uomo ha di se stesso, facilita i processi in interscambio referenziale con il non umano: insomma coniuga e ibrida, non separa e purifica, antropodecentra e non rafforza il pensiero antropocentrato� (p. 157).
Altro fondamento dell'Umanismo, anch'esso insostenibile dal punto di vista post-umanistico, � quello della separazione netta fra l'umano e il non umano, la res extensa e res cogitans, ci� che � libero e imprevedibile e ci� che invece � determinato e calcolabile. L'Umanismo teorizza l'universo come un meccanismo regolato da leggi certe e il sapere come la possibilit� di controllare questo meccanismo e prevederne gli sviluppi. Tuttavia tale visione delle cose segna il passo di fronte alla meccanica quantistica e alla fisica della complessit�: non solo infatti l'universo, a certi livelli, si presenta come incalcolabile (� il caso ad esempio dei sistemi caotici), ma la realt� mostra comportamenti che sfidano il nostro stesso concetto di libert� (come nel caso dell'esperimento quantistico delle lastre semiriflettenti). Cos� il confine tra ci� che � umano (nel senso appunto di libero e imprevedibile) e ci� che non lo � si fa sfumato, inafferrabile; pretendere di afferrarsi saldamente al vecchio paradigma dualistico natura/cultura, afferma Marchesini, � anacronistico. Il post-umanismo, �visione inclusiva e ibridativa�, ne prende atto e �considera l'umano non pi� come emanazione delle qualit� inerenti nella nostra specie, bens� come cammino di integrazione del non umano� (pp. 23-24).
La concezione post-umanistica dell'uomo, della vita, della realt� ha, per Marchesini, delle ripercussioni anche nell'ambito della convivenza civile. Una tale visione, che preferisce allo sguardo dominatore, onnicomprensivo e superiore della ragione calcolante (secondo l'immagine di Laplace) l'idea di un sapere in grado di ascoltare il mondo, che va formandosi con il mondo e non contro di esso, offre un saldo sostegno al multiculturalismo di cui si ha bisogno oggi (contro le derive cosiddette �identitarie' � ma a ben vedere nient'altro che xenofobe) per far fronte all'incontro forzato (a causa della globalizzazione e delle pressioni migratorie) tra culture diverse e talvolta fra prassi incompatibili. Il post-umanismo permette di superare il �mito della purezza', cio� quello delle essenze da esaltare, preservare, rivendicare e in ultima istanza opporre a tutto il resto, e di scoprire che l'incontro � un'occasione pi� che un rischio. Permette di scoprire che �nessun uomo � un'isola� (per dirla con Thomas Merton) e che lo scambio reciproco � oggi pi� che mai un fattore di sopravvivenza. Lo scambio pu� essere visto come opportunit� di arricchire la propria identit� solo se non si concepisce quest'ultima come qualcosa di statico, rigido, immutabile, dato una volta per tutte; altrimenti ogni contributo verr� percepito come una diluizione. In definitiva, l'Umanismo si presenta come una ideologia che non � all'altezza del nostro tempo globale: �in una temperie dove i processi di globalizzazione, nelle loro varie scansioni, vengono accelerati e articolati [...] tale impostazione diviene inevitabilmente foriera di conflitti ancorch� sommersi, dove cio� la dialettica del confronto e della condivisione non trovano altra possibilit� che assumere i connotati dello scontro e del rifiuto� (pp. 190-191). Oggi, all'epoca del �tramonto dell'uomo' (cio� dell'idea essenzialistica di uomo che l'Umanismo propone), abbiamo bisogno di una prospettiva che sappia accogliere le istanze provenienti dall'arte, dalla filosofia, dalla letteratura: per Marchesini, la prospettiva post-umanistica � ancorch� frammentaria e priva di un vero e proprio �manifesto' � pu� costituire una valida alternativa. All'altezza del nostro tempo.

Indice del volume
Il tramonto del pensiero umanistico
Alterit� non umane
Il mito della purezza
Sulla natura umana
Antropocentrismo e Umanismo
Dal corpo abitato al corpo dimensione
Soggettivit� e ontopoiesi
Un'ermeneutica per la tecnoscienza
Approccio postumanistico e contemporaneit�
Bibliografia

L'autore
Roberto Marchesini � studioso di scienze biologiche e di epistemologia, scrittore e saggista. Gi� presidente della Societ� Italiana di Scienze Comportamentali Applicate (sisca) � direttore della Scuola di Interazione Uomo Animale (Siua). Ha insegnato Psicologia del Linguaggio e della Comunicazione presso l'Universit� di Udine. Collabora con numerose testate giornalistiche e riviste culturali. Ha realizzato numerosi articoli sul tema del post-umanismo e delle scienze cognitive. Tra i libri pubblicati: Il concetto di soglia (1996), La fabbrica delle chimere (1999), Post-human (2002).

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Pagina personale di Roberto Marchesini in Internet

* La recensione � stata pubblicata sul numero 45, dicembre 2009, di ReF. RecensioniFilosofiche

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