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Nello scrivere l'introduzione di Carta da riciclare, la prima ediziione della raccolta dei miei racconti, avevo ritrovato un messaggio provocatorio di un lettore, in risposta al mio tentativo di spiegare che le mie storie sono "solo narrativa", lui ha contestato questa affermazione con passione.
"Non ci si giustifichi", ha scritto, "come si permette di fare l'autore di questo scritto, dicendo che è solo "narrativa", perché è la difesa più insensata che egli possa avanzare alle mie obiezioni. Se io lo calunniassi con un racconto, cosa pensa che direbbe un Giudice di quel suo asserire che di solo narrativa trattasi?
La sua "narrativa" intacca il principio al quale si affida ogni intelligenza, quando non ha altri elementi a disposizione che non siano quelli della fiducia in una verità della quale quella stessa intelligenza non è armata a sufficienza per poterne cogliere le contraddizioni che sono sempre implicite alle menzogne che negano sia i principi universali che, allo stesso modo, la Verità del principio di non contraddizione sul quale tutti i principi si appoggiano quando sono aderenti tra loro nell'esprimere la molteplicità, senza per questo negare l'unità dalla quale essa proviene.".
Eppure, non cercavo di giustificarmi. Il mio intento era soltanto quello di mettere in discussione una verità comunemente accettata, senza offendere nessuno, ma il dibattito che ne è scaturito è emblematico di un fenomeno più ampio: la narrativa ha il potere di scuotere certezze, di sfidare le convinzioni più radicate.
Il commento riguarda un racconto in particolare, Lettera apocrifa, che potete leggere in questo sito. Per sottolineare la sua natura di opera di fantasia, avevo evitato di ambientarlo nel I secolo e avevo scelto un linguaggio attuale, proprio per evidenziare che si trattava di narrativa e non di un tentativo di riscrittura storica dei Vangeli.
In fondo, ogni storia che scrivo esplora i dubbi sulle verità che diamo per scontate
Il dissenso mi affascina: Chi sono le persone che si oppongono alle mie storie. Come vivono? Dove abitano?
Quali esperienze le hanno portate a rifiutare qualsiasi idea diversa dalla loro?
Mi chiedo se leggano i romanzi di Dan Brown, e se così fosse, quale sarà stata la loro reazione? Forse è questa la natura dello scrivere: una curiosità inesauribile per ciò che ci è ignoto.
Per fortuna, non ho mai avuto altri contatti con quel lettore; altrimenti, chissà, magari lo avrei trovato interessante e avrei cercato di fare amicizia.
In definitiva, la narrativa non è solo un rifugio dalle verità scomode, ma una porta aperta verso conversazioni più profonde e inaspettate.
Chi sa quali connessioni possiamo scoprire attraverso le storie che raccontiamo?
Leggete i racconti e i commenti nel libro, non rimarrete delusi.
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