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Giuliana Borghesani ha orami pubblicato decine di libri, tra romanzi e saggi storici, mantengo con piacere questa presentazione del suo primo libro.

Prefazione al volume di racconti "Il ponte della Badia"

Credo che gli amici di Giuliana Borghesani, conoscendola bene, non saranno sorpresi di questo suo debutto in un campo dove mi pare finora non fosse mai entrata: quello della narrativa. Si conceda però a chi di lei non ha altrettanta dimestichezza di manifestare qualche stupore di fronte ai tanti interessi di questa giovane donna di cui questi racconti sono l’ultima manifestazione. Giuliana Borghesani, infatti, è laureata in lettere classiche, si occupa di preistoria, ha al suo attivo numerose pubblicazioni scientifiche, insegna e collabora col museo di Storia Naturale di Verona. Ma evidentemente la letteratura era entrata da tempo nella sua vita, anche se forse soltanto come privata esercitazione, vista la sicurezza e la padronanza linguistica della sua opera prima.

I suoi undici racconti, a cominciare da quello che dà il titolo al volume, appartengono a un genere di narrativa non certo di comune circolazione al giorno d’oggi.
Difficile definire il genere: fantasia? Fiabe? Gioco di metafore?
Parabole di mondi d’invenzione, senza tempo o perduti in luoghi ed epoche al di fuori di qualsiasi riferimento reale?
Chi è abituato alla brutalità o agli espliciti riferimenti della nostra letteratura corrente proverà, leggendo, qualche perplessità; ma alla fine si accorgerà che questa scrittura lo avrà affascinato e che queste trame apparentemente fantastiche propongono invece un confronto consolante con i troppi libri che ci opprimono con la loro quotidianità.

Il ponte della Badia

Basta il primo racconto, per entrare nelle atmosfere e nell’immaginazione di Giuliana Borghesani. C’è un vecchio signore ribaldo fulminato nel suo letto dalla paralisi, in un castello che sorge in chissà quale paese dell’immaginario. Ci sono figlie che vorrebbero salvarlo, frati che cercano medicine ed esorcismi invano, anime vendute al diavolo come fece Faust, demoni che accorrono e spariscono a schiere, ponti che crollano, cavalieri satanici e infine la redenzione del pentito, sottratto al suo sconfitto Mefistofele. Tutto è raccontato come in una favola, collocato in un tempo che potrebbe essere il Medioevo o semplicemente una rilettura d’antiche leggende, lasciando al lettore di cogliere una morale valida, questa sì, per tutte le stagioni. Soprattutto, forse, per la nostra.

Così il resto. Un libro da leggere con attenzione, dunque, e con curiosità: al di là del diletto che se ne può ricavare, c’è una lezione di stile e di acutezza che va segnalata con compiacimento.

(Silvio Bertoldi)

L'incipit de "Il ponte della Badia"

Il sole stava lucidando nel suo nascere le dolci ondulazioni che scendevano verso il desiderato mare dalla nervature appenniniche. In quella zona ormai il ricordo dei mondi si stava affievolendo, mentre si annunciava possente il respiro marino. I poggi venivano spesso sfiorati dai venti salmastri che disperdevano per un poco l’aria stagnante delle prime paludi che costituivano il primo, anche se non il più grave pericolo di quei luoghi. I buoi bianchi, dalle corna lunate stavano già cercando di scendere alle limpide acque di Fiora.

Sotto il piano ondulato dei campi, in un letto scavato da secoli nella roccia saltavano acque limpide e frasche, richiamo di genti ed animali. Da qualche tempo, però, solo le bestie si sobbarcavano la fatica di scavalcare massi, coperti di muschio, ed anfratti ripidi per lambire il fiume. Nessuno dei villani si arrischiava a riempire al brocca di rame dal lungo beccuccio, per rifornire d’acqua la propria casa.

Nemmeno le monache della Badia gettavano i loro secchi, legati con robuste funi di canapa, giù dalle rupi, verso lo strettissimo fondovalle. Tutti si accontentavano di filtrare le acque della palude, i più fortunati si servivano di qualche piccolo pozzo, costruito più per caso che per vero bisogno.

Era cominciato tutto qualche anno prima e molti erano certi che fosse proprio la badia la responsabile di quello che ora stava succedendo. In una notte oscura, rischiarata dai lampi e frastornata da tuoni roboanti e risuonanti a lungo per tutta la piana, mentre il vento che scendeva vigoroso dai lontani Appennini, si incanalava urlando e stridendo nella stretta gola della Fiora, il signore del Castello di Vulci aveva lanciato un alto grido: "No!" Erano giorni e giorni che lo speziale e donne esperte delle proprietà delle erbe e i valletti e le figlie si stavano alternando al suo capezzale.

Storie Storie del presente, passato e futuro
Antologia, include "Sette chiodi": Storia del passato, riscoperta nel presente
La storia vera: a Populonia in Toscana, in un piccolo cimitero medievale hanno trovato lo scheletro di una donna con 7 chiodi in bocca, e un'altra con un sacchetto di dadi.
L'ipotesi: l'autrice, amante della Toscana e appassionata di archeologia, ci racconta come potrebbe essere andata.
Il guerriero di Aisernio una storia nel mondo dei Sanniti
Solo uno dei numerosi libri di Giuliana Borghesani ambientati nelpassato.
La pazza corsa La pazza corsa degli animali nel bosco
(Il Grappolo e, San Mercato Severino),
trasposizione letteraria di un gioco inventato con e
per gli studenti della scuola media Don Milani di Lavagno
Upupa

Il volo dell'Upupa
21 racconti,
include "Quel corbello di uva nera"

  Trovate altre informazioni su Giuliana ai seguenti indirizzi:
   http://www.teatrocanossa.it/giuliana_borghesani.htm
   http://www.teatrocanossa.it/il_prigionero.htm

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